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Cosa si prova a passare cinque giorni con chi è universalmente riconosciuto come un genio? Ammirazione o invidia? Il giornalista David Lipsky ha accompagnato David Foster Wallace, la "rock star della scrittura", nel tour promozionale di Infinite Jest, il libro che lo ha consacrato una delle menti più straordinarie della storia contemporanea.


Rotto il ghiaccio dell'impatto, il film ha un bel calore emotivo e impasta con intelligenza la materia letteraria

Trama
Per cinque giorni, nel 1996, David Lipsky, romanziere e giornalista, ha seguito David Foster Wallace nel tour promozionale di "Infinite Jest", con l'obiettivo di intervistarlo per la rivista Rolling Stone. I due hanno condiviso la solitudine innevata della casa di Wallace, la saliva dei suoi cani, i viaggi in auto e in aereo, l'ansia prima dei reading, l'incontro con due amiche, le sedute davanti al piccolo schermo, vera grande dipendenza di David Wallace. Si sono studiati a vicenda, si sono fatti delle confessioni e ne hanno taciute molte altre, si sono invidiati e detestati, persi e incontrati, e da allora non si sono mai più rivisti.


Sembra impossibile riuscire a dare tensione a un lungo dialogo tra due scrittori, ma non è il caso di The End of the Tour. Il film è tratto dal libro del 2010 Come diventare se stessi di David Lipsky, firma di Rolling Stone. Nel 1996, Lipsky (Jesse Eisenberg) ha passato cinque giorni con l’autore e saggista David Foster Wallace (Jason Segel, come non l’avete mai visto). Era la fine del tour promozionale della sua colossale opera Infinite Jest. Solo dopo il suicidio di Wallace nel 2008, Lipsky ha usato il materiale raccolto per scrivere un articolo che gli è valso il National Magazine Award e che è diventato la base del suo libro. Nel film succede tutto e niente. Il regista James Ponsoldt (The Spectacular Now) rende giustizia al libro senza trasformare il film in un biopic. La storia si svolge nel periodo di maggior successo di Wallace e mostra il suo modo di affrontarlo.

Nel momento in cui Lipsky, interpretato con intelligenza e ironia da Eisenberg, arriva nella casa da scapolo di Wallace a Bloomington, Illinois, il film diventa un ipnotico gioco mentale. Più Lipsky lo sprona — il suo editor (Ron Livingston) vorrebbe conferme sulla sua presunta dipendenza da eroina — più Wallace diventa sospettoso. Allora vediamo il viaggio in macchina, bus e aereo dei due che cercano di smascherarsi a vicenda, e allo stesso tempo di creare un legame. Segel, nella performance della sua vita, coglie il conflitto interiore di Wallace. Il film è un’illuminante meditazione sulla vita e l’arte che colpisce con la sua ferocia. Quello che poteva essere solo il resoconto di una conversazione tra scrittori diventa cinema di massima immediatezza. Lipsky ha scritto: «I libri sono un sostituto dell’interazione sociale: gli autori che leggiamo sono persone che ci piacerebbe frequentare». The End of the Tour ci permette di uscire con due scrittori che lottano per non abbassare mai la guardia, anche se ovviamente finiscono col diventare se stessi, di fronte a noi. Impreziosito dalla performance dei due straordinari attori, il film è un esaltante regalo per gli spettatori.

Recensione di Peter Travers

  • Produzione: Universal Pictures, 2016
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Durata: 106 min
  • Lingua audio: Italiano (DTS 5.1 HD);Inglese (DTS 5.1 HD);Spagnolo (DTS 5.1 HD)
  • Lingua sottotitoli: Italiano; Inglese; Inglese per non udenti; Danese; Finlandese; Hindi; Norvegese; Polacco; Spagnolo; Svedese; Tedesco; Turco
  • Formato Schermo: 2,40:1
  • AreaB
  • Contenuti: scene inedite in lingua originale