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Diario di scuola

Daniel Pennac

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Traduttore: Yasmina Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 5 novembre 2008
Pagine: 241 p., Brossura
  • EAN: 9788807017445
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Gaia la libraia

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L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli "sfaticati", dei "fannulloni", degli "scavezzacollo", dei "marioli", dei "cattivi soggetti", insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex scaldabanco lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d'angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell'istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel "mal di scuola" che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d'imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l'autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.
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    Michele Lucivero

    06/07/2014 08:54:05

    Non certo un romanzo di formazione, ma una testimonianza sul lavoro quotidiano di educazione, alle prese con difficoltà, appagamenti e grandi delusioni. Sullo sfondo resta il piacere della professione d'insegnante, il frizzante e coinvolgente contatto con la freschezza delle nuove generazioni, di cui occorre avere fiducia e prendersi cura, senza indugiare nel postulato anacronistico del: «Ai nostri tempi, noi avremmo fatto meglio». Pennac, come Sartre, preferisce il lavoro nelle retrovie, il lavoro di costruzione dell'impalcatura necessaria non solo per gli studi successivi, ma per la vita da affrontare quando termina il periodo di estrema protezione che offre la scuola. E la soddisfazione più grande, per l'insegnante, sta nel gestire gli alunni difficili, perché quelli bravi non hanno certamente bisogno di una guida. Se il docente è uno dei protagonisti del volume di Pennac, certamente l'altro è rappresentato dall'«asinello», l'alunno demotivato, svogliato o giudicato semplicemente incapace. Con Pennac emerge il punto di vista dell'ultimo della classe, la sua solitudine, il lento processo di autopersuasione che conduce a prendere consapevolezza del fatto di essere una nullità, nonché l'atroce circostanza di deludere quotidianamente i propri genitori. Una volta ho sentito dire da qualcuno: «se non sai far nulla, allora fai il professore»; non so se c'è più mediocrità tra gli insegnanti o in altri settori della classe dirigente, ma non sottovalutiamo il fatto che molto spesso i docenti diventano veri e propri punti di riferimento per i giovani che costruiscono pezzo dopo pezzo il loro futuro e la loro personalità.

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    Antonella

    22/11/2011 12:36:43

    Molto deludente.Do 2 solo perchè ho amato molto "Come un romanzo"

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    R&L

    08/11/2010 22:14:20

    A mio avviso è un capolavoro. La scuola viene messa al centro e osservata con due occhi diversi: quello dello studente e quello dell'insegnante. E' uno dei pochi libri che ci aiuta a capire cosa provano tutti quegli scolari con difficoltà scolastiche. Lo consiglio vivamente a insegnanti, genitori con bambini con disturbi d'apprendimento e ad operatori che lavorano con questi bambini. Trattando un tema così specifico può effettivamente risultare noioso o poco piacevole a chi non appartiene alle categorie appena menzionate. In conclusione a me piaciuto veramente tanto, ottimo libro.

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    Gozer

    05/07/2010 14:37:30

    Mi è capitato solo tre volte di non finire un libro. Questo l'ho abbandonato per noia intorno alla trentesima pagina.

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    Massimo F.

    31/05/2009 23:32:41

    Un lavoro a metà tra il saggio, riflessioni, racconti di vita vissuta. Molto arguto, ironico e ben scritto.

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    Marek

    20/04/2009 23:44:20

    Primo libro di pennac per me..!Molto interessanti soprattuto il quinto e sesto capitolo!Ammetto che la lettura non è stata molto scorrevole!!!ora ritroverò pennac in "come un romanzo"!

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    DonCoca

    08/04/2009 16:28:44

    un ottimo libro. leggendo queste pagine, rivivo alcune pagine della mia vita scolastica. mi rivedo perfettamente in quel ke dice l'autore. soprattutto mi è piaciuto il capitolo "diventare", mi ritrovo in accordo su tutto quello ke dice. a volte, però, si perde in giri di parole ke secondo me sn inutili. resta comunque un bel libro.

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    betti80

    13/02/2009 12:05:59

    Anche i somari prima o poi smettono di esserlo grazie a professori che ti aiutano a capire che hai le capacità di toglierti da dosso quell'etichetta che ingiustamente è stata tua per molto tempo,chi non è stato un somaro e poi salvato da prof.veri non può capire i sentimenti dell'autore e ciò che denuncia nel suo libro.

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    Oz

    05/02/2009 00:36:38

    Purtroppo non posso dare il voto che vorrei a uno dei miei autori preferiti. Nonostante abbia iniziato la lettura della sua ultima fatica con tutto l'entusiasmo possibile, sono incappato in una storia tediosa, priva dell'arguzia e della genialità che trapela dalle sue altre opere. Speravo di trovare una rievocazione scanzonata e inverosimile degli anni di scuola, e invece il libro non è altro che una raccolta di riflessioni, confuse e a volte noiose, sul ruolo dell'insegnante, sulla scuola, sui "somari". Non mancano i momenti piacevoli, certo, ma sono troppo pochi per salvare l'intera opera. Peccato.

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    silvia

    17/11/2008 17:32:43

    Deludente per la firma che porta... cmq sono convinta che Pennac sia un grande scrittore per questo ho deciso di leggere la saga della famiglia Malaussene forse più propriamente nel suo stile così da avere dei suoi libri un bel ricordo... questo purtroppo è davvero riduttivo e poco coinvolgente

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    Flavia

    05/11/2008 10:11:40

    Bello, si legge in un lampo. Alcuni spunti strappano un sorriso al somaro che c'è in noi.

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    Francesco

    30/10/2008 22:03:16

    Pennac non ha uno stile particolarmente ricercato, ma è anche la sua forza: si legge, eccome se si legge! Bella idea che sostanzialmente mantiene le promesse. In alcuni frangenti la lettura si appesantisce, ma ecco pronto il coniglio dal cilindro che ti fa annuire con la testa strappandoti anche la risata o, ancora meglio, un sorriso.

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    Fausto

    08/10/2008 15:33:30

    Chi ha valutato negativamente questo libro o non è mai stato a scuola oppure fa finta di non esserci mai stato. E' vero, in alcuni momenti Pennacchioni (il vero cognome di Pennac) non è lineare, ma l'apprendimento lo è? La scuola lo è? Chi non ha mai avuto difficoltà scolastiche non riuscirà ad apprezzar appieno questo libro, ma tutti i genitori, i fratelli, gli amici di chi, almeno per un po', è stato "somaro", lo avranno nel cuore.

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    Tinama

    12/09/2008 17:24:14

    Ho trovato il libro piacevole, interessante, coinvolgente. Si parla di scuola ma si traggono lezioni di vita: la fiducia nell’altro va oltre ogni apparente realtà, il coraggio di mettersi sempre in discussione, la critica alla società dei consumi e tanto altro. Pennac ci aiuta a vedere con occhi sempre nuovi la realtà umana. Sa essere profondo con leggerezza. Se non si è creativi per nascita, qualche stimolo da lui si può ricevere per vivere da non rassegnati. “L’amore è liberare il somaro dal suo pensiero magico che, come in una fiaba, lo inchioda in un eterno presente”, non con un colpo di bacchetta magica ma con esercizi, anche faticosi, di consapevolezza delle proprie potenzialità. “Non li abbandonavo in quei testi. Mi ci tuffavo con loro. A volte imparavamo a memoria i più difficili insieme…Mi sembrava di essere un maestro di nuoto. I più deboli procedevano a fatica, con la testa fuori dall’acqua, aggrappati alla tavoletta delle mie spiegazioni, poi nuotavano da soli…Appena capivano ciò che leggevano, scoprivano le loro capacità mnemoniche…Cominciavano a godersi la loro memoria. Non se l’aspettavano. Era come la scoperta di una funzione nuova, come se fossero spuntate loro le branchie…Non si limitavano a recitare una successione di parole,non era solo la loro memoria a risvegliarsi, ma anche la loro intelligenza della lingua, la lingua di un altro, il pensiero di un altro”.

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    Bubi

    11/09/2008 11:51:38

    In questo saggio Pennac si cimenta in un'impresa complicata: parlare di scuola!Anche se a tratti il saggio appare confuso e poco lineare, l'autore cerca di fornire vari spunti di riflessione e di non proporre ricette poco credibili. Parlo da addetta ai lavori in quanto appartengo alla categoria dei "maestri"..mi sono ritrovata molto soprattutto nel capitolo finale quando affronta il tema dell'amore e della passione per il sapere e la curiosità verso il mondo. Originale e toccante anche se, nel tentativo di dire tutto, forse ha detto troppo (televisione, pubblicità, esperienza personale, episodi salienti,bullismo, ruolo della famiflia, dialoghi tra sè), ma sempre con il piglio giusto: passione,lealtà e un pizzico di ironia!

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    ornella

    09/09/2008 21:29:04

    Mi ha preso subito e l'ho letto volentieri. Lo consiglio perchè piacevole e in certi momenti anche divertente. Bravo professore!

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    giannina

    29/08/2008 23:08:52

    E' vero come dicono in molti che non è il massimo, ma Pennac vale anche per pochi spunti. Io l'adoro e non smetterei mai di leggerlo anche quando scrive tanto per vendere. Comunque ti lascia qualcosa, primo fra tutti, come sempre l'amore per i libri. Avesse davvero parlato più di quei professori che l'hanno salvato sarebbe stato molto meglio. Passi tutto il libro aspettando che parli approfonditamente di loro invece quel momento non arriva mai. Peccato!

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    valentina

    28/06/2008 17:40:39

    L'ho comprato su consiglio... un errore... noioso... confuso... non l'ho nemmeno finito, ho provato a proseguire nella lettura in attesa di un miglioramento... ma niente... non consigliato

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    valerio

    26/06/2008 17:05:39

    Un po' deludente. Alcune riflessioni interessanti, perse in mezzo a molte pagine che sembrano scritte solo con lo scopo di raggiungere lo spessore minimo per rendere pubblicabile il libro.

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    monica

    24/06/2008 15:58:52

    Sono rimasta delusa da questo libro, forse perché mi aspettavo di trovare più spunti da poter utilizzare anche nelle mie classi per la “salvezza” degli alunni somari. Il libro è molto disorganico, a volte eccessivamente veemente, ripetitivo quando vuol dimostrare che non tutti i ragazzi di oggi sono teppisti da banlieue (mi sembra ovvio). Avrei preferito avere più informazioni sull’infanzia di Pennac, sui suoi problemi scolastici e sui mitici professori che l’hanno “salvato”. Anche un maggior rispetto dell’ordine cronologico mi avrebbe soddisfatto maggiormente. Alla fine posso dire di aver apprezzato di questo testo solo la parte iniziale, il resto è noioso e confuso.

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    Gabriella

    20/06/2008 10:40:37

    Lo consiglio prima di tutto ai genitori ansiosi che vedono i propri figli svogliati e un po' lenti nell'apprendimento. Pennac è certo un maestro e credo che essere maestri oggi sia molto difficile. La sua lettura da una parte ti fa sperare che ogni ragazzo possa incontrare il Pennac di turno, dall'altra ti fa riflettere sulla situazione della scuola di oggi, sulla condizione delicata e fondamentale dell'essere insegnanti e genitori; da sempre, direi, problema urgente e prioritario. Pennac non pretende di dare soluzioni, racconta la sua esperienza, unica e per questo, di valore. Egli ci suggerisce di avere più coraggio, di mirare più in alto per i nostri ragazzi, anche per i somari e quelli che vanno così e così. La scuola è fatta per loro e non solo per i bravi, questi vanno da sè e nulla è tolto al loro merito. La sfida e la vittoria del maestro è vedere i piccoli passi di chi stenta prendere il volo per una direzione che mai nessuno immagina. Il tempo del decollo lo sa solo Dio. Il libro è divertente, umoristico, credo che ognuno possa vederci dei momenti della proria vita scolastica e non. Di lui avevo letto solo - Abbaiare stanca. Grande! Grazie Pennac.

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    Raf

    18/06/2008 10:37:37

    ...Qs libro purtroppo mi ha deluso! ha escritto poco la scuola , è troppo pieno di flash back.... inutili. Il paragone con la scuoola di oggi è scontato.... ma banale. Peccato!

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    SIMONE

    11/06/2008 11:45:48

    E' la prima volta che leggo un libro di Pennac e onestamente non vedevo l'ora di finirlo per cambiare genere...

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    br1

    05/06/2008 09:13:00

    Mi dispiace essere così drastico nella votazione, soprattutto in virtù del fatto che sicuramente Pennac rappresenta un importante scrittore nel panorama europeo della composizione letteraria, ma perdonatemi proprio e non me ne vogliano gli appassionati del suo stile ma in quest'opera l'ho trovato piuttosto scadente e deludente rispetto alle aspettative. Salverei esclusivamente le prime 30 o 40 pagine ma poi, tutto il resto, diventa un insieme di idee, racconti, citazioni e salti sconclusionati da un argomento ad un altro che rendono difficile poter seguire un filo logico nella narrazione.Come ho già detto:una delusione.

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    stefania

    31/05/2008 15:32:07

    Mamma mia, che noia mortale!!ora l'ho appena finito ma che fatica, non pensavo!l'ho letto proprio a sforzo, per non vederlo + sulla scrivania!ma come fate a dire che è bello?nozioni di pedagogia dedotte dall'autore sparse qua e la bastano per rendere un libro bello?!a'sto punto mi compro e leggo qualcosa di pedagogico e costruttivo davvero!!comunque ammetto che l'idea di parlare dei "somari!è stata geniale e accattivante, peccato che, secondo me, se l'è giocata veramente male!non so gli altri libri di Pennac come possano essere ma se sono così non leggerò mai + niente!!!

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    flavia tosi

    31/05/2008 14:19:37

    l'ho appena finito e sono qui a scrivere il mio commento su ibs, cosa che non facevo da un po'. Grande, GRANDE Pennac, che si è rovesciato il cuore come un guanto per comunicare la sua passione di insegnare e soprattutto la sua fiducia assoluta nel valore di ciascun ragazzo. Con sguardo critico alla nostra società, i cui tratti non sono diversi tra Francia e Italia. Trovo che questo testo abbia stile, scorrevolezza, acume, umorismo, profondità e poesia, come nelle sue opere migliori. Bravo!

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    Laura Radice

    27/05/2008 21:48:56

    un libro impegnativo che invita a riflettere sul ruolo di responsabilita' che ognuno di noi - sia come genitore che come educatore - si deve assumere per restituire ai figli del nostro tempo una identita' differente dal ruolo di "consumatore" che la societa' cerca di imporre. Le ultime dieci pagine molto belle. Un Pennac diverso da quello che si conosce (con uno stile necessariamente differente da quello solito dell'autore) ma non per questo meno convincente.

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    chiericilla

    22/05/2008 22:35:08

    Sempre grande.

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    Raf

    22/05/2008 10:36:01

    Un libro deludente... che non ha neppure raggiunto le aspettative! La scuola ritratta in modo troppo superficiale e con troppi cambi di "palcoscenico". E' il solito balzare da un luogo all'altro. Vi sono troppi balzi e per me è stato quasi incomprensibile.

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    bristol

    20/05/2008 13:36:35

    Bello per i somari... ma per chi vuol conoscere meglio la scuola (la nostra) è meglio rivolgersi alla Mastrocola o a Parresiade/Mazzocchini.

Vedi tutte le 60 recensioni cliente

Che avesse un punto di vista fuori dagli schemi era chiaro sin dai suoi precedenti romanzi, in cui la tribù dei Malaussène - bambini senza madre in una Parigi multietnica - vivevano come un sogno nelle fantasie dei lettori. Oggi, che ha lasciato i panni del narratore di gialli per dedicarsi al teatro e ai saggi, Daniel Pennac conferma le sue doti di grande affabulatore, con un libro che si legge ma che potrebbe benissimo essere recitato in una pièce teatrale o in un'aula di scuola.
Ed è appunto la scuola la protagonista di questa opera, l'istituzione scolastica vista non attraverso la prospettiva dei genitori e degli insegnanti, ma attraverso un'angolazione del tutto insolita, quella del "somaro".Anche agli studenti più brillanti sarà capitato, una volta nella vita, di sentire il vuoto cosmico dell'ignoranza penetrare nel cervello. La sensazione di buio, solitudine e incapacità di fronte alla traccia di aritmetica, o alla domanda di storia; la certezza di non sapere, di non potercela fare, un enorme e indefinito punto interrogativo nella testa. Ci sono studenti a cui capita di inciampare nel vuoto cosmico quasi per caso, altri invece ne fanno un vessillo da brandire per tutta l'adolescenza, rinchiusi nella rassegnata consapevolezza di non poter mai superare quello "zero" scritto in rosso sul compito di matematica.
Pennac è stato uno di questi bambini. Nato da una famiglia benestante, ultimo di quattro fratelli laureati a pieni voti e figlio di professionisti, si scopre presto refrattario alla conoscenza, all'assimilazione dei concetti, alla memorizzazione. Scopre il suo senso di impotenza e inadeguatezza, al quale sopperisce con incredibili e sfacciate bugie dette alla famiglia e agli insegnanti, in una spirale da cui spesso si esce solo con l'abbandono scolastico. A meno di non incontrare un insegnante capace salvarci dalla condizione di ignoranti impenitenti.
La redenzione del somaro è avvenuta molte volte nella storia della scuola e avviene ogni qual volta ci si imbatte in quegli strani personaggi che vivono immersi nella loro materia: professori che non sanno e non pretendono di avere dei proseliti, ma che sono così innamorati del loro mestiere da suscitare un istintivo impulso di emulazione.
In queste pagine Pennac traccia molti esempi di buoni e cattivi maestri e di asini più o meno redenti attraverso le storie vissute durante la sua attività di insegnante. Un viaggio affascinante tra i temi caldi della pedagogia, ma anche un bellissimo saggio che descrive e analizza la situazione della società francese, i conflitti generazionali, le contestazioni dei giovani delle banlieues, simbolo della difficoltà di integrazione ma anche dell'inefficienza di un sistema scolastico incapace di mediare tra le diverse istanze provenienti dalla società. Da queste pagine emergono temi attualissimi del dibattito istituzionale della Francia contemporanea ma anche degli altri Paesi europei, argomenti che sfociano nell'analisi della relazione di potere tra studente e insegnante, tra adolescenti e genitori.
Un saggio che si legge tutto d'un fiato, perché scevro dai toni didascalici tipici della materia, un libro che aiuta a riflettere attraverso la sperimentazione di nuovi punti di vista, un nuovo esempio di maestria narrativa da parte di un "ex somaro" ormai capace di grande saggezza ma, come sempre, incapace di salire in cattedra.

  • Daniel Pennac Cover

    Romanziere francese. Figlio di un ufficiale dell'esercito francese, dopo un'infanzia in giro per il mondo, tra Africa, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi.Professore di lettere in un liceo parigino, dopo aver esordito con alcuni romanzi per ragazzi tra cui Abbaiare stanca (1982), L’occhio del lupo (1984) – genere cui ritorna con il ciclo del giovanissimo ispettore Kamo (Kamo. L’agenzia Babele, 1992; Kamo. L’idea del secolo, 1993) – si è conquistato un pubblico di fedelissimi tra i lettori adulti con i romanzi Il paradiso degli orchi (1985) e La fata Carabina (1987) che innestano sulla struttura del romanzo poliziesco una galleria di personaggi bizzarri e uno humour dirompente che sfiora l’assurdo. Le avventure di Benjamin Malaussène,... Approfondisci
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