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Tommaso Landolfi

Curatore: I. Landolfi
Editore: Adelphi
Anno edizione: 1996
Pagine: 208 p. , Brossura
  • EAN: 9788845912139
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Recensioni dei clienti

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    alessandra

    10/07/2013 12.29.13

    Scrittore geniale e fantasioso, artista delle parole. A chi piace Landolfi consiglio di leggere anche Bufalino....

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    Ned Merrill

    11/09/2007 09.53.57

    Visto che chi mi ha preceduto ha parlato prevalentemente solo del racconto che dà il titolo al volume,io voglio invece parlare degli altri racconti che, per inciso, non sono assolutamente dello stesso livello di "Dialogo dei massimi sistemi"(il quale resta un capolavoro). Anche gli altri racconti della raccolta trattano di manie ed ossessioni, a volte al limite della paranoia. In "Maria Giuseppa" un ozioso e solitario padrone di casa maltratta senza motivo una sua devota serva, fino a farla morire di crepacuore (vedi anche "La vera storia di Maria Giuseppa" pubblicata in "Ombre"). In "Settimana di sole" (indicata in nota come "Maria Giuseppa II") un individuo solitario ed ozioso fantastica di un fantomatico tesoro nascosto dai suoi antenati, i quali lo vengono a trovare (probabilmente in sogno); nel contempo viene talvolta a trovarlo anche una misteriosa donna semplicemente indicata come "Ella", mentre il protagonista afferma di essere innamorato di una ragazzina di dieci anni che ha assunto come serva. In "Mani" un brillante avvocato resta talmente impressionato dalla lotta di una sua cagnetta con un topo, che successivamente organizza il funerale del povero roditore e, per il resto della sua vita, non riesce a trattenersi dal parlare agli altri topi. In complesso quindi un libro molto diseguale,in cui splende la gemma di "Dialogo dei massimi sitemi".

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    FABIO SCARNATI

    11/09/2007 09.47.31

    Dialogo dei massimi sistemi (1937) è la prima opera pubblicata in volume dello scrittore. L'opera, seppur decisamente originale, è rimasta poco nota poiché dapprima stampata in sole 200 copie dall'editore Parenti. Il racconto più originale è probabilmente quello che da il titolo: "Dialogo dei massimi sistemi". In esso un giovane poeta, chiamato semplicemente Y, seguendo sue teorie estetiche, si dichiara convinto che la miglior poesia si possa realizzare solo in una lingua poco nota. Prende perciò lezioni di persiano da un capitano appena conosciuto; inizia quindi a scrivere tre poesie in questa lingua appena imparata. Dopo poco, però, Y si rende drammaticamente conto che il capitano non gli aveva insegnato il vero persiano, ma una lingua da lui inventata di volta in volta sul momento. Il poeta Y si confessa con un amico, che si rende conto che si tratta di «un problema estetico spaventosamente originale». I due amici vanno perciò a trovare un "grande critico". I tre iniziano quindi una approfondita discussione su fondamentali problemi di estetica, sulla possibilità di poter considerare come "lingua" anche quella parlata e compresa da una sola persona, sulla possibilità o meno della traduzione di un'opera d'arte da una lingua all'altra, eccetera. Alla fine di questo dialogo, il "grande critico", a mal partito, «scherzava acutamente, ma si sentiva che sudava freddo». Invece il poeta Y si convince che «un'opera d'arte può anche non avere un senso comune; può essere solo fatta di suggestione musicale e suggerire a centomila lettori centomila cose differenti». Coerentemente con questo suo "credo", però, Y finisce per ostinarsi «a portare in giro per le redazioni delle strane poesie senza né capo né coda, pretendendone pubblicazione e compenso: tutti lo conoscono ormai, e lo mettono senz'altre cerimonie alla porta.» Il grande critico, per liberarsi delle sue insistenze, è stato costretto a farlo ruzzolare giù per le scale.

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    Franca Satibio

    03/06/2004 19.22.25

    E' una raccolta di sette racconti nonchè il primo libro scritto da Landolfi (1937). Nel racconto che dà il titolo al libro, “Dialogo dei massimi sistemi” appunto, si narra di un individuo che credendo di imparare il persiano da un conoscitore della lingua mediorientale si accorge di aver appreso, per un dileggio del suo maestro che di volta in volta inventava vocaboli e sintassi in modo confuso, una lingua inesistente. Cosa grave è che aveva scritto dei versi nella cui versione originaria nessuno al mondo sarebbe riuscito a leggerla tranne lui medesimo e nella cui traduzione, dal senso al suono, tutto andava perduto. Comunque lo si collochi nella produzione di Landolfi, Dialogo dei massimi sistemi è giocato su un grande scherzo che un capitano inglese, che si dice gran conoscitore di lingue orientali, gioca a uno che si rivolge a lui per imparare il persiano. Il capitano accetta d'insegnarglielo, lo mette sotto torchio e dai oggi e dai domani, riesce a farglielo parlare piuttosto bene. Merito anche dell'allievo che ci mette anima e corpo per apprenderlo. Un bel giorno il capitano deve partire per la Scozia, lo annuncia al suo allievo, e se ne va, per sempre. Desideroso di fare pratica con questa lingua per lui nuova, l'allievo si procura, non senza fatica, una raccolta di versi di un poeta persiano in lingua originale. Ma appena ne sfoglia le pagine, ecco l'amara sorpresa: la lingua che il capitano gli ha insegnato non è il persiano, ma una lingua – lo scoprirà in seguito – di pura invenzione, che "non esiste e non è mai esistita". Un altro racconto interessante si intitola "Maria Giuseppa". Nel '29 - a ventun anni e ancora studente a Firenze - Landolfi scrisse il racconto Maria Giuseppa, subito accettato da una rivista di cultura, e poi raccolto con altre storie nel Dialogo dei Massimi sistemi. Quel soliloquio di un uomo solo, inutile e accidioso che in una grande casa, in provincia, passa il suo tempo a tormentare con scherzi stupidi e crudeli una matura e semplice domestica, fino a stuprarla, una volta, s

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