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  • EAN: 9786050431445
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Descrizione
All’indomani delle rivoluzioni americana e francese la borghesia delle nascenti repubbliche, per tenere lontana qualsiasi forma di democrazia (ritenuta pericolosa quanto inefficace) e impedire così che il potere appena strappato dalle mani di re e aristocratici finisse nelle mani del popolo, scelsero come sistema di governo quello rappresentativo basato sulle elezioni.
Un sistema che produce oligarchie, ma al quale fu quasi subito appiccicato il termine di “democrazia”, cioè proprio quello del genere di governo che si era voluto evitare. Da questo equivoco nasce buona parte dei guasti della politica coi quali ci confrontiamo ai nostri giorni: partiti-chiese impegnati in una interminabile guerra per bande per la conquista del potere, politici professionisti interessati solo alla propria carriera, corruzione diffusa, impotenza dei parlamenti e scelte di governo calate dall’alto dal mondo dell’imprenditoria e della finanza si tengono inestricabilmente in un sistema marcio e malato che ha smesso da tempo di dare i pochi, buoni frutti che solo casualmente è stato capace di produrre.
È dunque ora di passare ad altre modalità per scegliere i nostri/le nostre rappresentanti. Non c’è bisogno di inventare niente. La storia ci soccorre con le parole di Aristotele relative al sistema in uso nell’Antica Grecia, cioè?il sorteggio: “Eleggere è un modo di procedere oligarchico, mentre è democratico tirare a sorte.”
Ma è possibile applicare alla complessa società moderna questo strumento utilizzato in passato nel ristretto della Città Stato di Atene, in alcuni Comuni italiani, o nelle città spagnole della Corona D’Aragona? Sulla base delle esperienze di James Fishkin, di Terril Bouricious e degli studi di Yves Sintomer e David Van Reybrouck, gli autori di questo esaustivo saggio sostengono di sì.
E spiegano come.