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Epepe - Ferenc Karinthy - copertina
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Epepe - Ferenc Karinthy - copertina
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Descrizione


Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacità di dare, semplicemente, corpo agli incubi. "Epepe" è uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi resterà annidato, che lo vogliate o no. Immaginate di finire, per un beffardo disguido, in una labirintica città di cui ignorate nome e posizione geografica, dove si agita giorno e notte una folla oceanica, anonima e minacciosa. Immaginate di ritrovarvi senza documenti, senza denaro e punti di riferimento. Immaginate che gli abitanti di questa sterminata metropoli parlino una lingua impenetrabile, con un alfabeto vagamente simile alle rune gotiche e ai caratteri cuneiformi dei Sumeri - e immaginate che nessuno comprenda né la vostra né le lingue più diffuse. Se anche riuscite a immaginare tutto questo, non avrete che una pallida idea dell'angoscia e della rabbiosa frustrazione di Budai, il protagonista di "Epepe". Perché Budai, eminente linguista specializzato in ricerche etimologiche, ha familiarità con decine di idiomi diversi, doti logiche affinate da anni di lavoro scientifico e una caparbietà senza uguali. Eppure, il solo essere umano disposto a confortarlo, benché non lo capisca, pare sia la bionda ragazza che manovra l'ascensore di un hotel: una ragazza che si chiama Epepe, ma forse anche - chi può dirlo? - Bebe o Tetete.
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Dettagli

2017
Tascabile
5 ottobre 2017
217 p., Brossura
9788845932250

Valutazioni e recensioni

3,65/5
Recensioni: 4/5
(56)
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4
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JANKA
Recensioni: 4/5
Un incubo kafkiano che ti divora lentamente

Epepe è uno di quei libri che ti lasciano addosso una sensazione strana: irritazione, fascino, disagio e ammirazione convivono continuamente durante la lettura. Non è un romanzo facile, né particolarmente “accogliente”. A tratti si trascina quasi per inerzia, e sinceramente credo abbia almeno un centinaio di pagine di troppo. Però sarebbe ingiusto liquidarlo come un brutto libro, perché l’idea alla base è straordinaria. La trama è semplice e potentissima: Budai, un linguista che conosce moltissime lingue, prende per errore un aereo sbagliato e si ritrova in una gigantesca città sconosciuta dove nessuno parla una lingua comprensibile. Nessuno. E proprio lui, esperto di comunicazione, diventa improvvisamente incapace di comunicare. Il romanzo funziona soprattutto nell’atmosfera: file interminabili, masse umane soffocanti, caos urbano, anonimato, alienazione. Sembra una puntata de Ai confini della realtà scritta da Kafka sotto anfetamine. Il senso di smarrimento del protagonista diventa quasi fisico anche per il lettore. Il problema è che Budai, andando avanti, commette errori talmente illogici da generare rabbia. Possibile che un linguista non pensi di cercare libri illustrati, fumetti o testi per bambini per decifrare almeno le basi della lingua? A volte sembra quasi regredire invece di adattarsi. Però bisogna considerare una cosa fondamentale: il romanzo uscì originariamente a puntate settimanali. E allora molte lentezze diventano più comprensibili, proprio come accade nelle serie TV moderne con episodi “di transizione”. Il cuore del libro resta attualissimo. L’incomunicabilità, la sovrappopolazione, l’indifferenza collettiva, l’egoismo sociale: temi impressionanti se si pensa che il romanzo è del 1969. In questo senso Karinthy è stato quasi profetico. Libro imperfetto, frustrante e a tratti sfiancante… ma anche terribilmente intelligente. Da leggere con pazienza. E magari con un thermos di caffè accanto.

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ANDRICCI
Recensioni: 4/5
Epepe: il capolavoro incompiuto dell’incomunicabilità

Epepe è uno di quei libri che ti lasciano addosso una sensazione strana: irritazione, fascino, disagio e ammirazione convivono continuamente durante la lettura. Non è un romanzo facile, né particolarmente “accogliente”. A tratti si trascina quasi per inerzia, e sinceramente credo abbia almeno un centinaio di pagine di troppo. Però sarebbe ingiusto liquidarlo come un brutto libro, perché l’idea alla base è straordinaria. La trama è semplice e potentissima: Budai, un linguista che conosce moltissime lingue, prende per errore un aereo sbagliato e si ritrova in una gigantesca città sconosciuta dove nessuno parla una lingua comprensibile. Nessuno. E proprio lui, esperto di comunicazione, diventa improvvisamente incapace di comunicare. Il romanzo funziona soprattutto nell’atmosfera: file interminabili, masse umane soffocanti, caos urbano, anonimato, alienazione. Sembra una puntata de Ai confini della realtà scritta da Kafka sotto anfetamine. Il senso di smarrimento del protagonista diventa quasi fisico anche per il lettore. Il problema è che Budai, andando avanti, commette errori talmente illogici da generare rabbia. Possibile che un linguista non pensi di cercare libri illustrati, fumetti o testi per bambini per decifrare almeno le basi della lingua? A volte sembra quasi regredire invece di adattarsi. Però bisogna considerare una cosa fondamentale: il romanzo uscì originariamente a puntate settimanali. E allora molte lentezze diventano più comprensibili, proprio come accade nelle serie TV moderne con episodi “di transizione”. Il cuore del libro resta attualissimo. L’incomunicabilità, la sovrappopolazione, l’indifferenza collettiva, l’egoismo sociale: temi impressionanti se si pensa che il romanzo è del 1969. In questo senso Karinthy è stato quasi profetico. Libro imperfetto, frustrante e a tratti sfiancante… ma anche terribilmente intelligente. Da leggere con pazienza. E magari con un thermos di caffè accanto.

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Barbonway
Recensioni: 5/5
Che piccola grande stranezza

Un libro del tutto originale, da leggere tutto d’un fiato, nonostante l’assenza di alcun dialogo io l’ho trovato davvero scorrevole, anche se molto fitto e pieno di piccoli dettagli, il modo travolgente in cui è stato scritto mi ha ricordato un po’ lo stile della Pastorale Americana di Roth, nonostante la trama non abbia nulla a che vedere. Claustrofobico, snervante, oroginale.

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Recensioni

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Recensioni: 4/5
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Conosci l'autore

Ferenc Karinthy

1921, Budapest

Figlio del celebre scrittore ungherese Frigyes Karinthy, fu linguista, autore di romanzi e di racconti, drammaturgo e traduttore, oltre che campione di nuoto e di pallanuoto. Fece anche da animatore di quiz letterari in radio e televisione.In Italia sono stati pubblicati i suoi Epepe (Voland 2003 e Adelphi 2015) e Tempi felici (Adelphi 2016).

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