Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Edizione: 11
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 18 novembre 1991
Pagine: 208 p., Rilegato
  • EAN: 9788830410053
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 8,10
Descrizione

Virginia, la maggiore, Clara, la minore. Due sorelle di buona famiglia: lezioni di pianoforte, solidi principi religiosi e morali (almeno in apparenza), vita morigerata. Ma anche due esistenze che impercettibilmente si separano, si fronteggiano per poi scontrarsi nella crudele tortura del silenzio. E da questo silenzio si leva la voce di Clara: la pacata, saggia, riflessiva Clara. Vittima di giochi d'amore che l'hanno sempre e solo sfiorata, avvolta in ricordi di un tempo remoto e - forse - felice, custode di stanze, mobili, sapori che sono stati, per lei, porto sicuro e quieto nella tempesta del vivere. Ma quando i tasselli della verità sembrano ormai dolcemente composti, ecco la voce di Virginia: l'irrequieta e volitiva Virginia, ribelle nell'animo e nei gesti, in fuga da un mondo che invece l'ha incatenata, rendendola prigioniera di sogni sempre più simili a incubi, a rivelazioni che nessuno, soprattutto Clara, vuole conoscere. Allora, mentre la storia ufficiale - quella delle guerre mondiali, del fascismo, del benessere conquistato e ottuso - travolge cose e persone, noi ascoltiamo queste due donne e le loro confessioni: piccoli fatti che si moltiplicano come in un gioco di specchi, materializzandosi per poi sparire sepolti dal dolore e dall'incomprensione. Ascoltiamo cercando di capire, di credere magari a entrambe ma soprattutto di non giudicare, perché la vita di Clara e Virginia, come la nostra, è fatta di frammenti che non riescono a congiungersi...

€ 12,75

€ 15,00

Risparmi € 2,25 (15%)

Venduto e spedito da IBS

13 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Renzo Montagnoli

    02/05/2014 07:26:15

    E' un'opera, questa, per certi aspetti atipica, stante un'impostazione senz'altro originale, divisa com'è in due parti pressoché uguali come lunghezza e ognuna delle quali porta il nome di una delle due sorelle protagoniste. Nella prima Clara, la minore, ormai avanti con gli anni, parla a se stessa e il suo è un continuo volgersi all'indietro per raccontarsi la vita trascorsa, in quella dimora in cui tuttora abita. Di nobile famiglia asburgica, con i genitori tesi a ripetere la stessa esistenza condotta dai loro avi, la donna si è costretta a una identità consona e conforme alle tradizioni di famiglia, in una acquiescenza e obbedienza che sembrerebbero spontanee, innate; in pratica si è trascinata negli anni senza un impeto di vitalità, ma solo ligia al cliché di un mondo in cui tutto è regolato da consuetudini che tendono a cristallizzare il tempo in un unico lunghissimo istante. Virginia, la maggiore, a cui è dedicata la seconda parte e che parla in prima persona, è invece una ribelle, una apparente anticonformista, che ha un desiderio di libertà che si identifica con la sua ricerca disperata di un amore, anche di convenienza, che la tolga da quel mondo così noioso e ripetitivo. Ora è anche lei nella vecchia casa, con Clara, ad ascoltare silenzi che pesano come macigni Le loro non sono voci, sono urla, ricordi frammentari di un'esistenza che probabilmente vorrebbero non fosse mai stata, entrambe quindi insoddisfatte. Il contrasto latente fra i due caratteri finisce con l'esplodere, così che si ha l'impressione di trovarsi di fronte alla sorella buona e alla sorella cattiva, ma quella buona è l'obbediente Clara e quella cattiva la ribelle Virginia? O forse è il contrario? A una prima lettura è immediata la simpatia per Clara, ma in seconda battuta questa quasi certezza pare incrinarsi, e non sono riuscito a parteggiare in questo conflitto per l'una o per l'altra, anche se trovo in Clara una femminilità tipicamente familiare.

  • User Icon

    Ida Cesarini

    20/05/2003 18:08:12

    I miei modesti complimenti alla forma, alla scrittura, alla parola, agli aggettivi perchè apprezzo la ricerca della parola evocativa, delle emozioni, del gesto, del pensiero così ben scritti da poterli guardare! Ed il contenuto...bhè, il contenuto è stato struggente! Inizialmente mi è parso di spiare nella vita, nei ricordi, nell'anima, nella mente di qualcuno, di mia nonna, di una lontana zia, come se io stessi profanando un vecchio diario nascosto in soffitta, dimenticato da chi vive ancora, sepolto dal presente e dal futuro. Dapprima ho sorriso con tenera tristezza ai ricordi di Clara, di un mondo a me sconosciuto, ma possibile, reale; poi da Clara a Virginia...la sorella, vecchie nella stessa vecchia casa di famiglia, ognuna prigionera dei propri ricordi, degli stessi-diversi ricordi, entrambe in attesa della morte, un'attesa dolceamara dopo una vita non vissuta, vissuta male, capitata loro malgrado. Clara e Virginia, due sorelle, così sorelle da conoscersi più di se stesse e così lontane da non essersi mai incontrate. Storie di pregiudizi, di rimorsi, di rimpianti e di equivoci che il tempo e la vecchiaia inesorabilmente ci fa affrontare; storie di incomprensioni nascoste sotto le lunghe sottane delle donne di buona famiglia; storie di sentimenti celati sotto i tappeti, dietro i mobili di una famiglia per bene; storie di tormenti che una riflessiva vecchiaia porta inquietantemente con sè. Storie di incomunicabilità: oggi si urla per non parlare, ieri si onorava il bon ton, l'etichetta, il silenzio per non parlare, per non svelare, per non vivere!

Scrivi una recensione


(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)
recensione di Jarre, M., L'Indice 1991, n.10

Il romanzo è diviso rigorosamente in due parti (il numero di pagine di ciascuna è addirittura quasi lo stesso) che portano il nome di due sorelle. Clara e Virginia si ritrovano vecchie, inopinatamente nella casa dei genitori, a ripensare alla propria vita, trascorsa per Clara, la minore, in famiglia, per Virginia, la maggiore, in successive, inquiete fughe, non lontano da quel centro familiare, ma in ambienti e circostanze discosti. Le loro vite, in apparenza dissimili, si sono toccate e mescolate in alcuni momenti essenziali dell'esistenza di entrambe. Tuttavia, nella vecchiaia perdura tra loro il silenzio, l'incapacità, o la non volontà, di ricordare insieme, di chiarire eventualmente, di sciogliere l'amarezza nell'affetto.
Il titolo vuole evidentemente suggerire al lettore un'immediata spiegazione che serva a semplificare il tema e a radunarvi intorno le vicende. Nelle buone famiglie si tacciono i segreti imbarazzanti, ognuno sta chiuso nella sua vita e questa chiusura può anche diventare maniacale difesa delle proprie posizioni, quando non si traduca invece in offesa, anch'essa non aperta, fatta di allusioni, di minuscole ma ripetute cattiverie, di meschinità mascherate di buone intenzioni.
Com'è diventato libro questo difficile silenzio, questa sottintesa ipocrisia, questa educazione al rispetto della forma, alla costrizione di sé? Clara narra in seconda persona, parla a se stessa. Va detto subito che questa scelta è assai felice; crea immediatamente un'atmosfera complice, ma sottolinea nel contempo un distacco del personaggio dalla sua storia. In tale contrasto tra intimo segreto e distanza oggettiva parla la voce di Clara e lentamente ma sicuramente convince il lettore. Alla forza di persuasione si aggiunge la familiarità della scrittrice con gli ambienti in cui si muove la protagonista, dall'armadio della biancheria al frutteto - qualcuno ha osservato che queste "son cose da donne", quasi gli uomini vivessero in un loro spazio nudo e astratto -, ogni particolare, mai insistito, ma sempre al suo posto, contribuisce a far entrare chi legge, con discrezione, naturalmente, come si addice a chi frequenta le buone famiglie, nel mondo di Clara. Di questa stessa discrezione sono partecipi gli amori di lei e, certo, anche gli odi. Non c'è mai un tono sopra le righe nell'evocare i torti subiti o sospettati, tuttavia sempre presenti in una memoria tenace e puntigliosa. Sentiamo in Clara, nella sua apparente passività e rassegnazione, un'intelligenza costante e dura, la stessa con la quale vive la sua vecchiaia, con lucida, mai impaurita consapevolezza. Ci dispiace, quasi, lasciarla, non è simpatica, ma grande.
Forse per questo si affronta la seconda parte con una certa diffidenza, perché - purtroppo, va detto - si capisce subito il gioco. Non più di "buona famiglia", in realtà si tratta, ma di un rovesciamento della verità - assunto invero non molto originale quello della doppia o molteplice verità - che non sembrava all'inizio il tema centrale del romanzo, ma qui lo diventa. La struttura del libro smentisce il titolo.
Virginia, per quanto costruita con precisione e abilità - la scrittura è sempre ferma, capace però di graduare e di sospendere -, serve di contraltare a Clara, deve farci dimenticare la voce persuasiva di questa, non ha autonomia propria. Il conflitto è, infatti, troppo immobile e voluto. L'io con il quale si esprime Virginia dovrebbe essere quello d'una donna vitale quanto l'altra sembrava quieta, ribelle quanto l'altra era ubbidiente, tormentata e infine nevrotica quanto la sorella minore si era fatta invece serena e sicura. Tuttavia talmente ci ha convinto Clara che Virginia non ci convince e nonostante quell'io non ci fa penetrare in lei. A ciò si aggiunge la narrazione stessa delle vicende che a loro volta dovrebbero contraddire quello che Clara ci ha raccontato. La sorella "cattiva", insomma, è quella "buona"; non c'è sospetto o certezza di Clara che abbia in realtà ragione di essere, Virginia di tutto non solo è innocente ma è vittima. Anche questa troppo puntuale contrapposizione, si badi bene, non d'una verità all'altra, ma della verità al sospetto - del tutto inverosimile la storia della carta d'identità del fascista ucciso nell'armadio dell'uccisore -, finisce col trasformare il lettore, mutarne l'identità. Infatti chi legge - episodio dopo episodio, ormai sa all'incirca quel che seguirà - si chiede come se la caverà ora la scrittrice a dimostrare ancora una volta il contrario di quanto è stato detto nella prima parte. Legge come leggerebbe un giallo.
Soltanto alla fine, raccontando della propria estrema e allucinata vecchiaia nella casa della sorella in cui è poco più d'un'ospite, Virginia acquista una sua identità. Non è stata, invero, vittima della sorella, ma di se stessa e a se stessa ritorna in un incessante e tragico interrogare. Si risolve così quella troppo inflessibile contrapposizione, ma di nuovo si rovescia il tema del libro con un'ultima ambiguità: non è forse proprio Clara, la serena e forte sorella minore, la vincitrice, lei che si è sottomessa alla forma, che in apparenza almeno ha ubbidito, rispettando le mille, piccole regole di una buona famiglia?