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Clara Mucci

Editore: Borla
Anno edizione: 2008
Pagine: 208 p. , Brossura
  • EAN: 9788826317069
L'autrice affronta un problema fondamentale per la teoria e la pratica psicoanalitica, quello della distinzione fra trauma reale e fantasia inconscia quali determinanti psicopatologiche. Come è noto, la controversia realtà/fantasia (ipotesi che sostituiva l'iniziale idea del trauma avente origine da esperienze reali) ebbe inizio con la teoria della seduzione inconscia quale fondamento del complesso edipico. Questo mutamento del baricentro eziologico suscitò molte critiche, quasi che non potesse sussistere l'idea di una disposizione inconscia primaria a creare fantasie di natura sessuale. In realtà, la pratica psicoanalitica ha dimostrato che trauma reale e disposizione fantastica inconscia non sono in contraddizione tra loro, ma si rinforzano a vicenda sviluppando forme più o meno gravi di patologia post-traumatica. Ma che dire quando il trauma reale oggettivo assume le sembianze massive di un olocausto, di torture, di pulizia etnica? È evidente, in questi casi, che il riconoscimento e l'elaborazione di una realtà effettiva siano fondamentali nel trattamento dei disturbi post-traumatici e delle loro conseguenze a lungo termine. L'autrice espone vividamente come, in presenza di gravi disturbi di personalità, eziologicamente determinati da traumi, la psicoanalisi abbia il compito di riconoscere e consentire l'elaborazione del trauma reale e delle sue conseguenze intrapsichiche nel paziente. Ciò significherà confrontarsi con l'internalizzazione di una relazione implicante sia il trauma del sé della vittima che la rappresentazione dell'agente traumatizzante nel transfert. Se il trauma non venisse elaborato, e le sue conseguenze negate, tali identificazioni potrebbero ricomparire nell'ambiente familiare, nell'area transgenerazionale o negli agiti individuali. Lo specifico, in questi casi, del contesto terapeutico psicoanalitico, è quello di fornire una cornice sicura entro cui il paziente possa rivivere ciò che nella sua storia era stato sino ad allora indicibile, perché privato della possibilità stessa di esistere.
Maurizio Abeni