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Frank McCourt

Traduttore: C. V. Letizia
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 309 p., Brossura
  • EAN: 9788845923203
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Recensioni dei clienti

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    Fabio Andreozzi

    13/09/2013 19.07.04

    Mentre lo leggevo, mi capitava di scoppiare a ridere come uno scemo. Coinvolgente...

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    Alessandro

    21/07/2012 16.28.59

    Prosegue il gioco delle "Ceneri": invece di creare una storia tout-court, il buon Frank continua a raccontare la storia della propria vita, con tono confidenziale e un linguaggio da padre/amico. Se il contenitore è quindi lo stesso, il contenuto no: le vicende del prof McCourt, tra scenette buffe e racconti "di vita", non hanno nulla di particolarmente significativo od originale. Francamente questa lettura mi ha dato la stessa sensazione dell'ascolto di una persona che crede di far ridere ma non ci riesce affatto; e di fronte alla quale, però, "devo" ridere perchè di mestiere fa il comico.

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    Clio

    01/03/2010 16.35.43

    L'ho letto perchè il suo primo libro (Angela's ashes) mi era piacciuto tanto. Questo invece non è alla altezza: non è ben scrittto e si fa troppo uso di parolacce.E' un libro troppo egocentrico, l'autore non fa altro che parlare di se stesso e della sua maledetta infanzia in Irlanda(ma lo fa sempre in tuti i suoi libri?).In più, purtroppo, anche se tenta di giustificarsi sempre, non é un bravo insegnante: no ha disciplina e fa tutt'altro che insegnare la sua materia. Mi ricorda una maestra alle elementari che non faceva un cacchio.La disciplina invece è una cosa importante e la base insieme al rispetto ed educazione per imparare qualcosa. Da insegnante posso confermare certi aspetti dei ragazzi (no sono attenti, la prendono comoda, chiedono in continuazione di andare in bagno...) ma non puoi mica lasciarli fare quello che vogliono...perchè le lezioni diventano l'anarchia !!!

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    roberto

    07/04/2009 01.41.27

    Questo libro non vale niente: parla di un noiosissimo professore irlandese, dei suoi metodi pedagogici pseudo-alternativi e delle sue divertenti (secondo lui) avventure all'interno delle classi in cui ha insegnato per decenni. Il momento di spannung è un picnic nel centro di New York con una delle sue classi, il che è dire tutto. Non contiene nè denunce sociali, nè temi filosofici da sviluppare, nè qualsivoglia stimolo per il lettore, a parte scoraggiarlo dall'intraprendere la già poco appetita carriera d'insegnante. Da evitare.

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    mariavittoria

    10/01/2008 10.49.29

    Un libro che mi è piaciuto molto. L'autore sa trasmettere emozioni ed è capace di far sorridere scrivendo in modo leggero.

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    vincenzo

    26/11/2007 23.29.58

    Dopo aver felicemente narrato la sua infanzia irlandese e la sua vita di adulto americano, McCourt ci regala un aspetto particolare della sua esperienza: l’insegnamento. Lo stile è quello di sempre: scoppiettante ed immediato, ironico e sornione, ma l’effetto è del tutto differente. Il libro manca di una sua coerenza narrativa, si disperde in mille rivoli, in tanti bozzetti autoconclusivi privi di qualsiasi amalgama.; e mai offre un vero sguardo d’insieme o un approfondimento su un qualsiasi aspetto dell’insegnamento in America. Ricorda da vicino quegli album musicali editi in un momento di scarsa ispirazione costruiti tramite il riciclaggio degli scarti di album precedenti. Qualche buon spunto non sviluppato, tante ripetizioni, più che dei personaggi dei comprimari. L’interesse è tutto legato all’aspettativa creata dalle belle prove precedenti; è, in fondo, una lettura sulla fiducia, forse, in questo caso, mal riposta.

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    Lucia

    11/03/2007 18.06.32

    McCourt parla di se stesso, come uomo e come insegnante. Ne scaturisce un'autobiografia ironica e ricca di spunti di riflessione, nonchè una lettura piuttosto piacevole, scorrevole e godibile. Non un capolavoro, non il romanzo che ti rimmarrà nel cuore, ma comunque un libro ben scritto che fa sorridere e, a volte, riflettere.

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    Ernesto Genoni

    09/02/2007 15.12.03

    Nella pubblicazione si trovano diversi spunti di riflessione e divertenti anneddoti tutti immancabilkmente, per me, sintomatici e rilevatori di una classe docente ed un bacino di utenza scolastica, come dicevano anche altri simpatici estimatori del libro, alla ricerche di radici, alla ricerca afflosciata del proprio sè che gira intorno a gratificazioni di tipo elementare e godereccio: il panino. Il libro, con fare istrionico, e sottili pungenti riferimenti ad un effimero cela con "candore" la denuncia di ricorrenti incongruenze idtituzionali. L'appagamento con un panino ai peperoni, che il professore sottrae ad un allievo, è il classico colpo di scena, filone dominante del libro, che sottolinea una voglia di abbandono delle regole, per sfinimento, e libera fuga in momenti di evasione totale da un ambiente che non gratifica chi si impegna veramente.

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    andrea61

    10/01/2007 08.23.53

    Gradevole. Lo stile è piano, conversevole. La narrazione scorre sui fili della memoria pubblica dell’insegnante e di quella privata dell’immigrato irlandese. Principale è il racconto di una dissestata “carriera” professionale. Numerosi e simpatici gli aneddoti e le notazioni su un Prof e i suoi studenti impegnati ( e disimpegnati) nella ricerca di sè.

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    donato

    22/12/2006 12.07.49

    una lettura vivace, briosa, piena di spunti, di considerazioni profonde ed originali. una lettura estremamente piacevole e divertente, apprezzabile da tutti ma, in modo particolare, secondo me, da chi vive quotidianamente il rutilante mondo della scuola: fatti di alunni svogliati, pigri, originali, curiosi, taglienti e sinceri. sempre pronti a metterti di fronte a sfide nuove, prove diverse ogni giorno, e capaci, come pochi, di farti continuamente interrogare su chi sei veramamente. un libro fatto bene, scritto bene.

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