Il dio delle piccole cose

Arundhati Roy

Traduttore: C. Gabutti
Editore: TEA
Collana: Super TEA
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 agosto 2014
Pagine: 357 p., Brossura
  • EAN: 9788850237357
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Recensioni dei clienti

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    Giulia

    17/07/2016 14:57:28

    La trama del libro in sé ti incuriosisce: narra in 300 pagine una vita intensa di ingiustizie di una madre indiana e i suoi due figli, però descritta dal punto di vista dei due bambini che aggrappandosi alle piccole cose e all'amore superano la malvagità dell'uomo. La narrazione è alternata spesso tra presente e passato al tal punto da far perdere il filo della narrazione. Inoltre sono narrate alcuni episodi che non c'entrano nulla con la storia e sono solo di contorno. Più vuoi scoprire il nocciolo della storia più si allontana dal fulcro aggiungendo parti superflue. Non si può sottovalutare comunque l'insieme di emozioni che ti trasmette l'ultima parte del libro. Solo una volta che il quadro è completo,le vicende assumono consistenza e quando hai finito il libro, è inevitabile non rimanere 'scossi' e in qualche modo segnati da questa storia.

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    Il libraio di Mantova

    17/11/2015 10:27:05

    Ambientato nel Kerala degli anni settanta,il romanzo racconta la storia della famiglia Ammu attraverso eventi ordinari e tragici. Narrato in un tempo non lineare,attraverso un puzzle di vividi incontri e descrizioni, e con una prosa estremamente raffinata.

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    Lias

    24/03/2014 00:06:55

    Non mi ha entusiasmato. Difficile da seguire la storia con i continui passaggi dal presente al passato senza un ordine temporale. Come nei libri gialli, solo alla fine tutti i tasselli trovano una giusta collocazione, ma arrivare a quelle ultime pagine è stato veramente difficile. Descritta bene la società indiana delle caste dove ognuno deve mantenere un ruolo ben preciso per non "creare problemi" all'interno della famiglia.

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    k88

    17/02/2009 14:47:47

    Stupendo e delicato, leggero e allo stesso tempo ricco di spunti di riflessione, poetico eppure immerso nella realtà sociale e politica dell'India degli anni 60. I personaggi, le scene e le sensazioni in cui la storia proietta il lettore restano nel cuore anche molto tempo dopo aver chiuso il libro. Da leggere, rileggere e consigliare.

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    giorgia

    03/12/2008 16:19:31

    Decisamente un libro toccante, lascia uno sconforto infinito dentro. Mi ha colpito molto l'estrema durezza della madre verso i bambini nonostante il suo amore per loro. Il linguaggio è talvolta appesantito da uno stile molto lontano da quello occidentale, poco lineare, con molti dialoghi interiori mischiati liberamente a descrizioni oggettive

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    Estelgard

    19/05/2008 15:24:27

    Consigliatomi vivamente dalla mia ragazza che lo ha letto durante il nostro viaggio in India, si è rivelato una piacevole sorpresa. Inizialmente è un libro che spiazza, in particolare nelle prime pagine, per la prosa semplice ma al tempo stesso complicata dalle espressioni riportate direttamente dalla mente dei bambini-ragazzi protagonisti della storia. nel principio non è facile seguire l'azione e riconoscere bene tutti i personaggi e i loro legami di parentela, quindi credo sia un romanzo da leggere con attenzione e se possibile rileggere una seconda volta. La freschezza con la quale l'autrice descrive le spensierate giornate dei piccoli gemelli non riesce a togliere l'alone di angoscia provocato dai tanti piccoli drammi che si susseguono all'interno di questa famiglia borghese del Kerala, che alla fine sarà rovinata da un concatenarsi di tragedie. L'autrice è brava ad alternare passato e presente e descrive anche gli eventi più orribili con il linguaggio dei bambini, sempre alla ricerca di una spiegazione, anche di fronte al mistero della morte, o della vita. Infine la parte terminale si arricchisce di suspence quasi giallistica e ogni cosa acquisisce il suo senso, in un mondo, quello degli uomini, che troppo spesso non ne ha. Leggetelo senza scoraggiarvi dello stile un pò strano, non vi deluderà!

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    TERESA

    29/05/2007 12:41:21

    FORSE IL MIGLIORE LIBRO CHE IO ABBIA MAI LETTO, ANCHE SE NON LO CONSIGLIEREI A TUTTI. SICURAMENTE NON SI DIMENTICA.

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    Antonio Gatti

    26/03/2007 10:21:42

    Sono rimasto decisamente colpito da questo libro, che come ogni buon libro d'esordio (o, in questo caso, quasi esordio) sembra scritto come se i ricordi di una vita intera debbano essere strizzati dentro le 300 pagine della narrazione, e quindi ne risulta una lettura strabordante, grassa e succosa, mai banale, con tanto materiale che un buon Wilbur Smith avrebbe potuto farci 30 libri almeno... la narrazione poi e' fenomenale, e' quasi incredibile come la Roy sia riuscita a tenere le fila del discorso... un assoluto capolavoro

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    claudia

    08/01/2007 17:19:32

    uno dei libri più belli, di quelli che accarezzano il cuore ma anche il lato oscuro dell'anima. Bello bello bello

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    ElleBi

    19/06/2006 16:59:03

    Quando lo finisci, le immagini restano dentro di te come se le avessi viste con i tuoi stessi occhi, e parte della narrazione diventa inevitabilmente tua.

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    DAVIDE

    02/05/2006 14:22:11

    Una prosa così coinvolgente e curata , forse è la prima volta che la incontro nelle mie letture . La storia , i luoghi , i personaggi rimangono avvolti da parole che si attaccano all'anima e non la lasciano più fino al termine del libro. Lo consiglio vivamente .

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    Violetta

    03/05/2005 20:31:31

    "il dio delle piccole cose" di Arundhati Roy è un libro magico, poetico, speciale, perchè avvolge chi lo legge in una spirale di emozioni, colori e sensazioni senza tempo, l'autrice usa frasi semplici ed un modo particolare per spiegare la natura, i sentimenti, le persone che solo i bambini sanno capire oppure chi li conosce!!! Se guardate negli occhi trasparenti di un bambino vedrete l’infinito, lì si nasconde il vero segreto della felicità: trovare emozioni, sensazioni, gioia, stupore nelle piccole cose che popolano il mondo, nei colori di un cielo azzurro e nelle forme delle nuvole che lo disegnano, nell’andirivieni delle formiche sul selciato, nel profumo della pioggia, nei bagliori delle gocce di pioggia contro il sole tra le fronde …. Loro sanno davvero apprezzare il mondo e se solo li ascoltassimo capiremmo che al di là di tutte le stupidate che l'uomo ha creato esistono meraviglie nella natura che contano veramente e che molti non sanno vedere. E questo libro si aggrappa a quelle per andare avanti in un mondo dove le ingiustizie, le malelingue e l'egoismo hanno la meglio. Forse è un bel messaggio di speranza per chi è sopraffatto dallo scorrere frettoloso del tempo che toglie ogni contatto con la realtà vera. Fermarsi un attimo, immergersi nella natura, ascoltare, donarsi a lei e volersi finalmente bene. Violetta

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    Alessandra

    14/02/2005 00:44:27

    Questo libro emana grazia in tutte le sue pagine, in tutte le parole scelte dall'autrice. Inizia e finisce in fretta, come un volo di farfalla, e lascia la sua polverina delicata nel cuore del lettore. Un solo avviso per chi legge, tenete bene a mente le prime pagine, perchè alla fine tutto si unirà come per magia.

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    rossana

    28/01/2005 19:07:06

    lo sto leggendo, mi ha preso una giornata intera. Ne sono letteralmente meravigliata di come riesce a scavare nell'immagine di ogni personaggio e come riesce a trasportare in ogni parola le immagini che ognuno di noi , anche in realtà diverse, ha comunque vissuto nella propria infanzia. Attraverso i bambini passano concetti importanti rivissuti in forma semplice dalla mente e dai comportamenti dei bambini. Veramente geniale trovare questa forma di interazione con il lettore.

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    mari

    08/01/2005 18:29:07

    il dio delle piccole cose non è solo un libro ma un album fotografico dove le "piccole cose" di ogni giorno diventano immagini.. non leggetelo solo con gli occhi ma aprite la mente per accoglierlo...

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    Luisa

    22/12/2004 23:51:04

    Mi e` stato caldamente consigliato ma non mi e` piaciuto.Forse non l'ho capito e varrebbe la pena rileggerlo.Sono rimasta molto sorpresa dei voti alti delle precedenti recenzioni.

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    Alice

    06/11/2004 17:06:13

    Come dire....per questo libro sarebbe necessario aggiunger un voto alla scala,é davvero fantastico,entusiasmante e dolce. Permette di riflettere sulle ingiustizie della vita ed allo stesso tempo di sognare, grazie ad una intensa storia d'amore......

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    Viviana

    26/08/2004 21:52:37

    Bellissimo, poetico, appassionante, intenso, commovente...non avrei mai voluto smettere di leggerlo. Vivy

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    Claudia

    14/07/2004 14:59:23

    Emozionante, coinvolgente, affascinante, intenso, profondo, lirico, semplicemente...indimenticabile!Uno dei miei libri preferiti

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    dany

    25/05/2004 17:55:11

    Più che un romanzo, una poesia. Bellissima!

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«Il Dio della Perdita.
Il Dio delle Piccole Cose.
Non lasciava impronte sulla sabbia, né increspature nell'acqua, né la sua immagine nello specchio.»


Un'India diversa, meno nota, non turistica, né drammaticamente dominata dalla miseria e dalla morte, è quella che appare dal romanzo di Arundhati Roy, terra descritta da una scrittrice allora esordiente, che ha l'orgoglio di vivere in India e di parlare di una realtà che quotidianamente vive.

La trama, che non ha un andamento strettamente cronologico, ma si svolge lungo vari periodi della vita dei personaggi, ha dei nuclei portanti intorno ai quali muovono gli innumerevoli piccoli eventi quotidiani, che, pur scorrendo quasi insignificanti, sono in grado di cambiare radicalmente e drammaticamente le esistenze. Ma ciò che avviene non è descritto, è filtrato dall'immaginario di chi ne è protagonista, soprattutto dalla psicologia dei due "gemelli dizigotici" che sono il nucleo principale della storia. Per un bambino ogni parola, ogni gesto ha un significato assoluto, l'amore è un sentimento perennemente a rischio e la morte è una realtà che la fantasia può ignorare (Sophia Moll, la cuginetta morta, in realtà sta facendo le capriole dentro la sua bara, e sorride e gioca...). Più crudele è la vita per Ammu, madre di Estha e Rahel, i due gemelli: il matrimonio con un uomo alcolizzato e violento, il rifugiarsi nella casa paterna del piccolo paese in cui marxismo e pregiudizi di casta convivono, la relazione con un Paravan, un Intoccabile, che la farà scacciare come indegna di vivere in una famiglia abbiente e rispettata. La sua solitaria morte, a un'età in cui non è né giovane, né vecchia, la sua cremazione a cui assistono, in un'atmosfera di alienazione, la figlia e il fratello, sono in un certo senso la conclusione logica di una vita, che vuole rompere certi canoni, ma non sa farlo fino in fondo.

L'aspetto più affascinante del romanzo è il linguaggio, che la traduzione di Chiara Gabutti rende efficacemente: parole che si fanno immagini e cose, anzi piccole cose, piccoli dei. Si è circondati da realtà vive, basta nominarle o pensarle e assumono una loro autonomia e una forza condizionante con cui è possibile dialogare o scontrarsi. Il silenzio e l'isolamento in cui si chiude Estha, che nemmeno la sorella osa spezzare, è forse l'unica risposta possibile, almeno fino ad oggi, a questa società così impermeabile, pur nell'apparente rapida evoluzione del costume.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

1
CONSERVE & COMPOSTE PARADISO

Maggio ad Ayemenem è un mese caldo, meditabondo. Le giornate sono lunghe e umide. Il fiume si ritira e corvi neri si rimpinzano di manghi lucidi sugli alberi verdepolvere, immobili. Maturano le banane rosse. Si spaccano i frutti dell'albero del pane. Mosconi viziosi ronzano vacui nell'aria fruttata. Poi si schiantano contro i vetri delle finestre e muoiono, goffamente inermi sotto il sole.
Le notti sono limpide, ma soffuse di un'attesa fosca e pigra.
Con l'inizio di giugno, però, arriva il monsone da sudovest, portando tre mesi di vento e pioggia, con brevi incantesimi di sole aspro e brillante che i bambini elettrizzati rubano per i loro giochi. La campagna diventa di un verde sfrontato. I confini sfumano man mano che i filari di tapioca mettono radici e fioriscono. I muri di mattoni diventano verdemuschio. I viticci del pepe nero serpeggiano su per i pali della luce. I rampicanti selvatici traboccano dagli argini di laterite e si riversano nelle strade allagate. Le barche riforniscono i bazar. E nelle pozzanghere che riempiono le buche lasciate per le strade dal Dipartimento dei Lavori Pubblici compare qualche pesciolino.
Pioveva, quando Rahel tornò ad Ayemenem. Argentee funi frustavano la terra sfatta, arandola a colpi di cannone. La vecchia casa sulla collina portava il ripido tetto a due spioventi calcato sulle orecchie come un cappello. I muri, striati di muschio, si erano ammorbiditi e leggermente gonfiati per l'umidità che filtrava dal terreno. Il giardino incolto e straripante era pieno del sussurro e del trapestio di piccole vite. Nel sottobosco un serpente si strofinava contro una pietra lucente. Gialle ranetoro perlustravano speranzose lo stagno melmoso in cerca di un compagno. Una mangusta fradicia sfrecciò per il viale d'accesso cosparso di foglie.
La casa sembrava vuota. Porte e finestre serrate. La veranda anteriore nuda. Senza mobili. Ma la Plymouth azzurrocielo con gli alettoni cromati era ancora parcheggiata lì fuori e, dentro casa, Baby Kochamma era ancora viva.
Era la baby-prozia di Rahel, la sorella più giovane di suo nonno. Il suo vero nome era Navomi, Navomi Ipe, ma tutti la chiamavano Baby. Diventò Baby Kochamma quando fu grande abbastanza per essere zia. Rahel non era tornata a trovare lei, però. Né la nipote, né la prozia si facevano illusioni al riguardo. Rahel era venuta per vedere suo fratello, Estha. Erano gemelli nati da due ovuli diversi. "Dizigotici", dicevano i dottori. Nati da ovuli separati, ma fecondati contemporaneamente. Estha - Esthappen - era più vecchio di diciotto minuti. Non si erano mai assomigliati in modo particolare, Estha e Rahel, e nemmeno quando erano bimbetti dalle braccia magroline, il petto piatto e i ciuffi alla Elvis Presley,... c'erano mai stati i classici "Chi è Rahel?" e "Qual è Estha?" da parte di parenti tutti sorrisi o dei vescovi siriano-ortodossi che visitavano spesso la casa di Ayemenem per le offerte.
La confusione stava in un posto più profondo, più segreto.
In quei primi anni amorfi, in cui la memoria cominciava appena a esistere, in cui la vita era piena di Inizi e non conosceva Fine, e Tutto era Per Sempre, Esthappen e Rahel pensavano a loro due insieme come Io, e separati, individualmente, come Noi. Quasi fossero una rara specie di gemelli siamesi, separati nel corpo ma con identità fuse insieme.
Ancora adesso, dopo tutti questi anni, Rahel ricorda di essersi svegliata una notte ridendo per un sogno buffo fatto da Estha.
Rahel ricorda anche altre cose che non ha il diritto di ricordare.
Per esempio, ricorda (anche se non era presente) che cosa fece a Estha l'Uomo delle Aranciate e delle Limonate, quella volta al Cinema Abilash. Ricorda il sapore dei sandwich al pomodoro - i sandwich di Estha, quelli che Estha stava mangiando - sul postale per Madras.
E queste sono solo le piccole cose.

Ad ogni modo, lei adesso pensa a Estha e Rahel come Loro, perché separatamente loro due non sono più quello che Loro sono stati o quello che Loro pensavano sarebbero stati.
No
Le loro vite hanno forma e dimensione, adesso. Estha ha la sua e Rahel pure.
Margini, Bordi, Orli, Confini, Frontiere e Limiti sono comparsi ai loro orizzonti separati come una banda di folletti maligni. Creature piccole dalle lunghe ombre, che pattugliano un Limitare Sfocato. Sotto i loro occhi sono sorte delicate mezzelune e hanno la stessa età di Ammu quando morì. Trentuno.
Non vecchi.
Non giovani.
Ma vitalmente morituri.