Recensioni Diario di scuola

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    01/06/2019 12:22:15

    Di che parla questo libro? Della scuola? E' forse un elogio del somaro? Oppure dell'insegnante? Ma soprattutto, che bisogno c'era di scrivere un libro del genere? La mia impressione, dopo aver letto un libro così, è che ormai il signor Pennac sta raschiando il fondo del barile.

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    11/03/2019 14:54:18

    Di Pennac ho letto tutto, complice la passione della mia vecchia professoressa di italiano al liceo. E' un autore geniale, e penso che questa sia un po' la sua biografia. A lui dobbiamo tanto, tutti noi che abbiamo avuto una seconda possibilità proprio dove credevamo di aver fallito. La sua storia, il suo diario e la conseguente carriera da insegnante, ci insegnano che nella vita i fallimenti sono solo un piccolo gradino in discesa verso il raggiungimento di obiettivi sempre più grandi. Super consigliato.

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    10/03/2019 20:48:47

    "Diario di scuola" è un libro che parla al piccolo "somaro" annidato in ciascuno di noi. Pennac (all'anagrafe Pennacchioni) riporta la sua personale esperienza di "somaro", addirittura di bonario scassinatore, e analizza in maniera leggera ma limpida la situazione del "caso perso" scolastico sia dalla parte dello studente che dalla parte dell'alunno, affrontando i limiti di ambo le categorie e i reciproci stati d'animo, paragonando anche la differenza che c'è tra lo studente attuale e quello di decenni prima. Un libro che tornerò a sfogliare ogni volta che si profila una mia ennesima crisi di studio con gli esami,ma anche un libro che consiglierei a qualunque alunno o insegnante, perché ci si ricordi che, a parte le nozioni delle varie materie, lo scopo primo della scuola è uno: insegnare a impegnarsi!

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    10/03/2019 15:00:07

    Incisivo, profondo, a volte spassoso, a tratti commovente, il testo affronta il percorso dell'autore da 'somaro' a professore. Con la sua testimonianza rappresenta la speranza per tutti i ragazzini che vengono erroneamente ed ingiustamente bollati come scansafatiche ad un futuro fatto anche per loro di soddisfazioni e gratificazioni. Oltre che un'ottima lettura per chi è ancora studente (affinché non si lasci abbattere da epiteti poco lusinghieri o dalle crescenti difficoltà in cui sembra incorrere), risulta valida ed appassionante anche per professori e aspiranti tali, in quanto offre spunti di riflessione sui problemi della quotidianità scolastica, soprattutto dei casi cosiddetti 'diffiicili'.

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    08/03/2019 21:32:36

    Un libro importante se valutato sotto l'aspetto dei contenuti pedagogici , che l'autore con marcata personalità e pochi formalismi, se non con veri e propri tocchi di sana ironia, riesce a spingere il lettore sino all'autoriflessione. La lettura risulta abbastanza appesantita in certi parti del libro, questo non mi permette di giudicarlo un capolavoro , ma indubbiamente un lavoro degno di nota. Importante per gli Educatori Sociali , la lettura di questo libro è secondo me più che necessaria per gli Insegnanti degli Istituti di secondo grado .

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    22/02/2019 18:59:54

    Vorrei dire grazie a Daniel Pennac per aver scritto Diario di scuola. Questo libro è un'illuminazione. Chi meglio di Pennac, ex somaro diventato professore e scrittore di successo, può parlare del mondo della scuola?

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    19/01/2019 00:36:18

    Prima di essere maestri o professori dovremmi ricordarci di quando eravamo alunni. Un libro che fa molto riflettere sull'omologazione che si cerca di compiere ogni giorno nelle scuole.

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    03/01/2019 21:33:36

    Immaginiamo uno studente non proprio modello che, fra mille difficoltà, riesce a rimettersi sulla retta via ed in età adulta, oltre alla stimata professione di docente, riesce persino a diventare uno scrittore famoso. Lui dietro i banchi prima e dietro una cattedra poi ci ha passato la vita intera e non gli resta che raccontare la sua esperienza e fare in modo che altri studenti di adesso non facciano i suoi stessi errori. Per "salvarli" dalle minacce del mondo, una fra tante, dal destino di futuri consumatori a cui sembrano essere condannati i giovani degli anni in cui insegna. Con questa intenzione Daniel Pennac scrive "Diario di Scuola", ma non usa toni saccenti anzi, semplicemente riporta aneddoti ed episodi con ironia trovando spazio per riflessioni su tutti gli attori della società moderna: la scuola, gli insegnanti, la famiglia, il contesto sociale degli studenti. Tutti fattori che creano quelli che lui chiama i "nostri" studenti, che cadono ma hanno tutto il diritto di rialzarsi e riprendere il volo come gli altri.

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    04/12/2018 18:14:59

    Può entusiasmare o annoiare. Pennac non segue un ordine, nella narrazione si trovano aneddoti, racconti, brevi argomentazioni pedagogiche e tanta ironia. Il testo è un elogio ai bravi insegnanti. Lo scrittore sostiene di non voler lanciare nessun messaggio ma forse proprio la sua esperienza ci porta a dover far riflettere: da fannullone è diventato un autore di successo e non è un caso isolato, basta ricordare il caso di un alunno svogliato e dallo scarso profitto scolastico ai tempi delle elementari, di nome Albert Einstein.

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    18/11/2018 21:40:55

    Ricco di contenuti. Libro che fa riflettere molto.

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    12/10/2018 08:20:22

    Mi è piaciuto moltissimo!

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    23/09/2018 17:49:30

    Vademecum sull’insegnamento. Acuto, brillante, divertente. Racconto d’esperienza di un insegnante, che nel tempo ha compreso quanto sia necessario, all’insegnamento stesso e alla sua essenza, porre l’alunno al centro d’ogni cosa, d’ogni esigenza. Originale nel raccontare la scuola a partire dagli ultimi, da coloro i quali si sentono già fuori prima d’entrarci.

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    22/09/2018 08:01:11

    Un libro importante se valutato sotto l'aspetto dei contenuti pedagogici , che l'autore con marcata personalità e pochi formalismi, se non con veri e propri tocchi di sana ironia, riesce a spingere il lettore sino all'autoriflessione. La lettura risulta abbastanza appesantita in certi parti del libro, questo non mi permette di giudicarlo un capolavoro , ma indubbiamente un lavoro degno di nota. Importante per gli Educatori Sociali , la lettura di questo libro è secondo me più che necessaria per gli Insegnanti degli Istituti di secondo grado .

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    21/09/2018 19:54:32

    Non avevo mai letto Pennac ed è stata una piacevolissima scoperta. In questa sua fantasiosa autobiografia descrive le trasformazioni in atto in molti adolescenti che si trovano a crescere in una realtà liquida come quella odierna. I paragoni tra la sua infanzia e quella che si trovano a vivere i giovani d'oggi, anzi i "somari" d'oggi: tutti quei ragazzi vittime del retaggio culturale che non permette loro di esprimersi e dare il meglio; i tentativi di salvezza messi in scena dal professor Pennacchioni nella speranza di far comprendere una realtà a cui non è giusto omologarsi. Si toccano temi psicologici, culturali, sociali, economici e soprattutto umani. Questo saggio, oserei definirlo così, dovrebbe sicuramente essere d'ispirazione per la crescita personale di ognuno di noi

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    21/09/2018 13:36:50

    Un libro che dovrebbero leggere tutti gli insegnanti e tutti gli alunni, per capire cosa è la vera SCUOLA. Meraviglioso l'uso dell'ironia e il linguaggio acuto, ma fruibile. Consigliatissimo!

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    19/09/2018 21:52:54

    Assolutamente consigliato, non solo per gli insegnanti, che potrebbero apprendere molto da questa lettura grazie al punto di vista dell'autore in quanto insegnante, e dal punto di vista dello stesso in quanto studente o, come si definisce somaro. Ma anche per tutti quei ragazzi e non che hai tempi della scuola si sono sentiti inadatti e incapaci. Questo libro aiuta a comprendere molto meglio meccaniche studente/insegnante, in più é una lettura piacevole, scorrevole e a tratti decisamente divertente.

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    10/04/2018 17:00:40

    lettura importante per gli insegnanti, come me\nconsigliato

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    28/04/2016 09:50:12

    Le idee sono molte e incisive, profonde e talvolta commoventi, vuol dire che Pennac è davvero un ottimo collega (io sono un insegnante, che condivide quasi tutto ciò che dice). Voto alto all'insegnante, ma basso allo scrittore, perché letterariamente questo è un libro meno che mediocre: prolisso, ripetitivo, lento, un semplice accumulo che un patito di Pennac si beve entusiasticamente senza capire che se fosse lungo cento pagine sarebbe quasi un capolavoro. A scrivere tanto, sono buoni tutti, a buttar giù un fiume di pagine senza sintetizzare lo fanno anche i miei alunni che non distinguono idee memorabili da ripetizioni e pleonasmi. Meno male che il Pennacchioni aveva scritto anche l'ottimo "Come un romanzo" (129 pagine), che me lo fa rivalutare.

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    05/09/2015 18:32:35

    Testimonianza del Pennac "da somaro a professore" reagalatami da cinque speciali colleghe per la conferma del ruolo. Il punto di vista dell'autore è quello dell'alunno considerato "ultimo della classe "perché non si impegna, è svogliato, sfaticato e non vuol capire. Per di più come è possibile se l'alunno proviene da un buon contesto borghese? Non può essere possibile. L'alunno Pennac subisce a scuola ed anche in famiglia, nonostante la bonaria ironia paterna. Pennac parte da sé per parlare di scuola, di alunni deboli, di alunni con "disturbi dell'apprendimento", di alunni bravi che, malgrado tutto, possono diventare vittime della loro bravura, di alunni che, per trovare il loro posto nella società odierna, preferiscono seguire "Nonna Marketing". Pennac si impegna, nelle sue pagine, a trovare una risposta per il bene degli alunni che sono la risorsa del futuro, ognuno con le sue peculiarità e nonostante i suoi limiti. Lo stesso Pennac grazie a tre professori è riuscito ad essere salvato dalla sua somaraggine, tanto da diventare professore e scrittore. Quei tre professori sono andati oltre le apparenze: hanno visto l'alunno e non si sono fermati alla tipologia di alunno che, nell'immaginario collettivo degli anni 50-60, rientrava nella categoria del "caso perso". Pennac analizza la scuola dal doppio punto di vista e trova la soluzione in una parola che nell'universo scolastico è bandita, ossia l'"amore": amore verso il proprio mestiere di docente, amore nel diventare il riferimento per quei tanti "Maximilien" che possono dare, inaspettatamente e contro il parere della massa, la svolta positiva alla loro vita, amore nell'abbattere le differenze tra il "sapere" e l'"ignoranza" veicolando con passione la propria materia."UNA SOLA CERTEZZA,LA PRESENZA DEI MIEI ALLIEVI DIPENDE STRETTAMENTE DALLA MIA:DAL MIO ESSERE PRESENTE ALL'INTERA CLASSE E A OGNI INDIVIDUO IN PARTICOLARE,DALLA MIA PRESENZA ALLA MIA MATERIA,DALLA MIA PRESENZA FISICA,INTELLETTUALE E MENTALE...".

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    24/04/2015 23:29:02

    Pennac ha una penna squisita. Il libro è ricco di spunti interessanti, ma alla fine si resta con l'impressione che forse ci si aspettava qualcosa di più. Vale la pena comunque leggerlo, se il genere interessa.

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    18/12/2014 11:20:49

    Penso di essere la persona meno adatta ad esprimere un giudizio su questo libro:sono nonna con poca scuola, ben lontana dal mondo dei professori .Finito ieri sera e questa mattina sono andata a rileggermi i capitoli che più mi hanno commossa. Si ,questo libro mi ha informata ,mi ha sorpreso ,mi ha detto delle cose che mi sono accorta di sapere da sempre ,una specie di solidarietà con lo scrittore non solo per i somari ,ma per gli ultimi della terra e più volte mi sono commossa ,la metafora delle rondini mi ha preso il cuore . Bravissimo Pennac ,come scrittore come professore e penso anche come persona

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    06/07/2014 08:54:05

    Non certo un romanzo di formazione, ma una testimonianza sul lavoro quotidiano di educazione, alle prese con difficoltà, appagamenti e grandi delusioni. Sullo sfondo resta il piacere della professione d'insegnante, il frizzante e coinvolgente contatto con la freschezza delle nuove generazioni, di cui occorre avere fiducia e prendersi cura, senza indugiare nel postulato anacronistico del: «Ai nostri tempi, noi avremmo fatto meglio». Pennac, come Sartre, preferisce il lavoro nelle retrovie, il lavoro di costruzione dell'impalcatura necessaria non solo per gli studi successivi, ma per la vita da affrontare quando termina il periodo di estrema protezione che offre la scuola. E la soddisfazione più grande, per l'insegnante, sta nel gestire gli alunni difficili, perché quelli bravi non hanno certamente bisogno di una guida. Se il docente è uno dei protagonisti del volume di Pennac, certamente l'altro è rappresentato dall'«asinello», l'alunno demotivato, svogliato o giudicato semplicemente incapace. Con Pennac emerge il punto di vista dell'ultimo della classe, la sua solitudine, il lento processo di autopersuasione che conduce a prendere consapevolezza del fatto di essere una nullità, nonché l'atroce circostanza di deludere quotidianamente i propri genitori. Una volta ho sentito dire da qualcuno: «se non sai far nulla, allora fai il professore»; non so se c'è più mediocrità tra gli insegnanti o in altri settori della classe dirigente, ma non sottovalutiamo il fatto che molto spesso i docenti diventano veri e propri punti di riferimento per i giovani che costruiscono pezzo dopo pezzo il loro futuro e la loro personalità.

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    06/07/2014 08:52:44

    Non certo un romanzo di formazione, ma una testimonianza sul lavoro quotidiano di educazione, alle prese con difficoltà, appagamenti e grandi delusioni. Sullo sfondo resta il piacere della professione d'insegnante, il frizzante e coinvolgente contatto con la freschezza delle nuove generazioni, di cui occorre avere fiducia e prendersi cura, senza indugiare nel postulato anacronistico del: «Ai nostri tempi, noi avremmo fatto meglio». Pennac, come Sartre, preferisce il lavoro nelle retrovie, il lavoro di costruzione dell'impalcatura necessaria non solo per gli studi successivi, ma per la vita da affrontare quando termina il periodo di estrema protezione che offre la scuola. E la soddisfazione più grande, per l'insegnante, sta nel gestire gli alunni difficili, perché quelli bravi non hanno certamente bisogno di una guida. Se il docente è uno dei protagonisti del volume di Pennac, certamente l'altro è rappresentato dall'«asinello», l'alunno demotivato, svogliato o giudicato semplicemente incapace. Con Pennac emerge il punto di vista dell'ultimo della classe, la sua solitudine, il lento processo di autopersuasione che conduce a prendere consapevolezza del fatto di essere una nullità, nonché l'atroce circostanza di deludere quotidianamente i propri genitori. Una volta ho sentito dire da qualcuno: «se non sai far nulla, allora fai il professore»; non so se c'è più mediocrità tra gli insegnanti o in altri settori della classe dirigente, ma non sottovalutiamo il fatto che molto spesso i docenti diventano veri e propri punti di riferimento per i giovani che costruiscono pezzo dopo pezzo il loro futuro e la loro personalità.

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    24/03/2014 23:03:13

    Un libro importante se valutato sotto l'aspetto dei contenuti pedagogici , che l'autore con marcata personalità e pochi formalismi se non con veri e propri tocchi di sana ironia riesce a trasmettere al lettore , spingendolo sino all'autoriflessione. La lettura risulta abbastanza appesantita in certi parti del libro, questo non mi permette di giudicarlo un capolavoro , ma indubbiamente un lavoro degno di nota. * Importante per gli Educatori Sociali , la lettura di questo libro è secondo me Più che necessaria per gli Insegnanti degli Istituti di secondo grado . Roberto Scaffia

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    22/11/2011 12:36:43

    Molto deludente.Do 2 solo perchè ho amato molto "Come un romanzo"

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    R&L
    08/11/2010 22:14:20

    A mio avviso è un capolavoro. La scuola viene messa al centro e osservata con due occhi diversi: quello dello studente e quello dell'insegnante. E' uno dei pochi libri che ci aiuta a capire cosa provano tutti quegli scolari con difficoltà scolastiche. Lo consiglio vivamente a insegnanti, genitori con bambini con disturbi d'apprendimento e ad operatori che lavorano con questi bambini. Trattando un tema così specifico può effettivamente risultare noioso o poco piacevole a chi non appartiene alle categorie appena menzionate. In conclusione a me piaciuto veramente tanto, ottimo libro.

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    05/07/2010 14:37:30

    Mi è capitato solo tre volte di non finire un libro. Questo l'ho abbandonato per noia intorno alla trentesima pagina.

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    24/08/2009 18:21:51

    Partendo dal presupposto che nulla è assoluto, bensì ha un valore relativo, secondo una concezione pirandelliana, Diario di scuola è sicuramente uno tra i più profondi saggi sul mondo dell'educazione. E si differenzia, come si potrebbe invece pensare, da un semplice slancio volto all'esclusivo fine pedagogico, bensì acquisisce quel tocco particolare, che porta come emblema l'idea di amore. In questo mondo del tutto particolare, di cui Pennac si fa portavoce, a esprimere le proprie opinioni non sono i tipici psicologi da supermercato, come li si potrebbe definire, né tanto meno quella figura così controversa di studente ribelle omologato in realtà da una profonda macchina consumistica, bensì un professore, che ha visto da vicino la scuola, la ha amata, ha rappresentato in un certo senso il keating della situazione, e il suo carpe diem non è che un invito alla scoperta della magia che la letteratura cela, e che la scrittura aiuta a svelare. Interessante, scritto da uno tra i principali autori francesi contemporanei.

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    31/05/2009 23:32:41

    Un lavoro a metà tra il saggio, riflessioni, racconti di vita vissuta. Molto arguto, ironico e ben scritto.

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    20/04/2009 23:44:20

    Primo libro di pennac per me..!Molto interessanti soprattuto il quinto e sesto capitolo!Ammetto che la lettura non è stata molto scorrevole!!!ora ritroverò pennac in "come un romanzo"!

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