Di ogni erba un fascio. Generalizzazioni, profili, stereotipi nel mondo della giustizia

Frederick Schauer

Traduttore: A. M. Taruffo
Editore: Il Mulino
Collana: Saggi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 25 settembre 2008
Tipo: Libro tecnico professionale
Pagine: 288 p., Brossura
  • EAN: 9788815121257
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Descrizione
Spesso si dice che "non si deve generalizzare" e "ragionare per stereotipi" è ritenuto alquanto riprovevole. Eppure gran parte della vita organizzata procede legittimamente per generalizzazioni: le assicurazioni, quando ad esempio fanno pagare un premio alto ai neopatentati; i giornalisti, quando fanno delle campagne di sensibilizzazione; i consumatori, quando scelgono una compagnia aerea in base alle sue statistiche sulla sicurezza; il legislatore, quando disciplina ad esempio il tasso di alcol nel sangue consentito ai guidatori; la polizia, quando imposta l'attività di investigazione. Schauer analizza un'ampia varietà di casi in cui certe caratteristiche si dimostrano molto predittive di taluni tipi di comportamento e difende il ricorso alla generalità in un mondo, in particolare quello giudiziario statunitense, che, in nome di una supposta idea di giustizia tende a trattare ogni caso e ogni individuo come un'isolata collezione di caratteristiche uniche che richiedono un'attenzione individualizzata. Secondo l'autore è invece proprio la generalità a consentire alla giustizia di essere equa.

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Le note biografiche su Masini, nonché la bibliografia dei suoi scritti, offrono, insieme al saggio di Giulianelli sugli anni della formazione, un utile ed esaustivo ritratto. Nato nel marzo 1923 a Cerbaia Val di Pesa (Firenze), deceduto settantacinquenne, Masini dedicò la sua esistenza a studiare il movimento anarchico e a rinvendirne la fortuna. A lungo, nei dibattiti storiografici condotti con spirito militante e generosa esplorazione di figure del passato, il nome di Masini è stato sinonimo di interesse per le idee anarchiche e per le loro traversie. Egli ha fatto parte di quella stagione della storiografia sui movimenti politici caratterizzata da una rigida spartizione di ambiti tra autori, per così dire, di fiducia. I cattolici erano chiamati a occuparsi di popolarismo, i socialisti di socialismo e così via: con risultati non di rado inficiati da propagandismo. Masini, ispirandosi alla linea Malatesta-Fabbri, sostenne che "solo nell'anarchismo si ritrovano i semi della lotta di classe, che non appartiene al marxismo". "In una situazione costantemente controrivoluzionaria – è un'affermazione del 1949 – soltanto gli anarchici hanno saputo, nel tempo, conservare il germe del socialismo". L'approdo al socialismo riformista era, secondo Masini, la più confacente conversione dell'anarchismo: tesi, invero, non poco ardita. Verso il comunismo, poi, egli scoccò frecciate micidiali, come quando definì Togliatti "il Fouché del comunismo internazionale" e dipinse il togliattismo, in termini addirittura antropologici, quale "elemento peggiorativo, derivato dalla natura dell'uomo, particolarmente versato nella mistificazione e nel trasformismo". Masini ha lasciato un'imponente biblioteca e una mole di documenti che attestano una memorabile tenacia di ricerca.
Roberto Barzanti