Il dio delle piccole cose

Arundhati Roy

Traduttore: C. Gabutti
Editore: TEA
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 9 settembre 2010
Pagine: 360 p., Brossura
  • EAN: 9788850222605
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Descrizione
India, fine anni Sessanta: Ammu, figlia di un alto funzionario, lascia il marito, alcolizzato e violento, per tornarsene a casa con i suoi due bambini. Ma, secondo la tradizione indiana, una donna divorziata è priva di qualsiasi posizione riconosciuta. Se poi questa donna commette l'innaccettabile errore di innamorarsi di un paria, un intoccabile, per lei non vi sarà più comprensione, né perdono. Attraverso gli occhi dei due bambini, Estha e Rahel, il libro ci racconta una grande storia d'amore che entra in conflitto con le convenzioni.

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Recensioni dei clienti

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    MariaCarlotta

    23/09/2018 16:02:52

    Quando un romanzo tratta temi di quotidianità e di realtà esce sicuramente fuori dalle pagine del libro e rimane attaccato dentro, nell'anima. Così è successo anche per questo libro che narra le vicende di Ammu, una donna indiana che agisce alla fine degli anni Sessanta, seguendo la sua coscienza, nonostante i duri pregiudizi.

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    Lara

    21/09/2018 13:17:21

    Scrittura complessa, ma non faticosa, per una storia che ti entra sottopelle e ricordi a distanza di decenni.

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    Carmela

    18/09/2018 10:11:13

    Libri come questi lasciano dei solchi nell'anima. Riesci a vedere come vedono i protagonisti, a sentire quello che sentono. Ed infine ami, soffri, lotti e ti arrendi come loro. La prosa è scorrevole, pur nella difficoltà di seguire i salti temporali. La fine arriva tutta di un fiato. Lo consiglio a chi sa ancora commuoversi, a chi non teme la dolorosa malinconia degli affetti traditi.

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    ClaP

    17/09/2018 18:34:09

    La lettura procede a rilento: la trama è frammentata, procede da più punti di vista. Troppi legami familiari semplicemente elencati, cui seguono nomi su nomi. Disturba un po', soprattutto nell'ottica delle norme ortografiche italiane, leggere nomi comuni o parole, per il lettore a volte casuali, scritte in maiuscolo. Non sempre si comprende la ragione della scelta dell'iniziale maiuscola. Un romanzo forse troppo ampolloso.

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    stefano garelli

    11/10/2017 10:22:35

    Difficile, per me lettore medio. Difficile per i salti temporali, forse un po' prolisso nella parte centrale. Toccante e scritto con maestria il finale ma mi ci è voluto il tutto a raggiungerlo. Non so se lo consiglierei. Altri libri mi appagano completamente.

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    Maurizio

    09/03/2016 18:34:21

    La storia è molto commovente, la scrittura è meravigliosa. Ho letto recensioni che parlavano di scrittura sperimentale e incomprensibile, non vi fate spaventare da qualche gioco di parole (tipo i gemelli che amano leggere i cartelloni al contrario) L'unica pecca è data da quei continui salti temporali che disorientano il lettore meno esperto.

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    barbara

    19/08/2015 11:18:14

    Avevo inviato una recensione su questo libro nel 2009 ma ora non è più disponibile su IBS. Il romanzo è per me talmente toccante che non potevo non riconfermare il 5 pieno

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    sami

    10/02/2013 10:32:10

    Storia bella narrata con uno stile che mi è piaciuto molto. Nella prima parte, descrivendo la storia della famiglia, l'autrice fa trapelare cosà succederà così che quando si arriva circa alle ultime 80 pagine si conosce la storia ma non i fatti in dettaglio. La descrizione "puntuale" degli eventi con le atrocità connesse, viene lasciata alla fine... fino al penultimo capitolo però. Quando si hanno gli occhi gonfi l'autrice ci regale un ultimo capitolo che definirei "pacificatore": la descrizione del primo, tenero incontro tra gli amanti "maledetti" da un destino impossibile, placa l'animo del lettore. Buona lettura!

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    Anna

    02/05/2012 14:09:12

    Faticoso l'inizio, si arranca per quasi un quarto di testo prima di abituarsi allo stile dell'autrice, a volte eccessivamente artefatto. Storia triste, esempio di prosa senza infamia e senza lode

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    lorenzo

    13/02/2012 14:18:54

    il libro peggiore che abbia mai avuto il piacere di leggere! anzi non potrei neanche dirlo, perché per essere peggiore implica che trovi oggettivamente del "Male" in esso; mentre qui non c'è... non c'è assolutamente nulla. 357 pagine di nonsense. Che storia racconta? un plot c'è - l'ho capito solo leggendo su internet - ma da come l'ha scritto non si capisce, se non a fatica. Prima i gemelli sono grandi, poi piccoli, poi grandi; poi muore un personaggio, il capitolo dopo lo rivede ancora in vita, poi è morto di nuovo. Va a sbalzi: avanti, e indietro. E poi lo riempie di inutili particolari, che gonfiano il libro stesso inutilmente. per dire una cosa ci mette 45 pagine, usando uno stile prolisso all'inverosimile. Penso che sia più che voluto, ma la scelta non è ben riuscita nel messaggio (se c'è) del libro. Uno stile del genere ha più successo nel libro di Salinger "il giovane Holden" (dove sembra che non abbia voglia di scrivere, dato che dice spesso "e via discorrendo"), e appunto lì ha senso. Ma qui no. Se vi piacciono tanto i particolari meglio leggere Wilde. Lui era uno Scrittore con la S maiuscola, lei no, mi spiace.

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«Il Dio della Perdita.
Il Dio delle Piccole Cose.
Non lasciava impronte sulla sabbia, né increspature nell'acqua, né la sua immagine nello specchio.»


Un'India diversa, meno nota, non turistica, né drammaticamente dominata dalla miseria e dalla morte, è quella che appare dal romanzo di Arundhati Roy, terra descritta da una scrittrice allora esordiente, che ha l'orgoglio di vivere in India e di parlare di una realtà che quotidianamente vive.

La trama, che non ha un andamento strettamente cronologico, ma si svolge lungo vari periodi della vita dei personaggi, ha dei nuclei portanti intorno ai quali muovono gli innumerevoli piccoli eventi quotidiani, che, pur scorrendo quasi insignificanti, sono in grado di cambiare radicalmente e drammaticamente le esistenze. Ma ciò che avviene non è descritto, è filtrato dall'immaginario di chi ne è protagonista, soprattutto dalla psicologia dei due "gemelli dizigotici" che sono il nucleo principale della storia. Per un bambino ogni parola, ogni gesto ha un significato assoluto, l'amore è un sentimento perennemente a rischio e la morte è una realtà che la fantasia può ignorare (Sophia Moll, la cuginetta morta, in realtà sta facendo le capriole dentro la sua bara, e sorride e gioca...). Più crudele è la vita per Ammu, madre di Estha e Rahel, i due gemelli: il matrimonio con un uomo alcolizzato e violento, il rifugiarsi nella casa paterna del piccolo paese in cui marxismo e pregiudizi di casta convivono, la relazione con un Paravan, un Intoccabile, che la farà scacciare come indegna di vivere in una famiglia abbiente e rispettata. La sua solitaria morte, a un'età in cui non è né giovane, né vecchia, la sua cremazione a cui assistono, in un'atmosfera di alienazione, la figlia e il fratello, sono in un certo senso la conclusione logica di una vita, che vuole rompere certi canoni, ma non sa farlo fino in fondo.

L'aspetto più affascinante del romanzo è il linguaggio, che la traduzione di Chiara Gabutti rende efficacemente: parole che si fanno immagini e cose, anzi piccole cose, piccoli dei. Si è circondati da realtà vive, basta nominarle o pensarle e assumono una loro autonomia e una forza condizionante con cui è possibile dialogare o scontrarsi. Il silenzio e l'isolamento in cui si chiude Estha, che nemmeno la sorella osa spezzare, è forse l'unica risposta possibile, almeno fino ad oggi, a questa società così impermeabile, pur nell'apparente rapida evoluzione del costume.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

1
CONSERVE & COMPOSTE PARADISO

Maggio ad Ayemenem è un mese caldo, meditabondo. Le giornate sono lunghe e umide. Il fiume si ritira e corvi neri si rimpinzano di manghi lucidi sugli alberi verdepolvere, immobili. Maturano le banane rosse. Si spaccano i frutti dell'albero del pane. Mosconi viziosi ronzano vacui nell'aria fruttata. Poi si schiantano contro i vetri delle finestre e muoiono, goffamente inermi sotto il sole.
Le notti sono limpide, ma soffuse di un'attesa fosca e pigra.
Con l'inizio di giugno, però, arriva il monsone da sudovest, portando tre mesi di vento e pioggia, con brevi incantesimi di sole aspro e brillante che i bambini elettrizzati rubano per i loro giochi. La campagna diventa di un verde sfrontato. I confini sfumano man mano che i filari di tapioca mettono radici e fioriscono. I muri di mattoni diventano verdemuschio. I viticci del pepe nero serpeggiano su per i pali della luce. I rampicanti selvatici traboccano dagli argini di laterite e si riversano nelle strade allagate. Le barche riforniscono i bazar. E nelle pozzanghere che riempiono le buche lasciate per le strade dal Dipartimento dei Lavori Pubblici compare qualche pesciolino.
Pioveva, quando Rahel tornò ad Ayemenem. Argentee funi frustavano la terra sfatta, arandola a colpi di cannone. La vecchia casa sulla collina portava il ripido tetto a due spioventi calcato sulle orecchie come un cappello. I muri, striati di muschio, si erano ammorbiditi e leggermente gonfiati per l'umidità che filtrava dal terreno. Il giardino incolto e straripante era pieno del sussurro e del trapestio di piccole vite. Nel sottobosco un serpente si strofinava contro una pietra lucente. Gialle ranetoro perlustravano speranzose lo stagno melmoso in cerca di un compagno. Una mangusta fradicia sfrecciò per il viale d'accesso cosparso di foglie.
La casa sembrava vuota. Porte e finestre serrate. La veranda anteriore nuda. Senza mobili. Ma la Plymouth azzurrocielo con gli alettoni cromati era ancora parcheggiata lì fuori e, dentro casa, Baby Kochamma era ancora viva.
Era la baby-prozia di Rahel, la sorella più giovane di suo nonno. Il suo vero nome era Navomi, Navomi Ipe, ma tutti la chiamavano Baby. Diventò Baby Kochamma quando fu grande abbastanza per essere zia. Rahel non era tornata a trovare lei, però. Né la nipote, né la prozia si facevano illusioni al riguardo. Rahel era venuta per vedere suo fratello, Estha. Erano gemelli nati da due ovuli diversi. "Dizigotici", dicevano i dottori. Nati da ovuli separati, ma fecondati contemporaneamente. Estha - Esthappen - era più vecchio di diciotto minuti. Non si erano mai assomigliati in modo particolare, Estha e Rahel, e nemmeno quando erano bimbetti dalle braccia magroline, il petto piatto e i ciuffi alla Elvis Presley,... c'erano mai stati i classici "Chi è Rahel?" e "Qual è Estha?" da parte di parenti tutti sorrisi o dei vescovi siriano-ortodossi che visitavano spesso la casa di Ayemenem per le offerte.
La confusione stava in un posto più profondo, più segreto.
In quei primi anni amorfi, in cui la memoria cominciava appena a esistere, in cui la vita era piena di Inizi e non conosceva Fine, e Tutto era Per Sempre, Esthappen e Rahel pensavano a loro due insieme come Io, e separati, individualmente, come Noi. Quasi fossero una rara specie di gemelli siamesi, separati nel corpo ma con identità fuse insieme.
Ancora adesso, dopo tutti questi anni, Rahel ricorda di essersi svegliata una notte ridendo per un sogno buffo fatto da Estha.
Rahel ricorda anche altre cose che non ha il diritto di ricordare.
Per esempio, ricorda (anche se non era presente) che cosa fece a Estha l'Uomo delle Aranciate e delle Limonate, quella volta al Cinema Abilash. Ricorda il sapore dei sandwich al pomodoro - i sandwich di Estha, quelli che Estha stava mangiando - sul postale per Madras.
E queste sono solo le piccole cose.

Ad ogni modo, lei adesso pensa a Estha e Rahel come Loro, perché separatamente loro due non sono più quello che Loro sono stati o quello che Loro pensavano sarebbero stati.
No
Le loro vite hanno forma e dimensione, adesso. Estha ha la sua e Rahel pure.
Margini, Bordi, Orli, Confini, Frontiere e Limiti sono comparsi ai loro orizzonti separati come una banda di folletti maligni. Creature piccole dalle lunghe ombre, che pattugliano un Limitare Sfocato. Sotto i loro occhi sono sorte delicate mezzelune e hanno la stessa età di Ammu quando morì. Trentuno.
Non vecchi.
Non giovani.
Ma vitalmente morituri.