Un' eredità di avorio e ambra - Edmund De Waal - copertina

Un' eredità di avorio e ambra

Edmund De Waal

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Traduttore: Carlo Prosperi
Collana: Varianti
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 25 agosto 2011
Pagine: 397 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788833922348

nella classifica Bestseller di IBS Libri Arte, architettura e fotografia - Forme d'arte - Forme d'arte non grafiche - Arte dell'intaglio

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Un' eredità di avorio e ambra

Edmund De Waal

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Un'elegante vetrina nella casa londinese di Edmund de Waal contiene 264 sculture giapponesi di avorio, o legno, non più grandi di una scatola di fiammiferi, raffiguranti divinità, personaggi di ogni tipo, animali, piante. La vetrina è aperta, e i piccoli figli di de Waal possono estrarre i netsuke così si chiamano i minuscoli oggetti - e giocarci. Come facevano, ha scoperto l'autore, i piccoli figli di Viktor e Emmy von Ephrussi, suoi bisnonni, nel boudoir della madre, in un fastoso palazzo viennese della Ringstrasse, un secolo fa. Prima che Hitler entrasse in trionfo a Vienna e avessero inizio le persecuzioni e i saccheggi nelle case degli ebrei. Ebrei di Odessa erano appunto gli Ephrussi, commercianti di cereali e poi banchieri ricchi e famosi quanto i Rothschild, con ville e palazzi sparsi in tutta Europa. Quello di Vienna, dove i netsuke arrivano nel 1899 da Parigi - dono di nozze ai cugini di Charles Ephrussi, famoso collezionista, mecenate, storico dell'arte, amico di Renoir, Degas, Proust - conteneva tante e tali opere d'arte che i minuscoli oggetti sfuggirono all'attenzione dei razziatori nazisti. Affascinato dall'eleganza, dalla precisione, dalle straordinarie qualità tattili delle sculture, l'autore decide di ricostruire la storia dei loro passaggi da una città all'altra, da un palazzo all'altro, da una mano all'altra. Ricostruisce così anche la storia romanzesca della sua famiglia.
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    Elisabetta

    16/06/2017 06:40:09

    Io ce l’ho messa tutta per arrivare alla fine, ma a pagina 46 ho dovuto mollare per sfinimento. E’ il libro piú noioso che mi sia capitato tra le mani, pagine e pagine di descrizioni estremamente minuziose di oggetti. Secondo me l’autore, che è un ceramista, invece di scrivere un libro di narrativa avrebbe fatto meglio a pubblicare un volume di fotografie.

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    giorgio g

    04/09/2015 08:56:22

    Un libro che suscita sentimenti contrastanti. La prima parte, che descrive gli inauditi lussi dei due rami della famiglia ebrea Ephrussi mi ha ricordato quanto avevo scritto a proposito di un'altra grande famiglia, i Florio, commentando il libro di Anna Pomar: "Quello che dà più fastidio è il tono ammirativo con cui è descritta la vita di quella classe di sfaccendati che era l'aristocrazia. Forse l'autrice ha nostalgia di quel periodo che non ha fatto in tempo a vivere, dimenticando che è finito, speriamo, per sempre." Gli Ephrussi, a dire il vero, erano quasi tutti di un'altra tempra, una dinastia di commercianti di grano all'inizio, poi divenuti banchieri che manteneva un tenore di vita principesco e due enormi palazzi a Parigi e a Vienna, oltre a svariati possedimenti. Mentre il ramo francese della famiglia ebbe il suo periodo d'oro durante la Terza Repubblica e subì le sue traversie nei quattro anni di occupazione tedesca, i guai per il ramo austriaco cominciarono più presto: prima con la sconfitta dell'Austria-Ungheria nella Prima Guerra Mondiale e successivamente con l'Anschluss del 1938, quando le proprietà degli ebrei furono repentinamente confiscate. La bestialità del comportamento degli invasori suscita nel lettore un sentimento di partecipazione alle vicende di quegli sventurati piombati da una vita immersa nell'oro alla più nera miseria se non ai lager dove alcuni di loro avrebbero perso la vita. Una folla di personaggi, appartenenti a diverse generazioni, in cui stentiamo a raccapezzarcisi. Ma il libro offre di più: è infatti centrato sulla storia, lunga più di un secolo, di 264 netsuke, minuscole statuette giapponesi di animali, artigiani e mendicanti, che passarono da Parigi a Vienna come dono di nozze, sfuggirono alle razzie tedesche in modo rocambolesco e vennero infine ritrovate dall'autore nel paese da cui provenivano. Una storia affascinante e coinvolgente, raccontata con il piglio di un narratore di mestiere.

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    AdrianaT.

    08/08/2015 09:40:59

    È immediata l'associazione con 'Le variazioni Reinach' di Filippo Tuena in cui, sullo sfondo, c'era la ricerca di uno spartito musicale appartenuto ad una famiglia di ebrei facoltosi collezionisti d'arte spariti nei campi di concentramento. Le storie delle famiglie Comondo-d'Anvers-Reinach ed quella degli Ephrussi, qui protagonista, si incrociano addirittura, nelle stesse vie di Parigi, negli stessi palazzi, fra gli stessi sfarzi, poeti, scrittori e pittori del calibro di Proust e Renoir. Qui la ricerca è concentrata sui 'netsuke', piccoli oggetti d'arte giapponese da scegliersi al tatto, prima ancora che alla vista. Oggettini affascinanti, curiosi ninnoli, che inducono ad una vera e propria dipendenza e che catalizzano l'interesse di Edmund de Waal, famoso artista della ceramica, pronipote di un gran collezionista di essi, che ne segue le tracce, assieme alla storia della sua famiglia, dalla loro comparsa nei sontuosi palazzi parigini e viennesi della Belle Époque sull'onda dello 'japonism', fino al Giappone. Una lettura ricca, in tutti i sensi: ricca di storia, d'arte, di passione, di ricerca e di riferimenti e stimoli culturali e letterari. 3 stelle e 1/2.

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    Anna Maria

    01/08/2014 13:18:30

    Un libro letto tutto d'un fiato e regalato a tanti amici per condividere le emozioni che suscita. Che sorpresa aver trovato le ceramiche di De Wall al Victoria and Albert Museum!

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    maresa th. paoli

    27/03/2014 16:34:29

    nonostante il tentativo di banalizzare il libro, banalizzandone il titolo originale inventandone uno inutile, riduttivo e fuorviante, il testo è bello, interessante e poetico. per chi ama la storia e le storie ben raccontate di grandi famiglie, un libro da leggere immedesimandosi nei luoghi e nelle persone; un libro da leggere pensandosi uno dei 264 netsuke...

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    luca bidoli

    14/10/2013 21:45:38

    Assolutamente iper e sovra valutato. Pura operazione di marketing editoriale, per un libro, in definitiva, noioso ( si salvano poche pagine e nessun personaggio rimane, anzi, si annullano presto, ben presto...). Alcuni clamorosi errori storici ( incomprensibili, svista del traduttore? Non credo), come a pg.220, sulle esequie del penultimo imperatore di Casa d'Asburgo. Nessun ritardo nel cerimoniale, che prevede proprio, magistralmente, che pere ben tre volte, e solo l'ultima volutamente con esito positivo, si batta alle porte della Cripta dei Padri Cappuccini, in quel di Vienna. Luca Bidoli

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    Roberta

    08/02/2013 15:31:08

    Questo libro, che sembra più una biografia che un romanzo, racconta la storia della famiglia dell'autore e dei suoi avi e ha come filo conduttore i netsuke. Si tratta di 264 piccole sculture giapponesi di avorio o di legno,che conducono l'autore alla scoperta delle proprie origini. Mi e' piaciuto molto per la sua scrittura semplice, ma allo stesso tempo di grande effetto e per il modo su come riesce a trattare temi complessi come l'avvento del nazismo a Vienna. Una bella lettura carica di storie e arte.

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    Ivonne

    30/01/2013 15:57:02

    Ho letto il libro con passione altalenante. In certi momenti anche io l'ho trovato un po' troppo freddo, forse troppo razionale. In altri mi ha invece coinvolto molto, fatto respirare il senso di bellezza che accompagna le descrizioni. Più di tutto, mi ha fatto ripensare a certe vie di Parigi, a Vienna, agli Impressionisti, al Giappone, persino a Rilke, con occhi nuovi e la voglia di riscoprire - o scoprire - alcuni luoghi o opere d'arte, o capire meglio un periodo storico. Insomma nel complesso è una lettura nutriente, che mi sento di consigliare.

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    pierluigi

    27/11/2012 20:46:57

    Ho fatto fatica a finirlo, terribilmente noioso e didascalico.

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    maria

    29/10/2012 19:14:49

    magistralmente noioso, perfettamente documentato, inverosimilmente gelido.

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    jane

    11/09/2012 14:32:48

    Concordo sostanzialmente con i giudizi precedenti : ho apprezzato più la caratterizzazione dei personaggi e la ricostruzione storica che lo stile. Un libro che vale la pena leggere.

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    Lidia

    04/09/2012 20:09:41

    Un romanzo, una biografia e anche un diario, incorniciato dalla storia dell'Europa. Tutto questo e molto di piu'. E' interessante ed emozionante, a tratti davvero commuovente. Perfetto, come i netsuke.....

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    maurizio680

    03/09/2012 21:15:03

    Un grande libro. Una storia bellissima raccontata con l'eleganza di un artista

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    LdB

    06/08/2012 16:06:58

    Ho appena finito di leggere. Che emozione! In poco tempo con questo libro sono passata attraverso un secolo di storia provandone gioie e dolori, e sento che queste emozioni rimarranno in me per sempre, non verranno dimenticate pochi giorni dopo aver riposto il libro come purtroppo spesso accade. Da tempo nessun libro e nessuna storia mi avvolgeva ed emozionava come mi è capitato con questo libro, con la storia di questa famiglia; da tempo non provavo una sensazione simile al lutto nel dover lasciare dei personaggi che pian piano da pesonaggi sono diventati miei compagni di viaggio. Chi ama i viaggi nella memoria amerà questo libro.

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    Federica

    21/07/2012 15:23:19

    Ho finito oggi il libro e ho un solo ommento da fare: meraviglioso! Certamente impegnativo ma imperdibile. Leggetelo e regalatelo a chi ha il senso della memoria.

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    Marco Ferraro

    15/07/2012 10:32:21

    Devo fare subito una critica in quanto mi da molto fastidio quando nella traduzione i titoli originali vengono cambiati; a parte "Il giovane Holden", ma in questo caso il titolo doveva essere "La lepre dagli occhi d'ambra - Un'eredità nascosta" e secondo me sarebbe stato molto più intrigante. Comunque il racconto è stato lo stesso affascinante; attraverso il possesso di questa collezione viene ripercorsa la storia di questa famiglia dalla fine dell'Ottocento fino ad oggi ed insieme a questa si dipana la Storia con la esse maiuscola, con i suoi personaggi e le sue vicende. L'idea non è certo originale, ma mi è sempre piaciuto il romanzo storico, dove gli avvenimenti vengono filtrati dagli occhi della gente comune che li vive sulla propria pelle. Ed in effetti la parte più interessante è quella viennese, con la discriminazione che cresce sempre più forte, fino al "via libera" alla persecuzione vera e propria dato dall'Anschluss. La scrittura è asciutta e curata ed anche la ricostruzione storica approfondita e dettagliata; in certi momenti mi sono tornati alla mente "I Buddenbrock" di Thomas Mann.

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    GraceT

    09/07/2012 12:30:52

    Mi unisco al coro di entusiasti: questo è davvero un bel libro! Attraverso la riscostruzione della storia di una collezione di netzuke tramandata da generazioni, De Waal prende spunto per descrivere personaggi lontani tra loro negli anni e nei luoghi - persone che a vario titolo hanno contribuito a intessere la Storia, quella delle piccole cose e dei grandi eventi che hanno funestato gli ultimi due secoli - restituendoci una narrazione di ben più ampio respiro rispetto alle aspettattative iniziali.

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    strummercave

    23/01/2012 10:34:00

    Un libro incredibile, da centellinare pagina dopo pagina. Leggendolo si resta assorbiti da una storia che abbraccia decenni e si conosce una famiglia, la cultura e i costumi di intere epoche, la storia e la politica. Una scrittura elegante e diretta, che affascina.

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    keyla

    07/01/2012 09:12:31

    le prime pagine non mi avevano catturata ma ho proseguito 'sulla fiducia' del passaparola e sì, e' un capolavoro di scrittura (gran merito al traduttore carlo prosperi !) grandioso per la ricostruzione storica, sembra di vivere il luogo e il momento insieme ai personaggi - per una volta reali, non di fantasia come di solito nei romanzi ! sicuramente affascinante, da consigliare e regalare

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    Alex

    19/11/2011 12:48:13

    Leggendo questo bellissimo romanzo ho scoperto che De Waal non è solo un grande artista della ceramica, nonostate lui si definisca un semplice vasaio, ma anche un ottimo scrittore. Con questa opera in cui racconta la storia della sua famiglia, e della grande famiglia degli ebrei europei, ci descrive il mondo vivo e ricco culturalmente della fine Ottocento e dei primi del Novecento, che viene distrutto dall'invidia e dalla cattiveria di un'umanità che preferisce annientare con violenza chi aveva successo, piuttosto che migliorarsi e superarli nella competizione della vita quotidiana. Nonstante sia un tema che tutti conosciamo e di cui abbiamo già letto molto, aggiunge particolari di vita vera, con una scrittura veloce ed elegante, che ci spiegano come sia facile, senza quasi accorgersene, arrivare a tragedie simili a quelle accadute nel secolo scorso.

Vedi tutte le 22 recensioni cliente

I prodigiosi Ephrussi e le “statuine” ritrovate

Chi erano gli Ephrussi? Cosa sono i netsuke? È possibile, dopo anni di ricerche, scrivere in meno di quattrocento pagine sontuose e dettagliate – senza giudizi e sentimentalismi – una vicenda lunga un secolo e mezzo che si svolge in tre continenti? Le risposte si trovano in un volume prodigioso, per cui alla Buchmesse di Francoforte si sono scatenate aste. A spuntarla, per l’Italia, è stata la Bollati Boringhieri, un’istituzione per la saggistica, ma che ha titoli di narrativa per i palati più vari: Von Armin, Israel J. Singer, Lem, Wells, Eliade. Uno degli ultimi gioielli di Bollati Boringhieri è diventato così il rutilante “Un’eredità di avorio e ambra” (394 pagine, 18 euro), opera di non fiction, che pur avendo i tratti del memoir familiare, appartiene a molti generi e a nessuno, intrecciando storia, letteratura di viaggio, arte. L’ha scritta Edmund de Waal (il traduttore Carlo Prosperi), uno degli ultimi eredi di una dinastia ebraica originaria di Odessa, gli Ephrussi.

Una saga? Sì, ma che suona come un omaggio all’immortalità dell’arte e non ha certe stucchevoli caratteristiche delle saghe. È una consegna che l’autore – ceramista di fama internazionale e docente universitario – prende con se stesso nella prefazione: «Ritengo che saprebbe scriversi da sola, una storia del genere. Basterebbe inanellare qualche aneddoto dalle tonalità seppia, approfondire il racconto dell’Orient-Express, colorare la vicenda con i vagabondaggi per le strade di Parigi […] aggiungere qualche ritaglio sulle sale da ballo della Belle Èpoque recuperato da Internet… e voilà. Il risultato sarebbe un resoconto nostalgico. Nostalgico e inconsistente. Io, invece, non ho diritto alla nostalgia rispetto a quei vasti patrimoni perduti e al fascino di un secolo fa, e per di più non m’interessa l’inconsistenza».

Le vite dei suoi antenati, così, nel suo racconto lasciano tracce vive. In questo libro-mondo la voce del narratore cede il passo talvolta a quella del divulgatore – i ferri del mestiere sono quelli dello storico dell’arte – con una cura del dettaglio e del particolare fuori dal comune. Il contesto storico e geografico in cui si muovono gli Ephrussi è quanto di più affascinante abbiano offerto gli ultimi due secoli: la Parigi bohémien di fine Ottocento, quella della Terza Repubblica, la Vienna dei primi del Novecento (quella di Freud e Klimt), prima del declino e dello smembramento dell’impero austro-ungarico, il Giappone post-bellico, quello della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale. Nel paese del Sol Levante, negli anni Novanta, de Waal riceve la collezione di 264 netsuke dal prozio Ignace, detto Iggie: i netsuke sono minuscole sculture settecentesche in legno, avorio o ambra (raffiguranti animali, uomini e oggetti di uso quotidiano, originariamente utilizzati come fermagli degli astucci portaoggetti dei kimono), qualcosa in più di un pretesto per ricostruire vite care e lontane, visitando i luoghi, raccogliendo testimonianze, attingendo a riviste e foto d’epoca, epistolari, opere d’arte; le “statuine” ritrovate hanno in sé identità ed epoche storiche, rivisitate come se de Waal le avesse vissute in prima persona.

Le vicende della famiglia Ephrussi – dominatori del commercio del grano a Odessa si trasferirono ad ovest – sono intrecciate con quelle dell’alta società e della cultura. Il rinfocolamento dell’antisemitismo disperse i suoi componenti, senza cancellarne del tutto le tracce, ritrovate da de Waal. Il loro nome è citato in racconti di Babel’ e Aleichem, come tra le pagine di Joseph Roth e Musil; Charles Ephrussi è ritratto in un noto dipinto di Renoir ed è uno dei modelli del Charles Swann di Proust: un dandy che frequenta salotti e teatri, un mecenate degli impressionisti, collezionista e critico, che farà i conti con il clima che peggiora nei confronti degli ebrei, a partire dall’affare Dreyfus. Il bisnonno dell’autore, Viktor, patriarca del ramo austriaco – prima che la sua fortuna e la Mitteleuropa naufraghino a causa dell’Anschluss e della seconda guerra mondiale – domina la scena economica e culturale di Vienna; sua figlia Elisabeth ha una fitta corrispondenza con Rilke.

Sono Charles, suo cugino Viktor ed Elisabeth, figlia di Viktor, nell’ordine, i custodi del netsuke (con la determinante partecipazione di Anna, governante della famiglia viennese), prima di Iggie, fuggito negli Usa, tornato in Europa nello sbarco in Normandia e finito in Giappone, dove vivrà fino all’ultimo con il compagno Jiro. Le loro storie, narrate meticolosamente, rendono più che appagante la lettura. Questione di bellezza, e questo libro è, a suo modo, un libro sulla bellezza.

Recensione di Salvatore Lo Iacono

"Gli oggetti sono sempre stati trasportati, venduti, scambiati, rubati, recuperati e perduti. Quello che conta è come racconti la loro storia". Questa è la storia di una preziosa collezione di netsuke, piccolissime sculture giapponesi in avorio, ambra e legno di bosso: 264 pezzi (animali, scenette in miniatura di vita umile e quotidiana, soggetti erotici) che l'autore, il ceramista inglese Edmund de Waal, ha ereditato da un fratello di sua nonna, Ignace Ephrussi, stilista, soldato americano in Francia nel '44, poi finanziere in Giappone, morto a Tokyo nel 1994 quando il narratore ha compiuto trent'anni.
Ma questo libro che non somiglia a nessun altro, e forse anche per questo è divenuto in poco tempo un bestseller internazionale, è anche la storia di una famiglia ebraica, gli Ephrussi, originari di Odessa, che, partendo dal commercio dei grani, costruirono un impero finanziario tra la Parigi del secondo Ottocento e la Vienna del primo Novecento. Una storia narrata di scorcio, descrivendo le residenze successive di questi piccoli oggetti d'arte che, entrati in famiglia, migrano da Parigi (1871-1899, rue de Monceau), a Vienna (1899-1947, Palais Ephrussi sul Ring), a Tokyo e alla casa londinese dell'autore. Per raccontarla de Waal, che vide per la volta i netsuke nel 1991 in casa dello zio Iggie (aveva vinto una borsa di studio a Tokyo), indaga per anni, studia la storia di famiglia, visita le città, le vie, i palazzi, le stanze, approdando infine a Odessa, luogo d'origine delle fortune familiari. E la pietas per i netsuke si trasfigura nella miracolosa resurrezione di un mondo cancellato dalla violenza, di tanti uomini e donne che diventano a poco a poco persone della nostra famiglia.
Il primo è Charles Ephrussi, nato nel 1849 a Odessa, morto a Parigi nel 1905. Figlio cadetto del grande Léon, non ha il dovere di sviluppare il patrimonio di famiglia e può concentrare il suo talento sulla passione per l'arte. Raffinato collezionista, collaboratore e poi direttore della "Gazette des Beaux-Arts", galante frequentatore di salotti ben descritto dai Goncourt, amico di Proust (è uno dei modelli di Charles Swann nella Recherche), trasforma il suo appartamento dell'Hotel Ephrussi, a due passi dal Parc Monceau, in una galleria di capolavori. Estimatore e protettore degli impressionisti, riempie l'alloggio di Manet, Monet, Degas, Renoir, Sisley, Pissarro, che saranno poi donati alla città. In precedenza però, sempre all'avanguardia del gusto, era stato fra i primi a indulgere alla moda delle giapponeserie, acquistando la collezione che è l'eroe eponimo di questa saga. I 264 netsuke entrano nel suo studio, e nella Storia.
Ma il gusto cambia, e con esso l'arredamento. Parigi si spacca sul caso Dreyfus, i palazzi che accoglievano con onore intellettuali e banchieri ebrei li mettono alla porta, persino l'amico Renoir rinnega Charles. Gli umili netsuke stonano ormai tra gli ori e i marmi dell'appartamento stile impero. La collezione emigra a Vienna, regalo di nozze per il cugino Viktor von Ephrussi, nato a Odessa nel 1860 e bisnonno dell'autore, che nel 1899 sposa la baronessina Emmy Schey von Koromla.
Nell'immenso Palais Ephrussi sul Ring, quasi un palazzo reale, simbolo della potenza di una famiglia che ha ricevuto dall'imperatore Francesco Giuseppe il riconoscimento nobiliare per i servigi finanziari resi alla corona, la coppia gode di un'esistenza veramente regale. Viktor non è primogenito e quindi avrebbe potuto, come Charles, consacrare la vita agli studi. Ma il fratello maggiore Stefan "scappa con l'amante ebrea russa di suo padre Ignace" e viene diseredato. Sulle spalle di Viktor cade il pesante fardello degli interessi di famiglia.
E i netsuke? Finiscono in una teca nello spogliatoio della giovane moglie, ma il loro destino non è affatto malinconico. Al contrario. Emmy si cambia parecchie volte al giorno, aiutata dalla fida cameriera Anna: sono gli unici momenti in cui i bambini (la maggiore, Elisabeth, è la nonna del narratore) possono godere della compagnia della madre, ed è loro permesso tirar fuori dalla teca quelle figurine in avorio e legno e giocarci inventando storie, come se fossero soldatini di stagno. È il periodo più felice per i netsuke, se non per la famiglia, sulla quale incombono i gravosi doveri di Viktor, le irrequietudini di Emmy, donna affascinante e tutt'altro che fedele, e l'addensarsi di tempi sempre più cupi.
Dalla tragedia non si salverà nulla se non i netsuke. Nel 1938 il Palais Ephrussi sarà espropriato dai nazisti, con tutte le sue immense collezioni d'arte. I suoi padroni riusciranno a salvare, con gran pena, la nuda vita. I netsuke, però, verranno nascosti uno per uno nel grembiule di Anna, e poi nel suo materasso. Nel 1945 Anna vive ancora in una soffitta del Palais Ephrussi e li riconsegna a Elizabeth, che ha sposato Hendrik de Waal, quando rimette piede nel palazzo che non è più suo.
Andrea Casalegno

Alcuni hanno intarsi di ambra o di corno per gli occhi. Altri, fra i più antichi, sono leggermente consumati: l'anca del fauno disteso tra le foglie non è più perfettamente delineata. Si nota una minuscola crepa, un difetto quasi impercettibile sulla cicala. Chi l'ha fatta cadere? Quando e dove?

L’arte giapponese dei netsuke è antica e raffinata. Attraverso la modellazione di piccoli pezzi di legno o di avorio, allude alle qualità di materie diverse, evoca piccoli ed incisivi quadretti di vita, racconta le virtù di animali, traduce in una fissità minerale scene mitologiche.
Gli oggetti, naturalmente, portano sempre con sé la storia di coloro cui sono appartenuti, ma leggere nelle crepe di una tazza di porcellana la vicenda della famiglia cui quello stesso manufatto è appartenuto rischia facilmente di diventare un puro esercizio retorico, o di trasformarsi nella rievocazione sentimentale e sfocata di un momento storico mai vissuto in prima persona. Edmund de Waal, però, è un ceramista d’eccezione, un artista, e vuole trattare le parole con la stessa intensità e precisione che riserva ai suoi vasi.
Niente immagini sentimentali, dunque, né atmosfere virate al seppia. Per raccontare una storia come quella che de Waal ha deciso di raccontare, ci vuole una precisione assoluta: una tensione quasi zen verso la materia sfuggente e ricchissima che è al cuore del racconto. Quando la linea ereditaria cui appartiene lo rende depositario di una collezione di 264 piccole sculture giapponesi, de Waal sente il bisogno di attraversare gli ambienti in cui quegli oggetti hanno abitato, di ripercorrerne le migrazioni fra tanti paesi, di raccontare la storia della propria famiglia trasfigurandone i successi, le sfortune, i rovesci e le resurrezioni attraverso le vicende avventurose di quello zoo in miniatura, passato di mano in mano e oggi miracolosamente ancora intonso.
La storia raccontata in Un'eredità di avorio e ambra (il cui titolo originale allude alla lepre dagli occhi d'ambra fra i pezzi più pregiati della collezione) prende le mosse dalla passione per l’arte ed il bello che caratterizzò la vita di Charles Ephrussi, rampollo terzogenito di una famiglia di ricchissimi ebrei ucraini stabilitasi a Parigi verso la metà dell’ottocento. Charles, intenditore sui generis di tutto quanto ai suoi occhi rappresentasse un'idea di bellezza, è una figura che sola basterebbe a riempire una biografia strepitosa: colto, curioso, amante dell’arte e collezionista infaticabile, mescolò i suoi passi a quelli dell’alta borghesia parigina di quegli anni, incrociando le strade di romanzieri, pittori, musicisti che avrebbero con la loro opera gettato i semi di un lunghissimo germogliare umanistico.
Charles fu – fra le tante cose che avrebbe avuto modo di essere nella sua vita – precursore di quel japonisme che per alcuni divenne una vera e propria religione. S’imbatté nei netsuke importati a Parigi da alcuni mercanti, in seguito all’apertura del paese levantino ai commerci internazionali, e queste piccole, deliziose sculture gli piacquero al punto da spingerlo a riunire una collezione di grande valore, per farne dono al cugino Viktor nel momento del suo matrimonio con Emma, nella Vienna del 1899.
È il primo dei tanti passaggi di un testimone che, nella sua peregrinazione perpetua, accompagnerà le sorti di questa famiglia graziata dalla presenza di uomini e donne straordinari, passerà incolume dalla persecuzione degli ebrei e continuerà a rappresentare un ideale di grazia in tempi difficili, fino a ritornare per un periodo addirittura da quel Giappone dal quale era partito un secolo prima, fra le mani amorevoli di "Zio Iggie", colui che contagerà con la sua passione per i netsuke l'autore del libro e oggi impeccabile estensore di questa biografia famigliare dal respiro largo e molto ben scritta.
Edmund de Waal compie un’incursione audace in un territorio sconosciuto, e riesce con la sua sapienza di artigiano a tornire un racconto scintillante e preciso, vera e propria elegia dell’attenzione, cui ci piacerà tornare negli anni come si torna ad un oggetto amato.

A cura di Wuz.it

  • Edmund De Waal Cover

    Edmund de Waal, critico, storico dell’arte e professore di ceramica alla University of Westminster, è uno dei più famosi artisti della ceramica inglesi. Vive e lavora a Londra. Un’eredità di avorio e ambra (Bollati Boringhieri 2011)è il suo primo libro: subito accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico, ha collezionato recensioni autorevoli e suscitato i commenti appassionati dei lettori, salendo inesorabilmente nelle classifiche di vendita. Ha ricevuto due tra i più ambiti premi letterari, il Costa Biography e il New Writer of the Year al Galaxy Book Award. Approfondisci
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