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L' eclissi della borghesia Giuseppe De Rita,Antonio Galdo
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Descrizione


Dove è finita una borghesia in grado di governare il nostro Paese? In sua assenza, gli italiani non hanno coltivato il senso delle istituzioni, della nazione e dello Stato. E salita l'onda di un populismo viscerale, che in alcuni casi si è tradotto in antipolitica, non si è consolidata una classe dirigente di stampo europeo, sono cresciuti le paure e il risentimento. Il futuro è scomparso dal nostro orizzonte. Il ceto medio ha così preso il sopravvento senza che la borghesia esercitasse doveri e responsabilità che le competono per mettere ordine in un sistema altrimenti condannato al caos. Giuseppe De Rita e Antonio Galdo analizzano i diversi modi in cui si manifesta l'eclissi della borghesia: dallo svuotamento dei partiti e della rappresentanza a un capitalismo refrattario a regole ed etica, dalla rinuncia all'impegno nella vita pubblica al dilagare di corporativismo e pulsioni individuali, dallo smarrimento di elementi di equilibrio all'interno di una democrazia compiuta alla crescita di un'informazione poco indipendente. Fino all'abbandono delle nuove generazioni che vanno a studiare all'estero e lasciano il Paese al suo declino. La conseguenza di quanto è accaduto è un evidente corto circuito tra governanti e governati, tra istituzioni e cittadini. E rappresenta un vuoto che bisognerà colmare per restituire all'Italia un'idea forte e condivisa di cambiamento.
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Dettagli

7
2011
20 ottobre 2011
91 p., Brossura
9788842097938

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maria luisa
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Un ritratto impietoso e lucido della società italiana: corrotta, familistica e corporativistica, pervasa di "un'esasperata soggettività che investe la sfera pubblica come quella privata"; in balìa di un ceto medio che ha un solo fine da perseguire, quello di preservare con ogni mezzo il " benessere economico" conquistato dai genitori, fermando il tempo all'oggi, senza nemmeno provare ad immaginare il futuro. A dispetto della gravità dei temi trattati, la lettura è avvincente. Un racconto giornalistico da leggere con interesse e con l'ansia crescente di vedere se dopo tanta cruda verità si può comunque immaginare un futuro migliore. La causa di tanta decadenza? L'eclissi della borghesia, quella minoranza illuminata che alla fine del secondo dopoguerra ricostruì l'Italia, intervenendo sia a sostegno della produttività del Paese che del benessere sociale, affermando un'idea di politica al servizio dei cittadini. "Fu questa la cifra identitaria di una classe dirigente che tracciò il solco della rinascita nazionale." Non una vera e propria classe sociale storicamente identificabile ma un insieme eterogeneo accomunato dall'amore per il bene comune e dalla profonda onestà. "La matrice comune di questi personaggi, divisi da profonde barriere ideologiche e da formazioni culturali non omogenee, fu il grande amore per la patria, depurato dall'enfasi nazionalista del fascismo e combinato con un livello molto alto di onestà personale." E' possibile dunque nella società di oggi produrre il cambiamento? Il processo non sarà né breve né facile e potrà partire solo da ogni singolo uomo che saprà ritrovare il desiderio di "non appiattirsi nel deserto che ci circonda", desiderio nel suo significato più nobile di "ardore" per la civiltà vedica di 3 mila anni fa. "Un sentimento che rende vivi, e sta all'origine, secondo gli uomini vedici, non solo del pensiero, ma del mondo. Se non c'è questa strana entità che arde, non c'è il pensiero e non c'è la vita."

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Giuseppe De Rita

1932, Roma

Giuseppe De Rita è da quarant'anni animatore del Censis e attento osservatore delle trasformazioni economiche, sociali e istituzionali del nostro paese. Ha anche avuto un'esperienza istituzionale presiedendo per dieci anni il Cnel, tornando poi con rinnovata soddisfazione al lavoro privato nell'economia e nel sociale.Ha pubblicato in collaborazione con M. Deaglio Il punto sull'Italia (Mondadori 1983), con G. Acquaviva La chiesa galassia: l'ultimo concordato (Rusconi 1983), con A. Bonomi Il manifesto dello sviluppo locale (Bollati Boringhieri 1998). Ricordiamo inoltre Venezia città speciale (Marsilio 1993) e Intervista sulla borghesia in Italia, a cura di A. Galdo (Laterza 1996). Con Massimo Cacciari e Aldo Bonomi ha scritto Che fine ha fatto la borghesia? (Einaudi, 2004) e, con...

Antonio Galdo

1957, Napoli

Antonio Galdo, giornalista e scrittore, ha lavorato da inviato e editorialista per quasi tutti i più importanti giornali italiani. Nel 2009 ha creato il sito "Non sprecare", punto di riferimento sul web per lo sviluppo sostenibile, che attualmente dirige. In tv ha fatto parte, per dieci anni, della squadra dei collaboratori più stretti di Enzo Biagi. Ha realizzato diversi programmi radiofonici su Radio 2 e Radio 3 e scritto numerosi libri. Tra questi ricordiamo la trilogia sulla sostenibilità (Non sprecare, Basta poco e L'egoismo è finito, tutti pubblicati da Einaudi) e i cinque libri con Giuseppe De Rita. L'ultimo è Prigionieri del presente (Einaudi, 2018).

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