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Dove mi trovo - Jhumpa Lahiri - copertina

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Jhumpa Lahiri

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Editore: Guanda
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 30 agosto 2018
Pagine: 163 p., Brossura
  • EAN: 9788823521360
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Gaia la libraia

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Il primo romanzo di Jhumpa Lahiri scritto in italiano, con il desiderio di oltrepassare un confine e di innestarsi in una nuova lingua letteraria, andando sempre più al largo.

«Sono io e non lo sono, vado via e resto sempre qui. Questa frase scompiglia brevemente la mia malinconia come un sussulto che fa oscillare i rami, che fa tremare le foglie di un albero.»

Sgomento ed esuberanza, radicamento ed estraneità: i temi di Jhumpa Lahiri in questo libro raggiungono un vertice. La donna al centro della storia oscilla tra immobilità e movimento, tra la ricerca di identificazione con un luogo e il rifiuto, allo stesso tempo, di creare legami permanenti. La città in cui abita, e che la incanta, è lo sfondo vivo delle sue giornate, quasi un interlocutore privilegiato: i marciapiedi intorno a casa, i giardini, i ponti, le piazze, le strade, i negozi, i bar, la piscina che la accoglie e le stazioni che ogni tanto la portano più lontano, a trovare la madre, immersa in una solitudine senza rimedio dopo la morte precoce del padre. E poi ci sono i colleghi di lavoro in mezzo ai quali non riesce ad ambientarsi, le amiche, gli amici, e «lui», un’ombra che la conforta e la turba. Fino al momento del passaggio. Nell’arco di un anno e nel susseguirsi delle stagioni, la donna arriverà a un «risveglio», in un giorno di mare e di sole pieno che le farà sentire con forza il calore della vita, del sangue.
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    Astrea

    25/12/2020 08:20:51

    Raccontini minimalisti dove la descrizioni di eventi quotidiani sembrano sempre sul punto di svelare qualche significato più nascosto, che poi non si rivela mai. Una vena di tristezza li percorre tutti.

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    Giulia

    15/05/2020 14:34:49

    C’è il susseguirsi delle stagioni e lo scorrere del tempo che abbracciano la protagonista. Un romanzo dallo stile garbato e ben costruito nel ritmo narrativo. Ho apprezzato il tocco delicato della scrittrice quando racconta della città in cui vive. Consigliato.

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    Franca

    12/05/2020 16:36:24

    Un romanzo che segna il passaggio di un confine nella vicenda della protagonista nella sua vita tra la piscina, i giardini e le stazioni. A colpirmi, particolarmente, sono il rapporto della donna con i suoi colleghi ed infine, con il suo amato. Ho letto il libro in pochissimo tempo e mi piacerebbe rileggerlo nuovamente, magari in compagnia delle persone che amo.

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    Towandaaa

    21/05/2019 09:32:38

    Tanto mi erano piaciuti “L’omonimo” e “Una nuova terra”, quanto mi ha lasciato perplessa “Dove mi trovo”. Si tratta di un romanzo composito (o forse di una raccolta di racconti, sono ancora indecisa sulla configurazione da attribuirgli), scaturente dalla giustapposizione di una serie di brevi quadretti che ritraggono piccoli momenti della giornata su cui si innestano ricordi, pensieri, riflessioni attinenti alla vita della protagonista. Una scelta che sapientemente controllata può dare ottimi risultati, ma sempre in bilico sul baratro della frammentarietà. Ciò che però mi ha lasciata delusa non deriva dalla scarsa coesione tra le varie parti, o dal fatto che ogni capitolo pare avere in sé qualcosa di irrisolto. Deriva piuttosto dal fatto che la sensazione che ho percepito aleggiare durante tutta la lettura è stata preminentemente quella di una leggerezza più affine alla superficialità che alla discrezione e al distacco. Un tono di inconsistenza e quasi noncuranza che avrei trovato adatto a fuggevoli e disinteressate considerazione su vite altrui, di persone poco interessanti e poco importanti per chi parla, ma non a chi analizza la propria vita e le proprie scelte. Soprattutto non ho ritrovato il tocco delicato con il quale, nei precedenti romanzi, la scrittrice aveva dimostrato di saper affrontare temi complessi come quello dello sradicamento, dell’integrazione sociale degli orientali in occidente, delle diverse modalità con cui ciò avviene a seconda che si tratti degli immigrati di prima o seconda generazione. In altri termini: si percepisce che sotto alle parole misurate e garbate con cui la protagonista si racconta alberga un coacervo inquieto di sentimenti complessi, ma tutto ciò rimane distante, non riesce ad emergere; e quel poco che affiora appare espresso in modo non adeguato, secondo me.

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    Benny B

    28/02/2019 16:59:35

    Che meraviglia questo libro. Niente trama, niente colpi di scena, solo lo sguardo profondo della protagonista sulle cose intorno, le più semplici, le più vicine. I pensieri si susseguono in un flusso pacato e lento, mai banale, mai scontato, molto reale. Libro insolito, sostanzioso. Davvero bello.

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    melissa

    22/09/2018 13:02:13

    "Non mi resta niente della brigata straniera, del loro godimento famelico. Il tavolino è di nuovo pulito, i posti attorno liberi. E ora rimpiango di non aver assaggiato nulla di quel pasto abbondante di cui non mi hanno lasciato, gentilmente, nemmeno una briciola". Nelle ultime parole di questa sorta di romanzo a episodi, l'autrice tenta di spiegare come la vita con le sue piccole e insignificanti vicende vada assaporata briciola dopo briciola. Nel dispiegarsi dei giorni e della nostra esistenza, rischiamo di restare affamati presso una tavola imbandita.

Vedi tutte le 6 recensioni cliente

Del rapporto con una città, del fluire mutevole delle cose, del continuo interrogativo su se stessi, sulla propria appartenenza a un luogo: di tutti questi nodi racconta Dove mi trovo (163 pagine, 15 euro), il nuovo romanzo dell’indiana naturalizzata statunitense Jhumpa Lahiri, edito da Guanda. Un libro che prende il via da un’esistenza piccola, e che quasi senza una trama, e con una manciata di personaggi abbozzati sullo sfondo, riesce a incrinare le certezze della quotidianità fino a svelare una piega malinconica tipicamente umana, consapevole e calata nel tempo e nello spazio.

Una città senza nome, come la protagonista: una donna, una città, il legame che le unisce. Tratti generici e insieme dettagli rivelatori. Forse è Jhumpa Lahiri stessa, forse è Roma, città dove ha abitato a lungo, ma quelli autobiografici sono solo fili che si intuiscono leggendo. Il testo ha una centralità importante: è il primo romanzo scritto da Jhumpa Lahiri direttamente in italiano. Una scelta linguistica significativa, perché scavalca un confine e apre un’altra porta, una nuova frontiera nella ricerca incessante di un’autrice già coinvolta in vite e mondi differenti. In questa storia a prevalere è l’amore per l’Italia: lo rivela la lingua, lavorata e precisissima nella sua finta semplicità, parole selezionate, aggettivi e verbi nitidi, e lo lascerà trasparire anche la trama, che lentamente e con una malinconia crescente svelerà un abbandono di quella città di cupole ed estati deserte che ricorda così tanto la capitale. E se il romanzo si apre con una citazione di Svevo, l’attaccamento agli scrittori italiani è stato confermato dalla stessa Jhumpa Lahiri durante la presentazione torinese del libro, quando ha raccontato di aver portato con sé e letto durante il volo che la portava dall’Italia agli Stati Uniti Il sistema periodico di Primo Levi, nella sua edizione italiana.

Dove mi trovo è un romanzo fatto di tessere, piccoli racconti che si chiudono a ogni capitolo e che inseguono il senso del titolo: dove mi trovo. Non una domanda, ma un’affermazione calcata in un presente dove la protagonista, una donna sola forse per sfortuna, forse per scelta, vive la propria esistenza solitaria intrecciando lo svolgersi quotidiano delle giornate con pensieri e riflessioni che non si distaccano mai troppo da una modalità “minore”, un velo di tristezza. È la malinconia della consapevolezza, quella della propria esistenza che si svolge senza troppi colpi di scena e sa stare dentro i propri binari e routine, quella dell’improvvisa possibilità che tutto questo cambi, dando vita a scenari inaspettati. È quel che accade: la protagonista vince un posto da insegnante negli Stati Uniti ed è costretta a lasciare la città, la casa, un piccolo mondo familiare.

Il confine linguistico diventa così un confine reale, l’abbandono di un mondo a favore di un altro, lontano, che impedirà di tornare spesso e costringerà quelle ricorrenze quotidiane, quei piccoli rituali, a svaporare nella memoria. Si riattiva il viaggio: valigie, traslochi, case che si svuotano, le certezze sono sabbia che sfugge dalle mani. Sulla tensione dell’andare via, sull’inquietudine dello spostarsi, è costruito l’intero romanzo. È una ricerca di identità incessante, un continuo guardarsi agire, come da fuori, e domandarsi, vedendosi cercarsi, pensarsi nella relazioni con luoghi fatti propri e, non trovandosi più, spaventarsi, intuire ombre, ancora cercare di indagarsi, infine capirsi e capire così dove ci si trova.

Recensione di Alessandra Chiappori

  • Jhumpa Lahiri Cover

    Jhumpa Lahiri è nata a LOndra da genitori bengalesi. Cresciuta negli Stati Uniti, ha vissuto a New York e attualmente si è trasferita a Roma.È membro del President's Committee on the Arts and Humanities, nominato dal Presidente Barack Obama.È autrice di: Interpreter of Maladies (1999) tradotto e pubblicato in Italia da Marcos Y Marcos con il titolo L'interprete dei malanni (2000), con il quale ha vinto nel 2000 il Pulitzer Prize for Fiction; The Namesake (L'omonimo Marcos y Marcos, 2003), da cui il film; Unaccustomed Earth (Una nuova terra, Guanda, 2008); The Lowland (2013, La moglie, Guanda), finalista al Man Booker Prize 2013 e In altre parole (Guanda, 2015). Nel 2018 Guanda ha pubblicato il suo primo romanzo scritto direttamente in italiano, Dove... Approfondisci
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