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Donna Tartt

Traduttore: I. Landolfi
Collana: Best BUR
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 622 p. , Rilegato
  • EAN: 9788817079617
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    zombie49

    28/09/2015 20.21.18

    In un piccolo college del Vermont sei ragazzi studiano greco antico sotto la guida di uno stravagante professore. Le lezioni si svolgono nel lussuoso e confortevole ufficio dell'insegnante, che conversa in modo informale con gli allievi, come fossero discepoli di Platone, discutendo di questioni filosofiche e morali. I ragazzi, ritenendosi un'élite, si tengono isolati dagli altri, e sono legati da una stretta ma ambigua amicizia. Gli studenti si riuniscono spesso nella casa di campagna del ricco Henry, dove oziano, si ubriacano, fumano, rubacchiano. Una notte quattro di loro vogliono ricreare un'estasi dionisiaca, e involontariamente uccidono un uomo. Come fare se Bunny, escluso, sa e ha il vizio di parlare troppo? E' un giallo insolito dalla parte degli assassini, che non provano alcun rimorso, ma si preoccupano solo di non essere incolpati. Che cosa faremmo noi al loro posto? Donna Tartt non racconta il crimine, che è solo accennato nei ricordi confusi dei protagonisti, ma la loro angoscia per il timore di essere scoperti, le bugie e gli espedienti x sviare i sospetti, la ricerca di una soluzione definitiva alle loro paure, fino alle estreme conseguenze. I ragazzi sono amorali, snob, privi di empatia verso gli altri, cinici, eppure intriganti nella loro apparente normalità. Gli assassini non hanno un marchio distintivo, possono vivere accanto a noi senza destare sospetti. L'autrice propone la dicotomia tra crimine e normalità, tratto caratteristico di alcuni assassini, come il serial killer Ted Bundy. Il romanzo è prolisso e noioso nella parte iniziale, tanto da indurmi all'abbandono al primo tentativo di lettura ma ricco di suspense nello svolgimento delle indagini. Mi è incomprensibile il fascino esercitato dalle lingue morte sugli studenti americani che le interpretano come rappresentazioni teatrali, identificandosi nei personaggi della mitologia, piuttosto che ritenere latino e greco materie noiose e inutili avulse dalla realtà.

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    Sebastiano Ricci

    11/12/2014 10.35.24

    Romanzo cupo. Forse dieci anni per scriverlo sono troppi, ma certo ogni autore ha il tempo che ha. Personaggi interessanti (i gemelli, soprattutto),l'io narrante meno, un po' antipatico (una cosa che manca è se svela agli amici il suo essere un impostore riguardo al suo passato e la sua origine familiare). Il romanzo è un po' squilibrato,in alcune parti promette cose che non vengono mantenute (l'autrice sembra dimenticarsi, nella parte centrale del romanzo, le lezioni di greco e la figura essenziale dell'insegnante). Finale più romantico che drammatico. E' evidente(e non è di certo un difetto) l'amore per Scott Fitzgerald, l'aura romantica da belli e dannati e anche un po'di Gatsby. Non un classico, ma di certo c'è scrittura a tonnellate. Da sgrossare.

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