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Stefano Rodotà

Editore: Laterza
Anno edizione: 2011
Pagine: 93 p., Brossura
  • EAN: 9788842098898
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    Cinzia Cavallo

    01/09/2015 08.11.49

    Il saggio sempre attuale di Stefano Rodotà merita più letture per la competenza giuridica con cui l'autore spiega come una politica troppo incline alla corruzione utilizzi meccanismi contorti per stravolgere l'ordinamento repubblicano al fine di garantirsi la sopravvivenza. Il giurista analizza il percorso che svilisce la nostra democrazia: un Parlamento esautorato, politici nominati, legge elettorale con suggestioni autoritarie. Racconta di come si possano vanificare dall'interno leggi votate per contrastare il malaffare e lamenta una pericolosa acquiescenza verso comportamenti illegali e immorali da parte di politici che avrebbero il dovere di combatterli. In un tempo di lassismo diffuso conviene prestare ascolto a un moralista non pentito che dall'alto della sua sapienza ci ricorda come il moralismo sia - un'attitudine critica da non abbandonare ed una tensione continua verso la realtà-. Così chi scopra in sé questa disposizione benefica a riportare decenza nel nostro paese è nel saggio invitato ad attivarsi senza mugugni e recriminazioni e spinto ad uscire allo scoperto, sfidando il suo stesso timore di risultare sgradito ed attaccabile. È qui caldeggiata una moralità istituzionale favorita dalla conoscenza della Costituzione e supportata da uno sguardo critico e attento a svelare i lati oscuri di una politica resa zona franca dalla tracotanza dei suoi membri. Una forma, dunque, di energia necessaria a mantenere con determinazione l'integrità di uno Stato, senza violenza ma con ferrea volontà di contrasto all'immoralità. Stefano Rodotà ci avverte anche che le sole regole severe, pur applicate da istituzioni affidabili, possano incidere poco, se non siano sostenute da un'intransigenza diffusa in grado di attivare l'azione di cittadini consapevoli che la vita pubblica esiga rigore e correttezza.

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    Tinama

    05/04/2012 16.46.55

    Sorprende questo elogio del moralismo in un tempo che va verso l'assenza della moralità. Conoscendo l'autore non ci si aspetta certamente "una moralità passiva, contemplativa, compiaciuta e consolatoria." La sua è "un'attitudine critica, una tensione continua verso la realtà.." come si preoccupa di precisare nella premessa. "Il moralista non mugugna? esce allo scoperto, e non è frenato dal timore d'essere sgradito, o sgradevole." Nella quarta di copertina si legge "Contro malaffare e illegalità servono regole severe e istituzioni decise ad applicarle. Ma serve soprattutto una diffusa e costante intransigenza morale, un'azione convinta di cittadini che non abbiano il timore d'essere definiti moralisti, che ricordino in ogni momento che la vita pubblica esige rigore e correttezza." Uomini di questo calibro ci occorrono oggi più che mai.

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    Antonio Capitano

    30/11/2011 07.48.20

    Stefano Rodotà è poliedrico. Multidisciplinare. Ed ha un punto fermo nella sua vita di insigne studioso e di stimato uomo politico: il rispetto delle regole. E se pensiamo ad un Garante della Privacy pensiamo sempre a Rodotà. E se pensiamo ad un garante "istituzionale" ci viene sempre in mente il nome dell'autorevole giurista. Provando a fare una recensione del suo ultimo libro "Elogio del Moralismo" edito da Laterza (fa piacere la sobrietà della copertina) , la mente è andata subito ad un altro Elogio. Quello della Mitezza di Bobbio. Contro ogni arroganza. E contro l'arroganza del potere. Il moralista non è un debole, ma un giusto. Un giusto che si è stancato di vedere le ingiustizie. E' significativo che il libro di Rodotà esca proprio in tempi di saldi di costumi e valori. Tempi che però ci piace sperare che stiano cambiando. In dieci giorni tutto si è ribaltato. Dal carnevale si è passati alla Quaresima. Una Quaresima non già di privazioni, ma di senso della misura. Come è giusto che sia. E qui torna il termine "giustizia" con l'immagine della bilancia. La crisi economica ha portato in Italia, un nuovo modello costituzionale. Una nuova prassi. Non più tempi lunghissimi dovuti alle pastoie di consultazioni per far nascere un Governo che rispecchi la percentuale dei partiti; ma consultazioni rapidissime a carte scoperte. Non più "porte a porte" , ma trasparenza e rispetto delle e nelle sedi istituzionali. Verrebbe da dire se non ci fosse questo clima drammatico che fa sfuggire di mano ogni situazione "non tutto il male è venuto per nuocere" E Comunque vadano le cose, l'insegnamento è questo: l'Italia dei ritardi, questa volta prova ad arrivare puntuale. Almeno nelle formalità, nelle procedure. Con la speranza che l'eccezione diventi la regola per il futuro. Obiettivo: unire rigore e crescita, eticamente sostenibili. Una nuova concordia, per salvare il Paese. La credibilità è la parola d'ordine.

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