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Enrico Donaggio

Editore: Feltrinelli
Collana: Campi del sapere
Anno edizione: 2016
Pagine: 155 p. , Brossura
  • EAN: 9788807105197

Recensione di Luciana Castellina

Questo libro è faticosissimo perché è così denso di considerazioni, anzi, di svelamenti sulla sostanza delle nostre ovvietà quotidiane, che ?occorre fermarsi a ogni ?paragrafo per interrogarsi e riflettere, ogni frase è da rileggere per capire. Anche per via di un linguaggio immaginifico e innovativo che riduce il tempo? materiale della lettura, perché tutto racchiude in pochissime parole, però, poi, per carpirne davvero il senso, ci vuole un po’. L’idea di partenza è pensare al capitalismo come a una fortezza in cui sei recluso, e che, come tutte le prigioni, produce anche cultura che ti contamina con la sua ideologia. Perché il capitalismo è diventato “integrale”. Sicché detenuto e carceriere si incorporano a vicenda, (…). Il sistema è infatti capace di reinventarsi in continuazione, e di farlo con l’aiuto delle stesse sue vittime.

Il titolo è (…) un invito a cominciare a dire di no, è un richiamo alla necessità di non considerare più naturale il modo in cui viviamo che spegne ogni velleità critica. Tornare a sollecitare un lucido ed esplicito rifiuto del capitalismo è il primo passo necessario, e per questo occorre dire no ad alta voce. Ripeterlo è un obbligo, troppo spesso disatteso per rassegnazione. O asservimento. Stando attenti, aggiunge l’autore, a non pensarsi come il pastore che indica al gregge smarrito la via. È l’errore compiuto da tutte le avanguardie rivoluzionarie (…). Perché chi sta dentro la caverna oscura del capitalismo non riesce nemmeno a immaginare il di fuori. E se pure qualcuno riesce a scappare, poi non saprebbe raccontarlo ai compagni lasciati nel buio, che non gli crederebbero. Per questo non può esserci un liberatore, che parla dall’alto e dal di fuori. (…) E però cosa fare oggi per ridare protagonismo alle vittime, se ogni gesto critico risulta alla fine penetrato a sua volta dall’ideologia che vorrebbe scalzare? Come reinventare la speranza sociale? (…). Bisognerebbe combattere l’indifferenza e l’individualismo che impediscono a chiunque di liberarsi davvero.

Serve dunque una dimensione collettiva. (…). Creare “luoghi comuni di umanità”, indica Donaggio come strategia di “defatalizzazione”. Penso voglia dire due cose importanti: che ci vuole più coraggio nel riproporre una denuncia radicale non solo del sistema in quanto tale; e che la presa di coscienza della sua cattiveria passa oggi per esperienze diverse da quelle del passato ed è su queste che occorre far leva per resuscitare antagonismo. Costruire zone liberate, e cioè forme consolidate di democrazia organizzata, entro cui sia possibile sperimentare già oggi modi diversi di produrre, consumare, e dunque vivere e così ridar sangue alla esangue democrazia in cui viviamo, un sistema da cui la politica è stata pericolosamente espulsa. (…)

 

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    giada

    16/07/2016 19.57.41

    bellissimo!!! era un libro che aspettavo, senza saperlo. i pensieri che un sacco di gente che vorrebbe un mondo migliore ha in testa, magari senza saperlo, soprattutto noi giovani italiani. lo consiglio assolutamente!!!

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