Traduttore: M. Campagnoli
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 5 novembre 2015
Pagine: 189 p., Brossura
  • EAN: 9788845930423
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Descrizione

«L'ideale perpetuo è lo stupore»

"Egrette bianche", la quattordicesima raccolta di poesie di Derek Walcott, fonde elegia e rapsodia, sul ritmo di temi ricorrenti come l'eredità coloniale e lo spettro dell'impero, l'approssimarsi della morte e la scomparsa degli affetti, l'insofferenza per il turismo ("una schiavitù senza catene, senza sangue sparso") e un amore per il viaggio vissuto nella consapevolezza - per citare Orazio - che "chi va per mare cambia cielo, non animo". Iosif Brodskij ha paragonato la poesia di Walcott alle onde di marea, a frangenti che montano, si ritirano e tornano a lambire la costa, mentre la magnificenza del suo linguaggio e la profusione di immagini evocano la lussureggiante natura delle Indie Occidentali. E il lettore non potrà che restare abbacinato a osservare "queste egrette / che incedono sul prato in truppe scomposte, bianche insegne / che arrancano derelitte; sono i rimpianti / scoloriti delle memorie di un vecchio, le loro strofe mai scritte. / Pagine che svolazzano come ali sul prato, segreti svelati".

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    Cristiano Cant

    16/11/2015 08:45:12

    "Questo è il cuore, al suo rientro, /che cerca di aggrapparsi a tutto ciò che ha lasciato, /come le cose salate non fanno che accrescerne la sete". Posso solo lasciare che la mia gratitudine decolli dalle sue stesse parole, dal sole dei suoi Caraibi amati, dai suoi acquarelli, tentando poi di affiancarsi nell'impossibile possibilità di un commento. Che può avere solo un tratto a scandire e rinnovare la ricerca interiore di questo figlio della luce, l'eterno tratto che Walcott ha seminato nei suoi scritti stupendi, nella sua poesia meravigliosa: lo stupore, quel canto al granello e alla preziosità del frammento nel quale si insinuano i tesori della vita, nient'altro. Il gioco del socchiuso che vede e tocca l'anima delle cose, la caldissima fraterna ombra che copre l'eterno delle stagioni, gli addii e i benvenuti di ogni canto di polvere e di sguardo che sono e resteranno la sostanza stessa, la totalità amorevole e il seme sorprendente del sentire umano. L'uguale destino del poeta e dell'uccello - l'egretta - quando la parola sale su volte di commozione eccelsa: "Presto verrà la stagione secca,/le colline arrugginiranno,/le egrette affondano i colli ondulanti, chinandosi,/becchettando vermi e larve dopom la pioggia...Condividiamo lo stesso istinto/il vorace cibarsi/del becco della mia penna, quel raccogliere insetti,/che si dimenano come nomi e ingoiarli,/col pennino che legge/mentre scrivo e scrolla via quello che il becco rigetta".Questa è solo una delle tantissime stupefacenti tessere che danno materia a questo mosaico di incanti,di sapienza e semplicità insieme (gemelle da sempre forse);un chinarsi sul proprio tempo in riflessioni che si smarriscono in una presa di longeva felicità,quel grazie che toglie ogni mantello alle forme e saluta dal suo piccolo grande cielo la squisitezza della storia umana,dentro e oltre la magia delle parole.L'onda conosce il silenzio della rena,la rena raccoglie l'eco della marea.Un uomo,fra una e l'altra,àncora al cielo la felicità.

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