Elegie del Quattro giugno - Liu Xiaobo - copertina
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Elegie del Quattro giugno
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Elegie del Quattro giugno Liu Xiaobo
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Descrizione

Testimonianza lucida e disperata, ritualizzata per vent'anni a ogni anniversario del tragico eccidio di piazza Tian'an men, la raccolta di Elegie di Liu Xiaobo ha l'unitarietà organica di un piccolo poema, sintesi lirica di raro equilibrio tra denuncia e canto. Liu Xiaobo riesce a liberare spirito poetico dai pesanti ceppi della lotta politica, superando i limiti spazio-temporali della Primavera di Pechino, in una rappresentazione che restituisce a piazza Tian'an men e alle sue vittime il senso sacro e universale della storia. Il valore delle Elegie risiede proprio nel rendere omaggio ai protagonisti sconosciuti della tragedia, studenti e cittadini spesso rimasti senza riconoscimento, madri e parenti cui nessun conforto, nessun risarcimento, nemmeno quello del ricordo è stato concesso. È l'urgenza di non dimenticare che spinge Liu Xiaobo a denunciare la "solenne menzogna" del potere e una crudele tradizione di sopraffazione che si annida nella millenaria cultura cinese. Da messaggio politico di resistenza (Liu sta scontando una condanna a otto anni per istigazione alla sovversione del potere dello Stato), la poesia si fa riflessione dolente sulle ragioni della morte e della sofferenza, sul senso di colpa dei sopravvissuti e sulla facile smemoratezza del popolo. A tali sgomente domande sul tradimento delle "anime dei defunti" e sul destino della propria gente, Liu Xiaobo sembra non poter dare risposte definitive... Prefazione del Dalai Lama.
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Dettagli

2013
30 maggio 2013
183 p., Brossura
9788897012603

Voce della critica

Trent’anni e trenta giorni. Tanto tempo è passato da quel maledetto 4 giugno 1989, però il tempo non ha cancellato l’orrore per la strage di piazza Tienanmen a Pechino. Il sogno di libertà cullato da migliaia di studenti, operai e intellettuali venne soffocato nel sangue, ma il regime cinese nulla può sulla memoria di chi ancora ha voglia di ricordare. Lo ha fatto sino al suo ultimo giorno di vita, sino al 13 luglio di due anni fa, lo scrittore dissidente e premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo che ha dedicato a quel tragico evento – «Qualcuno è impazzito/ha costretto la terra a giocare con lui/il gioco dell’assassino» – la raccolta di versi Elegie del 4 giugno (183 pagine, 16.50 euro) pubblicata dall’editore Lantana.

A ogni anniversario del massacro, Liu Xiaobo scrisse un breve componimento. Così nel ’90, dal carcere di Quincheng dov’era stato recluso dopo i fatti di Tienanmen: «Fuoco…uccidete/Uccidete…fuoco/Petizioni di pace e indifesi/capelli bianchi con le stampelle e manine afferrate al bavero di una giacca/non potranno mai convincere il boia/Gli occhi ardono rossi/Le canne dei fucili sparano rosse/Le mani si tingono di rosso». La Storia, comunque, fa giustizia di martiri e carnefici: «Chi ha fuggito la libertà vive ancora/ma la sua anima è morta nel terrore/Chi brama la libertà è morto/ma la sua anima vive nella rivolta».

È stato il Dalai Lama a firmare la prefazione alle Elegie. La guida spirituale buddista definisce il movimento democratico del 1989 “uno dei più commoventi e incoraggianti eventi della storia recente cinese”. Quindi, sottolinea l’impegno civile di Xiaobo: «Nel 2008 mi hanno commosso e incoraggiato le centinaia di intellettuali cinesi e di cittadini che, spinti da Liu Xiaobo, hanno sottoscritto Charta 08, un manifesto per la democrazia e la libertà in Cina. Anche la comunità internazionale ha riconosciuto il prezioso contributo di Liu Xiaobo nell’esortare la Cina a compiere passi in avanti attraverso riforme politiche, legali, costituzionali e ha sostenuto l’assegnazione al poeta del Premio Nobel per la Pace 2010».

Recensione di Gerardo Marrone

 

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