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Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank

Nathan Englander

Traduttore: S. Pareschi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
Pagine: 193 p., Rilegato
  • EAN: 9788806213015
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    Falco

    22/07/2014 11:07:10

    Ancora una volta Englander - con la sua bella scrittura - ci fa sorridere, ci fa piangere ma soprattutto ci fa riflettere. Il primo racconto vale tutto il libro!

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    sordello

    13/02/2013 11:56:56

    Mi sono piaciuti abbastanza solo i due racconti rappresentati in copertina: quello che da il titolo alla raccolta e quello della donna ebrea e della sua "figlia acquisita" richiamato dal disegno. Un pò poco per giustificare le recensioni positive lette in quarta di copertina e la fascetta di P.Roth (addirittura!)

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    strummercave

    18/01/2013 15:40:01

    Racconti originali e ben scritti, che affrontano molte tematiche care alla letteratura ebraico americana degli ultimi anni. Sono molti gli spunti interessanti e l'autore dimostra indubbiamente talento, ma non riesco a dare un voto migliore, forse perchè anch'io sono infastidito dagli accostamenti a scrittori di maggior calibro e ai commenti ammiccanti che la casa editrice ha subdolamente messo sulla copertina.

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    Gianfranco

    13/11/2012 15:08:29

    Avendo letto ed essermi goduto "Per alleviare insopportabili impulsi" forse mi aspettavo un altro capolavoro. Questo non lo è. Mi son piaciuti gli ultimi due racconti ma in generale è come se mancasse la vena che aveva dettato la prima raccolta di racconti.

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    claudio

    11/11/2012 21:47:32

    Sembra anche a me un po' stiracchiato il richiamo a Roth, Singer e altri mostri sacri della letteratura ebraica americana degli ultimi decenni. A parte questo, la raccolta di racconti appena letti non mi è dispiaciuta. Tutti abbastanza strani, con personaggi quasi fuori dalla realtà. L'unico dei racconti ce non i è proprio piaciuto (e per questo il libro non emrita il voto più alto) è il penultimo, "Il Lettore".

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    enrico.s

    08/10/2012 11:02:58

    Mah. Cosi dire, se non: "che noia". Certo, il retro di copertina pieno degli entusiatici elogi (anche se vaghi, tanto che potrebbero riferirsi a qualsiasi opera di Englander),della meglio gioventù letteraria americana, avrebbe dovuto mettermi sull'avviso. Epperò ci sono cascato e ho acquistato questa insipida raccolta di racconti, destinati a cancellarsi rapidamente dalla memoria (a parte l'ultimo), causa la loro scipitezza letteraria. Sembrano esercizi da scuola di scrittura creativa, di cui rispecchiano tutti i dettati, e poco altro. Ciò che più mi ha colpito è l'assenza di anima nella forma, per quanto impeccabile questa possa essere. Mi domando come si possa scrivere, come ha fatto l'estensore del risvolto, che Engalnder ha qualche cosa in comune con Gogol, Kafka, Roth e M. Robinson. Va bene il marketing, ma quando è troppo è troppo. Voto 1, non potendo dare meno.

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    Fabio Ponzana

    24/09/2012 11:34:05

    Che bella questa nuova raccolta di racconti di Englander!Ci fa piangere, ci fa ridere, esaltare e vergognare, incantare e allibire. Il lirismo che scorre nelle vene di queste righe è molto, troppo diverso dal ruvidoe fiammeggiante yiddish di I.B. Singer. Si tratta di due stili completamente diversi anche se paralleli. Anche se la precedente raccolta aveva partorito gioielli inarrivabili, "Gli acrobati" o "Il ventisettesimo uomo", questa ha il dono di divulgare. Per questo motivo rimane meravigliosa e paradossalmente eroica.

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