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Mario Avagliano, Marco Palmieri

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: LXXXI-388 p. , Brossura
  • EAN: 9788806206659
Il libro costituisce un'antologia ragionata dell'ampia raccolta di testi reperiti nel corso di una lunga ricerca, compiuta dai due autori in archivi pubblici e in collezioni private, in Italia e all'estero, e intende consegnare al lettore "una storia corale" della persecuzione antiebraica in Italia, tramite le parole di chi ne fu vittima. I protagonisti delle lettere e dei diari sono uomini e donne, letterati e persone "comuni", fascisti (poi disillusi) e antifascisti, italiani e stranieri, ebrei che vivevano in Italia ed ebrei già fuggiti all'estero. Tutti gli scritti presenti nell'opera sono stati redatti nel momento in cui si svolgevano i fatti e per questo rappresentano una documentazione importante. Fanno infatti emergere la percezione immediata che le vittime ebbero di fronte agli eventi "al riparo dai filtri e dalle mediazioni della memoria postuma e dalle ricostruzioni successive". I brani sono disposti in ordine cronologico, suddivisi in sezioni tematiche, con l'obbiettivo sia di ricostruire le vicende e le reazioni dei singoli di fronte alla persecuzione e alla deportazione, sia di ripercorrere le tappe dell'intera vicenda. C'è tutto: dalla persecuzione dei diritti a quella delle vite, dagli internamenti alle deportazioni, dagli aiuti da parte delle popolazioni locali alle delazioni e denunce, dalle fughe in clandestinità alle varie forme di resistenza. Il silenzio durante il periodo dell'internamento viene in parte compensato dagli scritti dei pochi sopravvissuti dopo la liberazione. Grazie alla volontà di conservare la memoria di persone ed eventi, utilizzando documenti inediti e poco conosciuti, mediante la narrazione in prima persona, l'opera viene a costituire una base documentaria del tutto nuova, funzionale a eventuali e ulteriori ricerche sul tema.
Elena Fallo

Recensioni dei clienti

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    monica

    05/02/2013 13.50.11

    Commuovente. Lettere scritte dalle carceri o biglietti gettati dai treni piombati diretti ai Lager di sterminio, parole di sconforto oppure di speranza, le loro ultime parole perche' molte di queste persone non fecero ritorno dai centri di sterminio.

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