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Daniel Pennac

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Edizione: 5
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 243 p. , Brossura

2 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Educazione e formazione - Scuole

  • EAN: 9788807880902

Recensioni dei clienti

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    Michele

    28/04/2016 09.50.12

    Le idee sono molte e incisive, profonde e talvolta commoventi, vuol dire che Pennac è davvero un ottimo collega (io sono un insegnante, che condivide quasi tutto ciò che dice). Voto alto all'insegnante, ma basso allo scrittore, perché letterariamente questo è un libro meno che mediocre: prolisso, ripetitivo, lento, un semplice accumulo che un patito di Pennac si beve entusiasticamente senza capire che se fosse lungo cento pagine sarebbe quasi un capolavoro. A scrivere tanto, sono buoni tutti, a buttar giù un fiume di pagine senza sintetizzare lo fanno anche i miei alunni che non distinguono idee memorabili da ripetizioni e pleonasmi. Meno male che il Pennacchioni aveva scritto anche l'ottimo "Come un romanzo" (129 pagine), che me lo fa rivalutare.

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    faffa

    05/09/2015 18.32.35

    Testimonianza del Pennac "da somaro a professore" reagalatami da cinque speciali colleghe per la conferma del ruolo. Il punto di vista dell'autore è quello dell'alunno considerato "ultimo della classe "perché non si impegna, è svogliato, sfaticato e non vuol capire. Per di più come è possibile se l'alunno proviene da un buon contesto borghese? Non può essere possibile. L'alunno Pennac subisce a scuola ed anche in famiglia, nonostante la bonaria ironia paterna. Pennac parte da sé per parlare di scuola, di alunni deboli, di alunni con "disturbi dell'apprendimento", di alunni bravi che, malgrado tutto, possono diventare vittime della loro bravura, di alunni che, per trovare il loro posto nella società odierna, preferiscono seguire "Nonna Marketing". Pennac si impegna, nelle sue pagine, a trovare una risposta per il bene degli alunni che sono la risorsa del futuro, ognuno con le sue peculiarità e nonostante i suoi limiti. Lo stesso Pennac grazie a tre professori è riuscito ad essere salvato dalla sua somaraggine, tanto da diventare professore e scrittore. Quei tre professori sono andati oltre le apparenze: hanno visto l'alunno e non si sono fermati alla tipologia di alunno che, nell'immaginario collettivo degli anni 50-60, rientrava nella categoria del "caso perso". Pennac analizza la scuola dal doppio punto di vista e trova la soluzione in una parola che nell'universo scolastico è bandita, ossia l'"amore": amore verso il proprio mestiere di docente, amore nel diventare il riferimento per quei tanti "Maximilien" che possono dare, inaspettatamente e contro il parere della massa, la svolta positiva alla loro vita, amore nell'abbattere le differenze tra il "sapere" e l'"ignoranza" veicolando con passione la propria materia."UNA SOLA CERTEZZA,LA PRESENZA DEI MIEI ALLIEVI DIPENDE STRETTAMENTE DALLA MIA:DAL MIO ESSERE PRESENTE ALL'INTERA CLASSE E A OGNI INDIVIDUO IN PARTICOLARE,DALLA MIA PRESENZA ALLA MIA MATERIA,DALLA MIA PRESENZA FISICA,INTELLETTUALE E MENTALE...".

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    Sergio

    24/04/2015 23.29.02

    Pennac ha una penna squisita. Il libro è ricco di spunti interessanti, ma alla fine si resta con l'impressione che forse ci si aspettava qualcosa di più. Vale la pena comunque leggerlo, se il genere interessa.

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    Giuliana

    18/12/2014 11.20.49

    Penso di essere la persona meno adatta ad esprimere un giudizio su questo libro:sono nonna con poca scuola, ben lontana dal mondo dei professori .Finito ieri sera e questa mattina sono andata a rileggermi i capitoli che più mi hanno commossa. Si ,questo libro mi ha informata ,mi ha sorpreso ,mi ha detto delle cose che mi sono accorta di sapere da sempre ,una specie di solidarietà con lo scrittore non solo per i somari ,ma per gli ultimi della terra e più volte mi sono commossa ,la metafora delle rondini mi ha preso il cuore . Bravissimo Pennac ,come scrittore come professore e penso anche come persona

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    Michele Lucivero

    06/07/2014 08.52.44

    Non certo un romanzo di formazione, ma una testimonianza sul lavoro quotidiano di educazione, alle prese con difficoltà, appagamenti e grandi delusioni. Sullo sfondo resta il piacere della professione d'insegnante, il frizzante e coinvolgente contatto con la freschezza delle nuove generazioni, di cui occorre avere fiducia e prendersi cura, senza indugiare nel postulato anacronistico del: «Ai nostri tempi, noi avremmo fatto meglio». Pennac, come Sartre, preferisce il lavoro nelle retrovie, il lavoro di costruzione dell'impalcatura necessaria non solo per gli studi successivi, ma per la vita da affrontare quando termina il periodo di estrema protezione che offre la scuola. E la soddisfazione più grande, per l'insegnante, sta nel gestire gli alunni difficili, perché quelli bravi non hanno certamente bisogno di una guida. Se il docente è uno dei protagonisti del volume di Pennac, certamente l'altro è rappresentato dall'«asinello», l'alunno demotivato, svogliato o giudicato semplicemente incapace. Con Pennac emerge il punto di vista dell'ultimo della classe, la sua solitudine, il lento processo di autopersuasione che conduce a prendere consapevolezza del fatto di essere una nullità, nonché l'atroce circostanza di deludere quotidianamente i propri genitori. Una volta ho sentito dire da qualcuno: «se non sai far nulla, allora fai il professore»; non so se c'è più mediocrità tra gli insegnanti o in altri settori della classe dirigente, ma non sottovalutiamo il fatto che molto spesso i docenti diventano veri e propri punti di riferimento per i giovani che costruiscono pezzo dopo pezzo il loro futuro e la loro personalità.

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    Roberto Scaffia

    24/03/2014 23.03.13

    Un libro importante se valutato sotto l'aspetto dei contenuti pedagogici , che l'autore con marcata personalità e pochi formalismi se non con veri e propri tocchi di sana ironia riesce a trasmettere al lettore , spingendolo sino all'autoriflessione. La lettura risulta abbastanza appesantita in certi parti del libro, questo non mi permette di giudicarlo un capolavoro , ma indubbiamente un lavoro degno di nota. * Importante per gli Educatori Sociali , la lettura di questo libro è secondo me Più che necessaria per gli Insegnanti degli Istituti di secondo grado . Roberto Scaffia

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