Una domenica - Fabio Geda - copertina

Una domenica

Fabio Geda

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 17 settembre 2019
Pagine: 192 p., Brossura
  • EAN: 9788806241865
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In equilibrio tra nostalgia e speranza, Fabio Geda racconta con voce unica, commovente, una giornata che racchiude un'intera esistenza. Una storia che prima o poi ci attraversa, o ci sfiora, tutti.

«Come i ponti, il romanzo di Geda è una costruzione di cui si percepisce la complessità ma che deve sembrare affusolata e aerea. E tale sembra. Il libro si legge come un page turner: capitoli brevi, intensi, cesellati, che stuzzicano nel lettore ora la curiosità sul tempo presente del romanzo, ora una nostalgia lancinante di un passato che gronda felicità perduta»La Lettura

«Un libro scritto con rara densità, senza virtuosismi esibiti o compiaciuti, con un controllo assoluto delle parole, con un’asciuttezza che smuove montagne emotive»Robinson

«Non sono mai stata brava a gestire la fragilità dei miei genitori: nei loro confronti non ho mai smesso di sentirmi figlia e di voler essere io quella accudita. Mi veniva spontaneo pensare che essendo piú vecchi di me dovessero essere migliori di me, punto: una di quelle cose scritte nel destino. Dovevano essere piú consapevoli, piú forti, in grado di governare con piú criterio qualunque situazione. Ma arriva un momento in cui le parti si invertono o per lo meno si sovrappongono. Nel destino c'è scritto anche questo»

Quando raggiungi l'età che avevano i tuoi genitori al tempo in cui eri un bambino, capisci quanto fossero giovani, e quanto inquieti fossero i loro cuori. In equilibrio tra nostalgia e speranza, Fabio Geda racconta con voce unica, commovente, una giornata che racchiude un'intera esistenza. Una storia che prima o poi ci attraversa, o ci sfiora, tutti. Un uomo che ha trascorso quarant'anni costruendo ponti in giro per il mondo, ed è da poco rimasto vedovo, ha preparato con cura un pranzo di famiglia. È la prima volta. Ma una nipote ha un piccolo incidente e l'appuntamento salta. Preoccupato, con addosso un po' di amarezza, l'uomo esce a fare una passeggiata. E conosce Elena e Gaston, madre e figlio, soli come lui. Si siederanno loro alla sua tavola, offrendogli la possibilità di essere padre, nonno, in modo nuovo. Trasformando una normale domenica di novembre nell'occasione per riflettere sulle imperfezioni dell'amore, sui rimpianti, sulla vita che resta.
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    Towandaaa

    28/07/2020 16:46:54

    Un racconto su almeno tre piani temporali diversi: quello centrale, la domenica del titolo, vede un uomo da poco vedovo attendere e darsi da fare con i preparativi per la visita tanto attesa della figlia, del genero e delle nipotine; visita che purtroppo però non avrà luogo a causa di un infortunio occorso a una delle bambine. E mentre seguiamo i pensieri e le azioni del protagonista, le sue attese, i suoi momenti di malinconia nel seguire le ricette scritte dalla moglie su un quaderno che ha accompagnato tutta la loro vita coniugale (“Aveva accarezzato le pagine con una meticolosità da cieco per sentire la profondità delle incisioni lasciate dalla penna e gli occhi si erano riempiti di lacrime”), i suoi ricordi, sembra proprio di essere lì con lui. Tutto ciò però, e questo è un primo punto di originalità, viene narrato non dal protagonista stesso, o da una voce fuori campo, ma dall’altra figlia del protagonista, quella un po’ più ribelle e lontana dalla vita del padre, tanto che praticamente non si parlano, senza che ciò dipenda da qualcosa di ben definito (lo scopriremo più avanti, ma non anticipo niente). Prima però di seguire lo svolgimento di questa particolare domenica, si aprono alcune parentesi in flash back, che servono a raccontarci qualcosa di più di tutti i membri di questa famiglia: oltre al protagonista, spesso lontano da casa per lavoro, la moglie, pietra angolare e punto fermo della famiglia, e tre figli, molto diversi tra loro. E per tutta la durata del racconto queste parentesi si alternano ad altre aperture in flash forward, che ci danno conto di quanto accade dopo quella domenica, delle ricadute che un incontro fortuito determina sulla vita di tutti i personaggi che incontriamo. con un linguaggio che trova il giusto registro: non semplicistico al punto da svilire il racconto, né ricercato al punto da risultare inappropriato.

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    Carol

    28/07/2020 09:20:22

    Una domenica qualunque diventa lo spunto per raccontare una vita qualunque con profondità, asciuttezza e precisione rare e riuscite. Un libro delicato che racconta la vita di un anziano vedovo (e di riflesso della sua famiglia), partendo dal presente per compiere brevi voli sul passato, attraverso la voce e i ricordi di una delle figlie, proprio quella con cui i legami si sono sfilacciati nel tempo senza un motivo. Consigliato

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    Mauro

    12/07/2020 09:14:46

    Ogni volta che leggo un romanzo di Geda divento triste, le storie che racconta sono di vita vissuta, anche questa volta mi sono ritrovato a ricordare la mia vita e quella dei miei genitori. In questo romanzo un padre di famiglia è sotto processo per aver lavorto tutta una vita per mantenere la propria famiglia, il lavoro lo ha portato a vivere molto all'estero e quindi non gli ha dato la possibilità di veder crescere i propri figli. Figli che alla fine sono cresciuti e sono stati educati solo dalla madre. Figli che adesso lo giudicano per la vita che ha avuto, sospettando perfino una relazione con un'altra donna. La morte prematura della moglie mette a nudo la sua fragilità, sarà anche perchè ormai in pensione e non più giovane fa fatica a vivere, i figli lontani non possono, o non vogliono, accudirlo. Solo la vecchiaia prima e la malattia dopo gli regala finalmente la compagnia dei figli, ma non l'affetto che non riesce a ricevere perchè lui stesso non è stato in grado di dare.Tutta la storia si svolge in una domenica di ricordi. Un romanzo breve ma intenso anche se mi ha lasciato dentro una tristezza facendomi ricordare i miei rapporti con i miei genitori, sensazioni molto simili a quelle trasmesse dallo scrittore.

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    Diego G

    30/05/2020 19:17:26

    Potrebbe sembrare un libro banale, la storia di una normale famiglia.....invece è ricco di spunti e riflessioni interessanti, scritto molto bene e confesso nel finale di essermi commosso.

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    Veronica

    14/05/2020 08:35:29

    Un costruttore di ponti in pensione, oramai anziano, si trova a cucinare un pranzo torinese per la prima volta dopo la morte della moglie, ma la figlia e la sua famiglia non si presentano. A dare voce alla vicenda è l'altra figlia, quasi fosse uno spettatore invisibile. La comparsa di due personaggi, per puro caso, riempirà la domenica dell'uomo. Lettura piacevolissima e toccante, consigliato!

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    mara

    13/05/2020 09:06:34

    Una domenica che potrebbe essere di condivisione con la famiglia e i nipoti diventa, per il protagonista, una sorta di analisi della propria vita. Un uomo che, per mestiere, ha sempre costruito ponti in tutto il mondo, ha difficoltà a intrecciare quello più importante di tutti, ovvero il legame con la propria famiglia, le radici. Una domenica di novembre è l'occasione, anche grazie a Gaston ed Elena, due sconosciuti incontrati per caso, due esseri che vivono la sua stessa solitudine, di mettere in discussione la propria esistenza, riflettendo sugli errori del passato sperando di riuscire a ripararli e correggerli in qualche modo. Una storia che è raccontata da una delle figlie con la quale il protagonista ha un rapporto difficile, d'incomunicabilità e mette in luce l'altra faccia dell'amore, dei rimpianti, della vita che rimane, nonostante tutto. Un romanzo in cui ognuno può rispecchiarsi, che commuove e tocca nel profondo.

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    Francesco

    12/05/2020 16:05:42

    Una storia che indaga l'animo umano senza rivelare troppo dei personaggi. Un romanzo che invece di allungarsi per gli anni dei protagonisti riesce a riassumere il senso delle loro esistenze in uno sguardo breve, condensato in una domenica.

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    marialuisa

    11/05/2020 13:30:24

    Sono da sempre appassionata dei libri di Geda e anche questa volta sono rimasta soddisfatta. In sè la trama è molto semplice ed essenziale ma apre uno spiraglio di delicatezza, nel raccontare la rinascita dovuta all'incontro tra persone prima estranee, che in più punti mi ha fatto commuovere. Davvero ben scritto e ben raccontato, Fabio Geda non delude mai.

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    Renzo Montagnoli

    15/02/2020 13:59:15

    L’idea del romanzo è indubbiamente interessante, con quest’uomo anziano, vedovo, costruttore di ponti che l’hanno costretto a lunghi soggiorni all’estero, che ormai da tempo solo nel suo appartamento prepara un pranzo domenicale per figli e nipoti, ma, ahimè, quando è già tutto pronto gli ospiti per un contrattempo disertano l’appuntamento e allora lui esce per fare una passeggiata, in cui incontra Elena e Gaston, madre e figlio, pure loro soli. All’uomo viene un’idea che si rivelerà foriera di ulteriori proficui sviluppi, poiché invita a pranzo entrambi, che accettano. Non vado oltre perché ho già detto molto e sarebbe eccessivo impedire ai lettori di scoprire ciò che riserverà loro la lettura. A Fabio Geda non mancano le capacità per proporre questa storia, con delicatezza, quasi con pudore, eppure a mio parere l’opera, se pur interessante, presenta non pochi punti sui quali ci sarebbe da ridire, perché insomma i difetti non mancano. Innanzi a tutto c’è un incipit molto lungo, ma anche tale da mettere in affanno il lettore, per non parlare poi dello stile, massiccio e greve come un blocco di marmo, ma quello che secondo me nuoce maggiormente è il frequente ricorso ai flaschback, forse per mostrare l’alternarsi delle epoche diverse, ma i periodi purtroppo non sono ben raccordati, al punto che personalmente mi hanno dato fastidio; se non bastasse ho rilevato anche una consistente verbosità quasi sempre ingiustificata e che porta inevitabilmente a un ritmo della narrazione piuttosto lento. Quindi, per concludere, pur riconoscendo al romanzo ampi meriti per la trama, mi è sembrato carente proprio nella sua costruzione.

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    Pat

    01/02/2020 11:16:10

    Un libro straordinario per la scorrevolezza, l'uso della lingua italiana che ti resta nell'orecchio come musica. Intelligente e coinvolgente la trama fatta di quotidiano che va molto oltre il quotidiano. Pagine che danno speranza e fanno pensare quanto sia vero che il caso possa aprire scenari inaspettati. Occorre avere occhi per vedere.

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    francy

    25/10/2019 09:06:09

    bellissimo, ti prende dall'inizio alla fine. Come un semplice incontro casuale possa cambiare la vita ad entrambi. Temevo che l'idea dello scrittore di scrivere nei panni di una donna potesse creare qualche incongruenza ma è tutto perfetto

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    Giuseppe1940

    07/10/2019 10:20:49

    Io leggo alcune ore tutti i giorni ed era da tempo che non mi capitava un libro dalla trama semplice e dalla lettura così scorrevole e piacevole.

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    aurora

    03/10/2019 10:06:35

    Un libro bellissimo, non banale, che si legge tutto d'un fiato. Fabio Geda: un nome, una garanzia.

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    Antonio

    25/09/2019 12:19:06

    Consigliato!

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    Renata

    25/09/2019 07:16:32

    Libro che mi è piaciuto molto e mi ha emozionato tantissimo, un racconto che potrebbe essere raccontato da tutti noi ma qui in maniera semplice e con tantissima empatia. Parla soprattutto di quella felicità perduta e della malinconia dell'essere.

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    alessandra arcarese

    20/09/2019 18:29:59

    Una sola giornata però una giornata che racchiude una miriade di emozioni ..bellissimo come due persone possano ritrovarsi e riuscire a colmare quello vuoto che era la solitudine.. una solitudine che tra l'altro li accomuna

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    Cristina

    20/09/2019 12:27:13

    Bellissimo libro!!

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    giosy

    19/09/2019 11:32:37

    Scorrevole e piacevole da leggere.

Vedi tutte le 18 recensioni cliente

Una domenica, una come tante: un uomo solo, è vedovo da pochi mesi, i figli sono tutti lontano ma oggi una dei tre, con le nipotine, verrà a pranzo. Tempo di darsi da fare e preparare un menù che rispecchia lo stile piemontese: siamo a Torino, e il romanzo di Fabio Geda edito da Einaudi, Una domenica (192 pagine, 16 euro), si svolge pressoché tutto intorno alla grande casa di famiglia di Lungo Po Antonelli. Una storia delicata, pacata come una domenica che, dopo l’attesa del pranzo e l’impegno in cucina, si rivelerà densa di solitudine e, per contro, possibilità. Accade un incidente, una delle nipoti si fa male e il pranzo salta. Cosa farsene, ora, di quelle golose cipolle ripiene, del budino di Seirass, delle tagliatelle di borragine che così tanta fatica sono costante al protagonista?

È un innesco in fondo semplice: un imprevisto, piani che saltano, giornate improvvisamente vuote da riempire. Perché questo romanzo di Geda ha al centro, tra le diverse tematiche, quella della vecchiaia e della solitudine. Le dita del protagonista sfiorano malinconiche e tremanti il quaderno di ricette della moglie, morta poco tempo prima: una presenza ancora viva tra le pagine, capace di cucinare mentre lui, ingegnere, ha passato la vita all’estero, a costruire ponti, grandi infrastrutture. Schiacciato dalla consapevolezza del tempo ormai alle spalle, del vuoto di una casa dove tutte le porte restano aperte perché nessuno spazio resti isolato, il protagonista prova a ripartire conscio di aver dato, nel corso della vita «più attenzione alle cose urgenti che a quelle importanti». Si vede goffo mentre cucina, ma si emoziona, si sente ancora vivo nel ricordo della moglie e della famiglia unita. Ecco dunque perché l’imprevisto che fa saltare il pranzo lo schiaccia contro un’inattesa solitudine, che tuttavia potrebbe non restare tale.

È una domenica particolare sul Lungo Po Antonelli, una domenica di «luce strana, pulviscolare», dove «dalle palazzine traspirava una lentezza che sapeva di castagne». I passi della malinconica solitudine, misti alla preoccupazione per la salute della nipote, portano il protagonista allo skate-park, un luogo che ama e che si rivelerà foriero di incontri. Perché è qui che si può costruire un ponte, è qui che si trova e ritrova un comune bisogno di specchiarsi in un altro essere umano per condividere qualcosa, fossero anche solo due chiacchiere, un coniuge che non c’è più, la solitudine di una domenica e un pranzo preparato con amore che nessun altro mangerebbe. Gaston è il ragazzino che gioca sullo skate, Elena la sua giovane madre. Con discrezione tutta sabauda, è con lei che il protagonista inizia una conversazione che lo poterà, sorprendentemente anche per lui stesso, a invitare i due a pranzo. Un’azione quasi irrazionale, istintiva, dettata da « una comune voglia di racconto, di spartizione». La domenica si riaccende, c’è di nuovo, e ancora, qualcosa da vivere, da raccontare. Le vite si snocciolano, i dolori, le mancanze, le solitudini escono allo scoperto tra un caffè e una delicata allusione.

La caratteristica di questa storia di Geda è di essere narrata da lontano, anni dopo gli eventi, e da un occhio esterno, quello di Giulia, una dei tre figli, che scopriamo essere, per motivi ancora sconosciuti, distante dal padre, sia fisicamente che nei rapporti familiari. Giulia è attrice e drammaturga, innamorata del teatro è la più sensibile dei figli, quella nelle cui corde di artista vibrano parole, storie, ricordi, in una costante tensione verso le persone, le relazioni che le legano. Giulia costruisce storie a partire dai frammenti, come quella, incanta per la delicatezza e l’emozione, che raccoglie al tavolino di un bar di Roma in una vecchia fotografia in bianco e nero. È impegnata a ricostruire anche la sua, o meglio quella della sua famiglia, nel legame profondo con la madre, persa tragicamente, e in quello vacillante con il padre, logorato dai non detti e dall’incomprensione.

Giulia non riesce a osservare il mondo se non in forma narrativa, in dialoghi, ed ecco allora la sua cura, il suo ponte: ricostruire quella domenica, una come tante ma in fondo diversa dalle altre, con quella parentesi in cui, senza bene sapere come, Elena e Gaston si ritrovano in Lungo Po Antonelli a pranzare con quello che fino a poco prima era uno sconosciuto.

Alternando riflessioni di Giulia e racconti di quella domenica speciale, emerge una vita sommersa e segreta di una famiglia apparentemente serena, come tante. I non detti, le solitudini che già prima della vecchiaia abitavano quegli spazi, il rapporto lavorato, maturo e adulto dei genitori. È la scoperta dei lettori, il viaggio a ritroso nei nodi segreti di una famiglia qualunque. Ma è anche l’elaborazione del lutto della stessa Giulia, che alla fine, con la sua attenzione speciale alle persone, troverà un ponte per perdonare e passare oltre, mediando il fiume delle sue emozioni contraddittorie con il racconto. Proprio come fa Geda in una storia e nei suoi personaggi, raccontati con profonda sensibilità e delicatezza rara: «svelare attraverso le parole ciò che mi sono persa confusa dal rumore del presente e impastoiata nelle emozioni – scoprirà Giulia – ecco cosa amo del mio lavoro. Non potrei più farne a meno».

Recensione di Alessandra Chiappori

 

  • Fabio Geda Cover

    Fabio Geda (1972, Torino), si è occupato per anni di disagio giovanile, esperienza che ha spesso riversato nei suoi libri. Ha scritto su «Linus» e su «La Stampa» circa i temi del crescere e dell'educare. Collabora stabilmente con la Scuola Holden, il Circolo dei Lettori di Torino e la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura. Esordisce nel 2007 con Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani; segue L'esatta sequenza dei gesti (2008) e Nel mare ci sono i coccodrilli (2010) che ha avuto uno straordinario successo sia in Italia che all'estero. Nel 2011 esce L'estate alla fine del secolo, mentre del 2014 è Se la vita che salvi è la tua (Einaudi). Nel 2015 esce il primo volume della serie per ragazzi Berlin (Mondadori)... Approfondisci
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