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Curatore: S. Vitale
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 43
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
Pagine: 474 p.
  • EAN: 9788845913518

Scritto fra il 1935 e il 1937, ultimo romanzo russo di Nabokov, Il dono è forse anche il primo, e certo il più inesauribile, romanzo russo del Novecento. Al suo centro incontriamo l'iniziazione alla letteratura, all'amore, all'età adulta, di un giovane emigrato russo nella Berlino degli anni Venti, figura in cui sin dall'inizio il lettore sarà tentato di riconoscere una trasposizione di Nabokov stesso, mentre alla fine, stupefatto e ammaliato dalla complessità dei rimandi che costellano tutto il romanzo, sarà tentato di riconoscerla ovunque e in nessuna parte – e cioè appunto in quello stesso vertiginoso gioco di rifrazioni. Ma, al tempo stesso, Il dono è il romanzo della letteratura russa, una partitura narrativa dove risuonano, per via di allusioni, deformazioni, ibridazioni, ogni sorta di versi, stilemi, echi di quegli autori che avevano contribuito a comporre la sostanza variegata dello stile nabokoviano; ed è anche la storia della ricerca di un padre, qui il mirabile personaggio dell'esploratore Konstantin Godunov-Cerdyncev, l'uomo che «sapeva due o tre cose che nessun altro sapeva» e socchiudeva gli occhi fissando lo sguardo verso «azzurri paesi». La peculiarità del Dono è dunque innanzitutto quella di comprendere in sé una pluralità di romanzi inscatolati e rispecchiati l'uno nell'altro sino al felice artificio di far sboccare la narrazione sulla scrittura di un libro che è poi il Dono stesso: esempio insuperato di quel libro sul libro e dentro il libro che, come forma di romanzo, avrebbe poi continuato a svilupparsi a tutt'oggi, in quella terra estrema della letteratura dove la parola tenta continuamente di riflettersi in se stessa, quasi applicando alla narrazione quel procedimento che diede origine al teorema di Gödel e continua ad abitare la camera segreta di ogni pensiero.Scritto in russo tra il 1935 e il 1937, pubblicato a puntate (ma senza il quarto capitolo) dalla rivista dell'emigrazione «Sovremennye Zapiski» nel 1937-38, Il dono ebbe la sua prima edizione integrale nel 1952. Questa è la prima traduzione dal testo originale di Dar, accompagnata da un saggio di Serena Vitale che aiuterà il lettore a riconoscere la vivida luce russa che bagna questo romanzo.

Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    05/09/2015 08.04.46

    L'esito più alto di Nabokov,il sublime patibolo della sua arte unica sul quale il lettore può salire sapendo di aver viaggiato,seppure per una notte, fra i misteri e le essenze della vera gioia letteraria.Incanto narrativo degno di uno scrigno che dispensa rametti di idillio;opera di poesia che celebra la grande poesia,funambolica prova di linguaggio mai così attenta e centellinata,ragione che incespica sbucciandosi, ma ridendo,nel cestino ingombro del tempo, perchè "il simulacro della perfezione ha sempre una vergognosa verruca sul sedere".Dunque l'abbandonarsi ai doni della vita come in una strampalata sete di scoperta che alla fine ripaga per essere stata amata:"L'instabile torre di caffettiere, cestini, vassoi, vasi, che resta in equilibrio sul bastone di un clown".Un seme di fiducia allora su cui investire comunque le proprie povere monete,l'intuito che conosce il dolore,la stupidità,l'amarezza,quando si scopre che "il mondo non è che un'adunata di orrendi attaccabrighe,senza volto e umorismo,volgari ed ebeti per di più".Nabokov è un'instancabile giocoliere del linguaggio che lancia la sua prosa su cieli di emozione irraggiungibili."Può essere dispari il numero delle lacrime,o è solo la natura doppia della loro fonte a farci pretendere un numero pari?".Oppure: "..è come dire che qualcosa al cuore accade solo negli anni pari". Romanzo meraviglioso,dalle stive alle sommità delle vele,dai fondali più oscuri al grugno più contorto di nuvole.Storia di un poeta,Fedor,a cui viene detto da un critico:"Tutti le volteranno le spalle"; e lui risponde:"Ho un debole per le nuche".Storia di una patria adorata e della sua letteratura, storia delle segrete di un artista dalle quali sale,pian piano,la dolcezza di cui è pregno l'addio alla propria lingua,storia di un'epoca e di smarrimenti ispirati,di nostalgie vive come schiamazzi e del "marcescente cadavere dell'attualità".A Nabokov le parole obbediscono riverenti,prone e liete d'essere orchestrate da dita così miracolose.

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    Giuseppe Russo

    20/02/2015 10.16.20

    Le tempeste delle polemiche riguardanti «Lolita» si sono appena placate, il riconoscimento internazionale da sempre desiderato è infine arrivato, Nabokov è un ormai autore "mainstream" e non più soltanto uno scrittore scandaloso, quando decide di impegnare così tanti sforzi ed energie al romanzo che maggiormente vede combinarsi in grande armonia i suoi molteplici talenti. «Il dono» è un piccolo mondo a sé, nell'universo letterario dell'autore. Lo è per ragioni linguistiche (il multilinguismo qui adoperato non era affatto usuale nella sua scrittura), tecniche (la struttura narrativa alterna fasi in cui si sviluppa anzitutto la profondità dei personaggi ad altre nelle quali si dilata il piano sintagmatico) e psicologiche: l'autore dà infatti il meglio di sé proprio quando, lui che era diventato uno scandalo vivente ma bramava la notorietà, riesce a disinteressarsi del pubblico, della critica, degli editori. In quest'opera Nabokov fa i conti col suo passato, col suo presente e, per certi versi, con l'idea che desidera lasciare di sé quando la fine sarà arrivata. E il risultato è memorabile.

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    Elio

    21/06/2014 13.14.09

    Citati è entusiasta: comprensibilmente. "Il dono" è un grandissimo romanzo di un Nabokov lontano dalle costruzioni ludiche del periodo americano. Però resta immutata la capacità di costruire periodi talmente belli da lasciare a bocca aperta, oltre alle emozioni e la sensibilità dell'autore. Non credo sia superiore a "Lolita", forse preferisco addirittura "La difesa di Luzin", però in ogni caso non è da meno. Vale la pena solo per divertirsi dello sberleffo ai danni di poeti e istituzioni culturali bolsceviche che compie in un capitolo particolarmente lungo del libro. Ma il resto non è da meno.

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    giusy

    13/09/2013 22.49.09

    non ho capito cosa l'autore volesse comunicare,e di conseguenza non l'ho apprezzato. Citati suggerisce di correre a comprarlo, io, sinceramente, non sono riuscita a finirlo.

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    Raffaele

    25/02/2013 18.04.55

    Un fiume in piena, tra i più belli che abbia mai letto.

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    guglielmo aprile

    22/07/2012 08.50.57

    Romanzo-fiume. Il tema narrativo è la soggettività, oceanica e divagante per piste labirintiche e maliose, del protagonista, che si fa specchio alla vita che gli à intorno, al suo svolgersi ora assurdo ora comico ora tenero ora crudele. La scrittura è un immenso occhio proteso ad abbracciare la totalità. Accoglie il dato minuto e frivolo dell'esistenza, i particolari anche modesti e irrilevanti, ma si sofferma su essi partecipandovi con gioia sincera e dedizione totale, come se al mondo non esistessero che quelli, liberandoli della patina di ovvietà e scoprendovi motivi di inesauribile meraviglia: li amplifica, ci cuce sopra un affresco, coglie in essi una rivelazione di bellezza: riconosce l'aura, la radiosità che avvolge le apparenze: sono queste epifanie i 'doni' che sorprendono il protagonista tra le pieghe del quotidiano, si offrono al suo sguardo incantato, gli tramutano la vita in miracolo. Dono è anche quello delle parole, di cui il libbro tesse una implicita celebrazione: esse ricreano il mondo, perchè scoprono inauditi rapporti tra le cose imbastendo metafore. Un libro che ne contiene altri, come tante borse l'una nell'altra entro un sacco più grande; e infine un inno al destino: è lui a scrivere il libro delle nostre vite, quello che ci accade somiglia a una storia in cui siamo dentro, e la vita che vivamo srotola le sue pagine giorno per giorno come un romanzo, orchestrato da un regista sconosciuto che prepara, al di là degli apparenti ostacoli e intoppi, la nostra felicità futura, sebbene noi non abbiamo fede per guaradare abbastanza lontano da riconoscerla - ecco in fondo la prospettiva che ci fa intravedere: esiste un piano benevolo che assicura a ognuno la sua porzione di gioia, anche quando tutto intorno a noi sembra dire il contrario e la realtà pare turpe e volgare, essa guardata in trasparenza irradia una luce che la assolve e giustifica di tutto. g.a.

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    Fulvia

    07/11/2011 11.49.00

    In una parola: sublime! Il romanzo di Nabokov scritto tra il 1935 -1937 narra la storia di Fëdor Godunov-Cerdyncev, giovane émigré russo nella livida Berlino, del suo amore per Zina, dei suoi tentativi di scrivere una grande romanzo, della sua routine quotidiana divisa tra la camera d'affitto e la frequentazione degli ambienti dell'emigrazione russa composta principalmente da artisti e intellettuali Il libro è abbastanza articolato e necessita di una buona conoscenza della letteratura russa

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    paolo g

    27/04/2010 15.03.41

    I personaggi sono poco più che macchiette, una vera storia unitaria non esiste, tanto che i cinque capitoli del libro potrebbero essere pubblicati ognuno come un libro a sè stante...Qual è allora la grandezza di quest'opera? La straordinaria scrittura innanzitutto (e ringraziamo per questo la traduzione di Serena Vitale), leggera e profonda al tempo stesso, lirica e ironica, sempre fresca e precisa. E poi l'armonia dei registri apparentemente contrastanti su cui Nabokov riesce a fondarla, il poetico e il grottesco, imperniati sul ricordo del padre da un lato, e sulla figura di Cernysevskij dall'altro. Un'opera che si legge con grande piacere, e che fa parte della grande letteratura del Novecento.

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    XENIA

    20/07/2006 11.06.32

    Una pizza senza precedenti. Lolita incanta, diverte, fa riflettere e fa emozionare, il Dono non fa nulla. L'ho finito per caparbietà e perchè è scritto in modo eccellente, ma ho faticato parecchio e mi sono molto annoiata.

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    Fabio

    17/06/2004 14.46.27

    Il Dono di Nabokov alla letteratura russa, vera eroina di questo romanzo inesauribile, e a tutti coloro che amano i poeti.

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    Nina77

    31/10/2003 11.28.49

    Un libro bellissimo, appassionante, enciclopedico, ora divertente, ora interessante. La visione di Nabokov è assolutamente personale: ogni descrizione riserva una sorpresa. I dialoghi, che ci dicono qualcosa degli intellettuali russi dell'epoca in esilio, sono brillanti e molto umoristici. Ed è anche la storia di uno scrittore che muove i primi passi, che cerca affannosamente il proprio genere e il proprio stile, che cerca di vendere i suoi manoscritti e che apre ogni giorno il giornale sperando in una critica o in un qualsiasi segnale di considerazione.

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