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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2009
Pagine: 139 p. , Brossura
  • EAN: 9788807017988
L'episodio di Emmaus, cui rimanda il titolo dell'ultimo romanzo di Baricco, è uno dei più ambigui di tutto il Vangelo. Cristo appare fisicamente ad alcuni discepoli, i quali tuttavia non lo riconoscono, poiché lo credono morto: la sua presenza, per loro assolutamente impensabile, è percepita come un non esserci, come un'assenza. Ma quando alfine essi capiscono che si tratta proprio di Lui, Cristo è già di nuovo scomparso dai loro occhi. Come se la visibilità equivalesse, in profondo, a un non poter vedere; e viceversa l'assenza fisica a un più alto, più reale vedere. Sono gli elementi di una – chiamiamola così – teologia, o religiosità, del paradosso, quale di fatto è quella che, implicitamente e in modo quasi inavvertibile, governa la narrazione di Baricco, mai così vicino, come qui, a una problematica di tipo mistico-religioso. E in effetti la vicenda, sia pure senza mai dar luogo a repentini colpi di scena o a bruschi capovolgimenti, sembra svolgersi tutta sotto il segno di una radicale ambiguità: a cominciare dal senso stesso di questa sorta di racconto di formazione, che può essere letto vuoi come la lenta fuoriuscita da una sfera religiosa chiusa e soffocante, in direzione di una realtà più aperta, benché lacerata da atroci contraddizioni, vuoi come la dolorosa scoperta, al contrario, di un cristianesimo "altro", più profondo e più vero.
La voce narrante è quella di un adolescente della media borghesia, che insieme a tre amici – Luca, Bobby e Il Santo – vive la propria fede cristiana senza compromessi e senza riserve, con l'impegno caparbio di una dura e rigorosa militanza. I quattro frequentano la parrocchia, suonano in chiesa, si obbligano ad andare regolarmente in ospedale ad aiutare i malati più gravi: si chiudono testardamente come in un mondo a parte, distogliendo gli occhi da tutto ciò che ne è fuori. Ma non possono non sapere e non pensare di continuo, sia pure confusamente, che ai margini della loro esistenza c'è un'altra realtà: un mondo privo di certezze religiose e di valori morali, segnato dal disordine, dalla violenza e dal sesso.
I quattro ne sono impauriti, ma anche – è inutile dirlo – affascinati. E quando questo mondo estraneo si materializza, proprio accanto a loro, in un volto e in un corpo femminile, le difese dei ragazzi iniziano a cedere. Il fascino torbido e ambiguo di Andre, una ragazza oscuramente legata a un passato segnato dalla tragedia, agisce come una forza magnetica sui quattro adolescenti, che sempre più inquieti riconoscono in lei una sorta di alterità assoluta rispetto ai valori e alle consuetudini del loro ambiente. Del tutto disinibita e spregiudicata, Andre organizza uno spettacolo musicale con Bobby e subito dopo ha un rapporto sessuale con Luca e con il narratore. Il gruppo viene disgregandosi; gli ideali religiosi che ne erano alla base sembrano evaporare rapidamente. C'è un'accelerazione appena avvertibile nello sviluppo della vicenda: e si passa d'un tratto dall'idillio alla tragedia, dal sogno all'incubo. Il padre di Andre muore in un incidente, Luca si uccide, persuaso che la ragazza aspetti un figlio da lui, Bobby precipita nella spirale della droga.
Quasi a confermare che il bene si è rovesciato in modo irrimediabile nel male, il sacro nel profano, anche il giovane più accesamente e forse fanaticamente religioso del gruppo, Il Santo, viene coinvolto nell'omicidio di un travestito e finisce in prigione. È certo il punto culminante di una deriva tragica che pare non più arrestabile. Ma è anche il momento della svolta, perché a poco a poco un nuovo modo di guardare, una nuova consapevolezza, sia pure confusa, sembra farsi luce nel narratore. Ricordiamo il paradosso di Emmaus: finché Cristo c'è davvero ed è pienamente visibile, non è veduto; non appena è scomparso ed è già ormai troppo tardi, viene riconosciuto. Allo stesso modo Il Santo si rivela proprio, in certo modo, un "santo", agli occhi del narratore, solo quando è in prigione, accusato di omicidio: un "santo", o se vogliamo un sapiente, una sorta di guru, poiché ci viene detto che ormai egli ha acquisito la certezza – fra mistica e nietzschiana – che noi "siamo tutto" e che questa "è la nostra bellezza"; che non vi è orrore nella vita, quindi, e che anche la tragedia ha un senso più alto.
Non solo, ma un rovesciamento analogo e simmetrico si manifesta anche, alla fine della narrazione, con il personaggio di Andre. Se Il Santo, insieme ai suoi amici, si era mosso, per così dire, dal "bene" al "male", la ragazza sembra fare un cammino inverso, dal "male" al "bene": nell'ultima scena del romanzo la troviamo seduta in chiesa, dove anche il narratore ha fatto ritorno. E non è senza significato che in ultimo proprio Il Santo si riveli il padre della bambina di Andre: quasi che in questo connubio fra sacro e profano si manifestasse la verità profonda – quella "nascosta unità degli estremi" – che la tradizione cattolica – secondo il narratore – da sempre ritrova nell'immagine contraddittoria e paradossale della Madonna, insieme vergine e madre.
Giangiacomo Amoretti

Recensioni dei clienti

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    polline

    24/08/2016 15.12.27

    Buon libro, non esente da difetti, ma si lascia leggere molto bene. Primo libro di Baricco che leggo, quindi non avevo aspettative di ripetizione di capolavori precedenti, forse ciò mi ha permesso un'analisi più serena, non so. Lo stile è ottimo, si capisce che chi scrive è veramente uno Scrittore, forse un po' di snobismo, di tanto in tanto, ma entro i limiti del sopportabile. La descrizione del background familiare della media borghesia è tutt'altro che tirata via, è tagliente e spesso molto reale. Non credo voglia essere romanzo e neanche di formazione, è un libro difficile da classificare, ma che comunque ti arriva dritto allo stomaco.

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    Giuliano

    30/08/2014 16.21.55

    Secondo libro che leggo di Baricco dopo "Oceano Mare". Un romanzo che scandaglia i sentimenti e drammi (sia esteriori che interiori) dei giovani prossimi all'età adulta. Storia tutto sommato interessante, scritta tuttavia in modo troppo "barocco" (descrizioni ridondanti e troppe figure retoriche); non è un errore dell'autore, ma una sua scelta che quindi rispetto. Per fortuna il libro è breve.

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    stefano

    27/06/2012 22.51.40

    Un libro che mi fa meditare è già un buon libro...e questo ci è riuscito..un libro sui giovani, sulle loro certezze disilluse,certezze che vanno via via dissolvendosi con il passare del tempo. La vita,non può essere pianificata,la vita va vissuta giorno per giorno...e a "sbatterci la faccia" in questo breve ,ma intenso,racconto, un gruppo di giovani amici, costretti dalla vita a diventare "grandi"...Duro,crudo ma bello

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    Lorso57

    22/04/2012 19.25.36

    Inutile no perchè un libro non è mai inutile, ma certamente noioso, pretenzioso, ripieno di aria fritta. Avevo apprezzato Baricco in una vecchia trasmissione sull'opera lirica e in qualche intervista televisiva, ma come scrittore in questo caso non ci siamo proprio. Il godimento del lettore è inversamente proporzionale a quanto se la tira l'autore, e dunque prossimo allo zero. Una delusione totale.

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    marcello

    17/04/2012 00.18.48

    lettura difficile e tormentata per la profondità estrema di molti passaggi. affascinanti però le trasmutazioni e l'evoluzione socioesistenziale dei ragazzi della band ognuno dei quali ha il suo emmaus. eventi che sembrano disperati, ma ogni volta ne emerge speranza.

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    Lucio

    29/12/2011 10.51.28

    Baricco è un grande musicista. Solo quando deciderà di mettere in musica soggetti che avranno qualcosa di originale (o che soltanto meritassero di essere narrati), allora sì, sarà un grandissimo scrittore. Questo romanzo esplicita, aggrappandosi ad una storia artificiosa ed evidentemente strumentale, la logica cattolica dell'et-et, la composizione degli opposti, in contrapposizione alla logica dell'aut-aut di stampo protestante. Tema noto e sviscerato da circa cinquecento anni, almeno dal tempo della controriforma. Però Baricco si muove nel suo stile immenso, ineguagliabile, rendendo coinvolgente una storia che, se raccontata da chiunque altro, rivelerebbe la propria inconsistenza. Se solo ci fosse qualcuno che gli suggerisse testi ispirati, Baricco ci regalerebbe arie musicali indimenticabili.

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    claudia

    04/06/2011 20.44.42

    Mah.. che dire??? Io Baricco l'ho amato e a volte l'ho odiato. Qui mi ha lasciato indifferente. Sono lontani i tempi di Novecento, Seta, Oceano Mare, Castelli di Rabbia e Senza Sangue. Baricco in questo libro non sembra nemmeno lui. Non c'è traccia alcuna del suo stile inconfondibile.

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    Massimo

    04/04/2011 14.00.58

    Romanzo che sembra trascurato, buttato giù in fretta, soprattutto perché Baricco costruisce l'ambiente sociale in cui si svolge (tutti i personaggi sono giovani cattolici di famiglie borghesi) in moto molto vago e stereotipato. Questo toglie molta verosimiglianza alla storia. Però ha i suoi buoni momenti di scrittura, quando Baricco si ricorda di essere Baricco e ci regala buone pagine con una prosa d'intonazione lirico-profetica.

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    Leonardo

    01/04/2011 18.20.06

    "E' che procediamo per lampi, il resto è oscurità. Una tersa oscurità piena di luce, buia." Credo che questo stralcio riporti completamente il flusso emozionale in cui si muove il libro. Si aggroviglia compiaciuto nell'oscurità tendendo, però, verso squarci improvvisi di luce. Il tormento e la pace che si mescolano assieme alla lussuria e alla castità. "Forse si muore in tanti modi, e ogni tanto mi chiedo se anche noi non lo stiamo facendo, senza saperlo".

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    Laura

    18/03/2011 00.45.04

    Storia semplice che si complica nello scorrere delle pagine. A tratti ho temuto il peggio, pur sperando nel lieto fine, che invece non c'è stato: la tragedia annunciata per tutto il romanzo, è arrivata. A me è piaciuto tanto, doloroso, scritto benissimo, frasi che colpiscono al cuore, che riconosciamo e in cui ci riconosciamo, potrebbero essere nostre. Personaggi a cui è impossibile non affezionarsi, nella loro umanità semplice, che è anche la nostra. Luca, il mio preferito. Forse alcuni temi importanti solo accennati, come depressione e anoressia si sarebbero potuti approfondire, forse no, perché in fondo il tema principale è il male di vivere, il fatto che non possiamo sfuggire da chi siamo veramente, non possiamo cancellare da dove veniamo, nonostante le apparenze. Tema trattato invece con passione, profondità e leggerezza allo stesso tempo, l'amicizia e la sua grande forza. Mi ha ispirato tenerezza, sofferenza, senso di realtà. Mi ha fatto piangere, davvero. Evoca emozioni, immagini, fa sorridere, a volte amaramente nella sua malinconia, che aleggia fin dall'inizio. Unica delusione il finale, a me è parso irrisolto. Solo per questo 4 e non 5. Comunque quella malinconia e quella voglia di piangere ancora te le porti dietro anche una volta finita la lettura. Sarà che ho un figlio adolescente e mi sono immedesimata troppo.

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    Chiara

    17/03/2011 14.04.03

    non concordo assolutamente con chi giudica negativamente questo libro, a me è piaciuto tantissimo. alcune riflessioni le ho trovate davvero illuminanti/interessanti. il fatto che sia crudo è una delle caratteristiche che ho apprezzato di più,perché svela una parte di realtà che dobbiamo smettere di far finta che non esista. consigliato!

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    Gloria

    04/01/2011 23.39.11

    Lo dico senza fronzoli e onestamente: a me questo libro non piace per niente, lo trovo brutto, molto pesante a tratti, arido. Non mi piace la maniera in cui è scritto, non mi piace questa pseudo ricerca nella sintassi e nella punteggiatura. Per finire, la storia... ai miei occhi assolutamente priva di interesse. Il mio è un no.

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    LaMelaMarcia

    05/10/2010 12.07.58

    Forse Baricco mi aveva abituato troppo bene quindi ci sta di rimanere un pò deluso dopo aver letto questo suo ultimo romanzo. La scrittura è sempre elegante, la trama interessante, si poteva forse andare più a fondo.. Un libro che finisce troppo presto.. Peccato.

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    Ender

    09/09/2010 15.20.02

    Solo chi ha ricevuto un'educazione marcatamente cattolica può capire a fondo questo libro. Solo chi ha dovuto lottare per affrancarsi dal moralismo imposto dal cattolicesimo, ma anche dalla mentalità comune benpensante che sceglie in Italia dalla notte dei tempi questa religione come simulacro delle sue azioni, può condividerne ed apprezzarne le sfumature. Un romanzo stupendo...

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    Davide

    25/07/2010 15.25.57

    Delusione Baricco? ma per piacere. non leggete un libro in rapporto agli altri ma leggetelo per quello che è. ogni libro è un chiuso, un segreto, una parte dell'autore che sospira se stesso o ci urla la sua anima. Emmaus non è certamente perfetto ed è difficile da condividere. Sembra sempre surreale e lontano, sospinto dalla ricercatezza di ogni momento, troppo legato alla religiosità, forzata. Gli episodi e i ragionamenti dei protagonisti si collocano solo in una certa dimensione che può apparirci stupida o superficiale ma considerata in se stessa ha senso di essere, sebbene una realtà simile possa non averci mai toccato. Quello che io intravedo in Emmaus è un opera transitoria, di sperimentazione che apre a nuove concezioni della realtà, della formazione e non si può dire che sia meno bello degli altri perchè è o spero il prologo di qualcosa che verrà.

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    Adriana

    26/06/2010 19.42.55

    All'Homo Baricco non esiterei ad aggiungere un terzo "sapiens". Storia cruda, spietata ma vera, scritta d'incanto. Ti arriva dritta alla pancia come solo l'Arte vera sa fare. Finchè tu avrai voglia di scrivere, io avrò voglia di leggerti.

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    Paolo

    01/05/2010 14.29.34

    Chi ha già avuto modo di apprezzare Baricco, di rimanere folgorato dal suo “Oceano Mare” o affascinato da “Seta”, non rimarrà deluso da questo romanzo. La storia è semplice e tutti possiamo riconoscerci in essa. Uno spaccato di quattro vite quotidiane di adolescenti che eventi fortuiti trasformano in qualcosa di diverso da quella che sembrava la loro naturale evoluzione. Forse, semplicemente, destini già scritti che aspettavano soltanto la scintilla per prendere forma. Anche se ogni tanto si perde in qualche svolazzo di non sempre immediata comprensione, Baricco rimane un acquisto sicuro. Lo consiglio.

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    Letizia

    30/04/2010 12.10.49

    Vero, come ha detto qualcuno che Baricco "si ama o si odia". Io ero (sono?) tra i primi. Perciò mi sono lanciata su "Emmaus", attendendo il capolavoro, anche (ma non solo) per la personale predilezione per l'episodio che dà il titolo al libro. Eppure, prosa a parte (ma nemmeno troppo, questa volta) sono rimasta stupita dalla mia delusione. L'ho divorato, come sempre Baricco, ma mi ha lasciato un insopportabile vuoto. Chiuso un libro, provo sempre la malinconica sensazione di dover abbandonare personaggi, storie, luoghi, parole. Questa volta era ben altro: il desiderio di dimenticare al più presto questo racconto che a mio parere ha ben poco valore e dal punto di vista narrativo e in un'ottica di "formazione", per citare recensioni altrui. I romanzi di formazione sono ben altri. I ROMANZI sono ben altri. Con tanto dispiacere, il voto più basso che c'è. Sperando che Baricco risorga dalle ceneri di Emmaus.

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    alessandro picollo

    27/04/2010 20.21.30

    Non si può dire altro: un grande romanzo italiano!

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    Dado

    25/04/2010 00.31.44

    La mia generazione è ricordata come quella dei "paninari". Nella mia città in centro si trovavano "loro"; rampolli dei notabili e figli di industriali. In tutto potevano essere 50- 100 non di più. Nella parrocchia che frequentavo a quei tempi ogni pomeriggio si ritrovano circa 300 ragazzi ed era una delle 20 presenti in città. Eppure eravamo una realtà invisbile: 2-3000 contro 50 ma contavano i 50. Pochi hanno scritto di noi, quasi nessuno. Baricco ha scritto con sensibilità e precisione di noi che poi abbiamo sentito troppo stretto quell'abito senza potere indossare l'altro, e attraversando la sottile linea d'ombra tra quei 17 anni e la maturità senza trovare approdi da naufraghi del nulla, incapaci di vedere la verità che forse ci cammina a fianco.

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