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Federico Caffè

Curatore: G. Amari, N. Rocchi
Editore: Ediesse
Collana: Saggi
Anno edizione: 2007
Pagine: 1036 p. , Brossura
  • EAN: 9788823011786

Recensire un libro che raccoglie gli scritti di Caffè è un'ardita sfida, pertanto mi limito a porre l'accento sugli aspetti salienti dell'opera e del pensiero dell'autore adottando il suo metodo dell'attaccapanni, ossia l'uso delle recensioni per approfondire i temi d'interesse più generale. Il tempo sbiadisce il ricordo del docente che catturava l'interesse degli studenti, dello studioso colto che sapeva trarre dalla conoscenza gli elementi essenziali del suo ragionamento e, infine, del polemista acuto che affrontava i problemi correnti, ma soprattutto segnalava la scarsa attenzione dedicata alle esigenze dell'"uomo comune" (capitolo I). Con questa breve recensione, vorrei invogliare i giovani ricercatori ad approfondire la conoscenza di uno studioso che ha avuto un ruolo rilevante nella ricerca del metodo (capitolo II), nella puntuale individuazione e nell'analisi dei problemi che dovrebbe affrontare la politica economica.
È stato meritorio il lavoro appassionato dei curatori che hanno integrato la descrizione del suo profilo di uomo non comune e di studioso, riportando ventidue interventi di autori diversi a complemento dei singoli capitoli, sedici testimonianze di persone che lo hanno conosciuto nelle sue diverse attività, nonché notizie bio-bibliografiche e due dvd allegati alla pubblicazione.
Dalla lettura dei saggi, degli articoli, dei profili di economisti, di studiosi, di politici illustri (nel libro ve ne sono sessantatre), delle recensioni (quindici), emerge il metodo centrato sull'individuazione e sull'analisi del problema, che deve essere rilevante, sulla sua collocazione temporale integrata con il richiamo anche a eventi passati, sulla definizione degli strumenti, che non debbono essere dogmaticamente coerenti con una dottrina ma coerenti con la soluzione cercata, e infine sulle politiche, che debbono avere valenza generale ed essere eque (capitolo VII).
Un ulteriore elemento del suo sapere è la profonda conoscenza delle dottrine e delle due figure più rappresentative, ossia Caffè è la testimonianza che il sapere non deve essere limitato a poche nozioni strumentali, perché il vero ricercatore non deve trascurare la paziente analisi dei percorsi di ricerca e degli strumenti suggeriti dagli studiosi contemporanei e precedenti, poiché questi sono i mattoni con i quali è stata costruita la casa dell'economia. Infine, Caffè richiamava l'economista all'umiltà paragonandolo a un idraulico che deve conoscere bene la cassetta dei suoi attrezzi per estrarre rapidamente quello utile alla riparazione del guasto. Ossia, l'economista deve essere tempestivo e deve sapere che la sua capacità di intervento è limitata e lo è anche la sua capacità di inventare nuovi modelli e nuove soluzioni.
Le radici dei problemi di politica economica risalgono agli albori della scienza economica e vedono il loro fulcro nei dibattiti sul ruolo economico dello stato, sulla piena occupazione come equilibrio naturale di un sistema economico, sulla scelta fra liberismo e protezionismo come strategia di sviluppo. A questi argomenti si aggiungono logicamente le ricerche e i dibattiti sulle connotazioni del capitalismo italiano (capitolo III), i problemi dell'occupazione, della distribuzione del reddito, e dell'automazione (capitolo IV), il finanziamento dell'economia e la tutela del risparmio (capitolo V), il ruolo non sempre positivo svolto dalle organizzazioni finanziarie internazionali (capitolo VI). Infine, vi sono i saggi nei quali Caffè affronta i problemi generali di politica economica in Italia e i rapporti non sempre facili con l'economia politica, insieme alla riaffermazione che la scienza economica deve essere utile e non fine a se stessa oppure soggetta ai gretti interessi accademici (capitolo VII).
La testimonianza migliore dell'interesse per i problemi economici dell'"uomo comune" si trova nelle pagine appassionate con le quali l'autore sollecita le riforme per garantire condizioni dignitose di vita a tutti i cittadini (capitolo VIII), ma anche per migliorare le istituzioni superate che sono un ostacolo al progresso economico e civile dell'Italia (capitolo IX). In questa sua solitaria battaglia contro potenti forze conservatrici, Caffè era pronto ad accettare la derisione dei cinici benpensanti pro tempore succubi del "retoricume neoliberista" e anche lo scetticismo degli antagonisti del sistema.
I saggi riportati nel volume testimoniano la cura con la quale Caffè selezionava i problemi e i dibattiti nei quali intervenire oppure sui quali sollecitava l'attenzione dei colleghi, dei politici, dei giornalisti amici, ed esprimono chiaramente i suoi giudizi di valore. L'impianto teorico si trova invece nei suoi volumi sulla politica economica, dei quali si apprezza la profondità del pensiero e la risposta meditata alle possibili obiezioni degli studiosi.
È parte del suo spirito sociale anche la collaborazione con il sindacato (capitolo IV), al quale cercava di trasmettere non solo la sua partecipazione alle lotte sindacali (a quei tempi così erano definiti i conflitti sociali) con il peso del suo sapere, ma di fornire anche un contributo alla formazione delle rappresentanze sindacali e, in rari casi, di dare consigli ai vertici sindacali che vedeva schiacciati dal poderoso esercito di professori ed esperti a disposizione del padronato e in generale della destra conservatrice. Non si può affermare che questi consigli siano stati seguiti, ma certo hanno obbligato i suoi interlocutori a interrogarsi sulle sue proposte e quindi presentarsi preparati al tavolo delle trattative fra sindacati, padronato e governo.
Un argomento che lo vedeva particolarmente attento e solidale con il sindacato era il costo dello sviluppo in termini di vite umane e in generale la tutela della salute in fabbrica e le condizioni di lavoro. Non meno rilevante era la sua preoccupazione perché fosse garantita la piena occupazione come condizione per superare la subalternità del lavoratore nei confronti del datore di lavoro e fossero garantite le condizioni favorevoli alla crescita economica e sociale dei giovani provenienti dai ceti meno abbienti, poiché vedeva nella disoccupazione e nella scarsa dinamica sociale uno spreco di potenziali risorse umane (oggi diremmo di capitale sociale), ma soprattutto un'ingiustizia che doveva essere eliminata.
Prima di terminare questa breve recensione di un'opera che merita ben altra attenzione, intendo approfittare del metodo dell'attaccapanni per rendere attuale l'insegnamento che ci viene da questo libro. In questi venti anni molti problemi sono stati superati (inflazione, disoccupazione, alti tassi di interesse), altri sono ancora presenti e si sono aggravati, fra questi il tema delle riforme (welfare state, settore pubblico), le condizioni di lavoro e l'immigrazione, la competitività internazionale, la scarsa concorrenza nei servizi, l'iniqua distribuzione del reddito, la povertà. Questa persistenza di problemi irrisolti può spiegare le difficoltà che ostacolano la crescita economica e sociale dell'Italia e debbono spingere a combattere sia "il moderatismo opportunistico", sia la tendenza ad avere un orizzonte di breve periodo. Il libro ci insegna che i problemi vanno affrontati e risolti quando si presentano e con gli strumenti adeguati alle situazione nelle quali sorgono e ammonisce che le ricette suggerite da studiosi stranieri e dalle organizzazioni internazionali, per quanto basate su teorie economiche rispettabili, non si applicano in modo semplicistico alle condizioni presenti in Italia.
Questo richiamo alla scuola italiana di politica economica, insieme all'invito a superare gli angusti limiti del provincialismo negli studi economici, penso sia l'omaggio più appropriato che si deve rendere a Caffè, ma è anche un invito a riprendere il dialogo fra università e sindacato che sembra, nuovamente, imprigionato negli schemi economici del padronato e della finanza internazionale. Guido Rey