Il Dio di Machiavelli e il problema morale dell'Italia

Maurizio Viroli

Editore: Laterza
Anno edizione: 2005
Pagine: XXXVI-312 p., Rilegato
  • EAN: 9788842074984
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Che le opere di Machiavelli abbiano uno scopo educativo è evidente a ogni lettore del Principe dei Discorsi o dell'Arte della guerra: “la forza della parola” permette di esortare all'azione e d'invocare una futura riforma della politica e della morale. In tal senso l'eloquenza machiavelliana rimanda alla rivalutazione umanistica della retorica e nello stesso tempo agli slanci profetici di Gerolamo Savonarola. Proprio a una dimensione oratoria e omiletica fa riferimento il saggio che Maurizio Viroli dedica alla “religiosità tipicamente cristiana” di Machiavelli insistendo però sulle sue sfumature civili. Riformare politica e morale infatti significa innanzitutto riformare la religione che per Machiavelli non è semplice maschera o instrumentum regni ma coincide invece con la carità di patria l'amore della virtù e del bene comune il culto della libertà repubblicana. Viroli ricostruisce la genealogia medievale e umanistica di questo “ideale del cittadino cristiano” unito nei Discorsi machiavelliani a una feroce critica non della religione ma della “cattiva religione” della chiesa romana che “ha reso gli italiani cattivi”. Le buone leggi e la libertà formano allora “l'ethos civile della religione” una religione interiore e strettamente legata al “sentimento del dovere”. Non stupisce che questo Machiavelli intimamente savonaroliano si proietti sul versante “puritano” della cultura occidentale in una discendenza che va ben oltre le censure controriformistiche. Sono infatti le voci di Bruno e degli illuministi di Alfieri Foscolo Gioberti e Leopardi a chiudere con brillante rassegna il saggio di Viroli: richiami secolari alla profezia machiavelliana di una religione della “bontà” civile e della virtù che ispirerà anche la dottrina politica dei primi patrioti americani e (ancora in Italia) il liberalismo di Croce e Gobetti.


Rinaldo Rinaldi