Diario di un parroco del lago

Gianni Clerici

Editore: Mondadori
In commercio dal: 23/05/2018
Pagine: 184 p.
  • EAN: 9788804677192
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 9,72

€ 15,30

€ 18,00

Risparmi € 2,70 (15%)

Venduto e spedito da IBS

15 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    ENZO MARELLI

    30/09/2017 05:05:47

    La vicenda di don Gioanin Castelli, che rinuncia a curare le anime dei lezzenesi per curare invece gli interessi della tessitura di famiglia dopo aver concupito la bella ed atletica Carmen, è più simile a quella de “Il prete bello” di Goffredo Parise che a quella del “Diario di un curato di campagna” di Georges Bernanos da cui, peraltro, lo stesso Gianni Clerici dice di aver tratto l’idea del romanzo. Tuttavia, se Parise usa la chiave del grottesco per dipingere episodi, situazioni e personaggi della sua storia, Clerici fa entrare don Gioanin Castelli nel microcosmo lezzenese, così distante dalla Como di fine Anni Quaranta e così estraneo ai centri di potere come l’arcivescovado, utilizzando un grimaldello social-religioso: compito del curato è quello di giudicare secondo il Vangelo dove lo “sfroso” (il contrabbando) non è in alcun modo contemplato come peccato. Partendo da questo assunto, il curato lezzenese racconta la vita e le vicende dei suoi parrocchiani, la cui sopravvivenza dipende in larga misura dalla prosperità dello “sfroso” (il contrabbando) e dalla loro capacità di vincere la quotidiana competizione con la “borlanda” (la guardia di finanza). La storia si sviluppa come un moderno incontro di tennis (e non poteva essere altrimenti conoscendone l’autore!): lunghi, potenti e micidiali scambi dalla linea di fondo con rarissime discese a rete. Ma non per questo l’intreccio risulta meno avvincente ed apprezzabile rispetto a talune storiacce che spesso vengono proposte dal mercato editoriale. L’uso del dialetto, parsimonioso e non invadente, arricchisce il testo ed incuriosisce il lettore.

  • User Icon

    Maurizio

    01/08/2017 12:13:47

    Il narrare è lieve, etereo quasi si voglia imitare le atmosfere del lago avvolto dalle nebbie invernali. Ne esce fuori il racconto di una figure che, sebbene a tratti faccia per un attimo pensare al Don Camillo di Guareschi, dà l'impressione di essere, conoscendo alla grossa le vicende personali dell'autore, quasi una sorta di rivissuto dell'esistenza, come se si voglia tornare ad un bivio intrapreso e che mille dubbi ha lasciato. La pecca forse in qualche soluzione affrettata che avrebbe meritato qualche pagina in più e delle riflessione più intime. Ma il tono è affettuoso, venato di una nostalgia- accresciuta dall'uso del dialetto - di chi crede che sia il momento di un resoconto personale della propria esistenza.

  • User Icon

    virginio

    20/06/2017 16:12:16

    Se il contenuto è carino e originale dipingendo stralci di vita di un paese del lago, da parte del parroco, lo stile di scrittura usato è alquanto spigoloso, manca di armonicità e scorrevolezza, Si fa leggere, ma non coinvolge più di tanto

  • User Icon

    Loris

    16/06/2017 08:55:36

    La familiarità di luoghi e dialetto mi ha indotto alla lettura, insieme alla curiosità nei riguardi di un Clerici alle prese con una materia diversa dal tennis. Il romanzo si sviluppa intorno alla figura di don Giovanni, neo parroco di Lezzeno sul finire degli anni ‘40, animato da una vocazione che pare indirizzata soprattutto al sostegno e al conforto dei parrocchiani, lasciando in secondo piano la trascendenza e le certezze della fede. Il travaglio interiore però non assume toni drammatici e la narrazione si focalizza su vicende che ricostruiscono con efficacia il contesto sociale e storico. La guerra ha lasciato in eredità una povertà dilagante, cui i laghee si oppongono trasformandosi in sfrosador, contrabbandieri che valicano nottetempo il confine con la Svizzera. Ciò che è illegale non necessariamente è peccato, comprensione e disponibilità diventano le chiavi con cui don Giovanni entra in contatto con una comunità che altrimenti limiterebbe la frequentazione della Chiesa ai sacramenti di nascita e morte. La vita in riva al lago prende direzioni impreviste, amicizie e passioni ridefiniscono un orizzonte in cui la burocrazia (amministrativa ed ecclesiale) è una realtà distante e opprimente. Il racconto risolve forse troppo velocemente alcuni snodi, ma nel complesso lascia una felice impressione, uno sguardo divertito e affettuoso su un mondo geograficamente vicino e insieme lontano nel tempo.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione
Mi sorprendo, quasi ogni mattina, nel ritrovarmi nella chiesa dei Santi Quirico e Giulitta, le chiese di Lezzeno, quella che divide simbolicamente a metà un paese lungo sette chilometri, sulla riva del lago di Como, che solo chi non vi abita chiama Lario.

Non pensavo di finire qui, nato a Como come sono, lo storico centro che sempre ha attirato quegli abitanti del lago che volessero sfuggirne la povertà, migliorare il loro status, insomma farsi più vicini a una società mercantile, lasciando quella che per secoli è stata contadina. I miei parrocchiani sono, tutti o quasi, vittime di una povertà che trae i suoi pochissimi alimenti dal lago, e dalle terrazze faticosamente costruite lungo i fianchi di un'erta riva che, diecimila anni fa, era compressa dal ghiacciaio che ancora non si era sciolto.