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Giuseppe Montesano

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2003
Pagine: 189 p.
  • EAN: 9788807016332

Questa ultima fatica narrativa di Pino Montesano era molto attesa... E non soltanto perché c'era stata in mezzo una vicenda editoriale travagliata - dopo due titoli di successo Nel corpo di Napoli (1999) e A capofitto (2001) Montesano aveva divorziato dalla casa di Segrate ed era passato in Feltrinelli - ma perché lo scrittore di S. Arpino è nel panorama degli scriba quarantenni uno dei più originali e seguiti: anche dal pubblico giovanile... Di questa vita menzognera, titolo che Montesano ha sottratto a una poesia di Blok, narra con tanti registri - grottesco, divertente, amaro, paradossalmente speranzoso - della saga di una potente famiglia meridionale - i Negromonte - imprenditori di una post-new-economy che decidono di abbandonare le loro obsolete attività capitalistiche per lanciare un folle ma redditizio progetto globale: rifare Napoli dalla testa ai piedi per eternarla in un immenso palcoscenico dove "ognuno recita se stesso come in un museo a cielo aperto"... C'è qualcuno che ha la forza - l'interesse - di fermare questo progetto che fa tutti padroni e che distrugge per costruire contrabbandando cultura e bellezza? Singoli personaggi: come Andrea - il figlio piccolo dei Negromonte - che sceglie Gesù Cristo come ritmo vitale... Oppure come Cardano - dandy scaltro e malinconico - che mangia alla greppia dei parvenu e tenta di imbrogliarli... Poi c'è l'io narrante Roberto: che per la sua famiglia nun 'e buono - vorrebbero impiegarlo in una loro agenzia turistica - e che rifiutando il diktat sceglie un'altra schiavitù: quella di segretario di Cardano. La sognata - da Roberto - archeologa Nadja... Ciro l'autista pazzo per il Mondo ma non sordo ai richiami della coscienza compassionevole... La bimba Nina, Miranda, Bianca... E un invisibile disobbediente - Scardanelli - che lancia nell'aere messaggi a favore del senso delle parole e della resistenza, "perché una rosa è una rosa, il pane è il pane, la bellezza è la bellezza".

Tra pranzi pantagruelici, divorzi alla "Novella 2000" e preparativi per il lancio di Eternapoli con una grande festa carnascialesca e sanfedista, si giunge all'epilogo che trasforma la Napoli che tutti conosciamo in una gigantesca gora attraversata da una folla movimentata dai neo cardinali Ruffo. Il finale chiaramente non lo anticipiamo perché è spiazzante... Una sola cosa ci ha colpito del testo, che è intriso di napoletano, quasi a rappresentare l'irreversibile umore nero de La Città: la presenza di una prospettiva cristologica... Montesano sembra quasi dire: se anche oggi ci fosse una nuova Rivelazione passerebbe inosservata... Viviamo tempi che non contemplano apostolati di alcun genere: né prime comunità cristiane dove vivere una comunione indifferenziata alla luce del Vangelo... La Speranza è una virtù d'attesa ma quando i mandorli non fioriscono si impara a vivere facendone a meno... Tutto perduto quando Nadja, Roberto e il bestiale uomo di Neanderthal Ciro risalgono la collina di Cuma - il Golgota? - per poi discendere verso il mare... ? "Saremo giudicati sull'amore?". Amen...

Recensioni dei clienti

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    andreab

    25/05/2009 11.17.54

    Libro spiazzante? E infatti anch'io sono rimasto spiazzato...e se il voto non è alto, temo che la colpa sia più della società che dello scrittore, troppo presto sommerso da una realtà in rapida evoluzione. A mio avviso ai molti pregi posti nell'intuizione del libro, non corrispondono comunque nella realizzazione finale una pari capacità narrativa e elaborativa. Una volta delineati i personaggi e la trama, la sensazione è che l'autore fatichi parecchio a portarlo a complimento; spesso i capitoli paiono ripetere le medesime situazioni. Ma la cosa più spiazzante è che quello che potrebbe sembrare un affresco grottesco, apocalittico, satirico , scritto poco più di un lustro fa, oggi sembra solo una banale istantanea del presente. I protagonisti non appaiono più surreali o eccessivi, perchè i ritratti di Saviano sui Casalesi o le figure vomitate dai reality show e dalle cronache mondane e politiche superano di gran lunga le invenzioni narrative di Montesano, banalizzandone lo sforzo creativo. Un libro purtroppo non più su un domani prossimo venturo ma su un oggi ormai realizzato.

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    franko

    16/12/2006 19.20.08

    e chi poteva mai immaginare di avere per professore uno scrittore cosi famoso. peppe montesano the best!!!!!!!!!!!

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    Barbara

    04/07/2006 08.00.23

    Davvero ammirabile questo libro di Montesano, mi piacerebbe che qualcuno lo trasformasse in film perché ha una capacità visionaria fuori del comune. Non perdetelo!

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    Mara

    17/03/2006 20.27.33

    "Di questa vita menzognera", un libro davvero bello... è avvincente e coinvolgente, forse non semplicissimo da seguire e capire, ma ASSOLUTAMENTE da leggere! e poi fa riflettere molto... per non finire in un mondo come quello dei Negromonte... (e non ci manca poi tanto...)

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    Stirnero

    01/09/2005 15.08.08

    Capolavoro!

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    LUDOVICO DI BENEVENTO

    10/11/2004 19.49.53

    MOLTO INTERESSANTE LA CRITICA CHE FA L'AUTORE ALLA SOCIETA' NAPOLETANA CHE CADE SEMPRE PIU' NELLA VERGOGNA....PECCATO CHE A NAPOLI NON ESISTANO TANTI "ANDREA"

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    ant

    19/10/2004 23.18.33

    Si fa leggere con leggerezza e curiosità, purtroppo manca di originalità nei termini dialettali. Le frasi in partenopeo sono scontate, senza fantasia, troppo da "pseudo-intellettual-no global-chic"

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    Carmen Aconito

    01/06/2004 16.08.34

    Aver letto il libro in questo periodo mi ha fatto provare una certa angoscia. Lo so che è il CASO, ma i Negromonte non saranno amici del signore di Arcore? La distruzione/ricostruzione di Napoli mi fa pensare a ciò che il signore di cui sopra sta facendo in Sardegna. Comunque a parte le mie ansie partenopee, il libro è buono e va letto. Carmen

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    vittoria

    27/04/2004 16.24.05

    Montesano è senza dubbio un autore preparato e le sue letture sono avvincenti. Tuttavia, chi come me ha letto questo libro subito dopo aver letto "Nel corpo di Napoli" resta deluso. "Di questa vita menzognera" mi è sembrato il 'precipitato' della sedimentazione di "Nel corpo di Napoli".

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    Simone

    25/04/2004 12.38.07

    La storia avvince, l'ho letto tutto d'un fiato. Peccato che "finisca" senza un epilogo: tutto si conclude "in medias res", in una sospensione lacerante degli eventi. Mi sono sentito preso in giro...non è che per caso al mio libro mancano le ultime conquanta pagine, per esempio?!

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    Massimo Russo

    29/06/2003 16.27.55

    Leggere Giuseppe Montesano è un’esperienza arricchente. E non solo per il portato culturale di questo autore preparato e sensibile, ma per la sua verve, l’invenzione narrativa che ricrea lo stile già noto di Montesano. “Di questa vita menzognera” è il romanzo della maturità: un luogo nel percorso artistico dell’autore dove confluiscono connubio inscindibile e naturale tra italiano e napoletano; stile in sottrazione, nonostante l’uso costante del grottesco; dovere morale dell’artista di rappresentare il suo tempo e darne una lettura profetica. Non ci sembra esagerato dire che Montesano con questo romanzo si candida a vero (unico?) interprete dei tempi famelici in cui ci è toccato vivere, quando la politica, intesa nell’uso e consumo personale, non è altro che l’ultimo strumento di un predare non più pago della parte, per quanto grande, ma rivolto ormai, senza vergogna, al tutto. Montesano costruisce una storia che è uno spaccato della nostra realtà, ma la novità più consistente sta nel fatto che la Napoli di questo romanzo non è più la città capoluogo della Campania, con la sua chiara e inconfondibile collocazione geografica (e nonostante l’accurata topografia), così com’era “Nel corpo di Napoli”, è, bensì, il luogo, la città-emblema nella quale, in qualsiasi luogo geografico reale, tutti potremmo finire a vivere. E in questa città-simbolo si perpetra il furto dei nostri tempi apatici, quello dell’opinione, sempre più condizionata dal conformismo economico e sociale, attraverso merci e idee. E’ questa la grande preoccupazione di Montesano, che ci ruberanno le idee e noi non riusciremo a vedere nient’altro oltre quello che ci viene proposto e nel modo in cui ci verrà proposto. In questo senso “Di questa vita menzognera” è un romanzo totale e apocalittico, senza geografia e senza storia perché anche quest’ultima, orwellianamente, sarà cancellata attraverso il continuo aggiornamento architettonico, ve

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    Goffredo

    30/05/2003 17.24.24

    Nonostante le pontificazioni di Mozzillo, Montesano sembra non riuscire ad uscire fuori da un certo campanilismo ideologico-culturale, che è il limite che accomuna i tanti emergenti scrittori del Mezzogiorno.

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