Un' estate con Montaigne

Antoine Compagnon

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 28 maggio 2014
Pagine: 136 p., Brossura
  • EAN: 9788845928864

28° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Studi generali - Dal 1500 al 1800

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Descrizione
Quando, nel 2012, il direttore di un'emittente radiofonica propone ad Antoine Compagnon di parlare dei "Saggi" di Montaigne in una lunga serie di trasmissioni quotidiane della durata di pochi minuti, all'illustre professore del Collège de France l'idea appare subito quanto meno stravagante. Il periodo di programmazione (dall'inizio di luglio alla fine di agosto) e l'orario (intorno a mezzogiorno) sembrano decisamente più adatti ai bagni di mare che non all'ascolto di lezioni su un grande classico della letteratura e del pensiero. La sfida è così arrischiata, e allettante, che Compagnon non osa tirarsi indietro. E il risultato è clamoroso: le trasmissioni ottengono ascolti sbalorditivi, il libro che ne raccoglie i testi, pubblicato un anno più tardi, risulta tra i più venduti della stagione, e i corsi di Compagnon al Collège de France registrano un'affluenza inusitata. Ma tanto successo ci apparirà tutt'altro che sorprendente non appena ci inoltreremo nelle pagine di questo incantevole vademecum, dove Compagnon, coniugando leggerezza e profondità, attraverso il commento a quaranta brevi passi dei "Saggi" ci condurrà all'interno di un'opera senza tempo come i temi di cui discorre, le cose della vita: dall'amore all'amicizia, dalla morte alla vanità, dalla bellezza alla malattia.

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Recensioni dei clienti

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    Fabrizio

    18/03/2015 22:07:58

    Interessante e di facile lettura. Niente di più.

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    Carlo56

    26/12/2014 11:26:14

    Dovrebbe essere un'agile guida introduttiva a Montaigne. In realta l'autore ha preso alcune frasi tratte dalle opere del filosofo, per poi rielaborarle con parole proprie aggiungendo un breve commento. Ne scaturiscono 40 brevi capitoli, ciascuno dedicato a un particolare aspetto del pensiero e della vita di Montaigne. In molti di essi ho avuto l'impressione di una certa superficialita', pero' effettivamente questo libro puo' essere utile a entrare nel mondo del grande (e originale) pensatore francese, stimolando il lettore a leggere direttamente le sue opere.

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  Nato da una serie di fortunate conversazioni tenute alla radio, questo piccolo volume ha trovato in Francia un vastissimo pubblico, tanto da essere considerato un "caso" editoriale. Antoine Compagnon, esploratore tra i più sottili, lucidi e anticonformisti della storia letteraria di Francia, vi affronta i Saggi di Montaigne proponendo al lettore d'oggi una serie di passi su temi cruciali: il rapporto con la morte, l'instabilità delle cose umane, l'amicizia, la lettura, il dialogo, la politica, la diplomazia. Il commento che accompagna i testi ha una levità e un'eleganza certamente legate all'originaria forma orale; ma sbaglierebbe chi da quella levità e dalla trasparenza della scrittura (aliena da ogni gergo specialistico) fosse indotto a catalogarlo tra le opere di divulgazione. Compagnon non ci offre un laico "breviario" di citazioni significative, come altri hanno fatto attingendo all'opera, ad esempio, di Proust; ci guida invece nell'edificio labirintico degli Essais mettendoci di fronte alle svolte imprevedibili di un pensiero in costante divenire. "Io non descrivo l'essere, descrivo il passaggio", nota in una pagina celebre Montaigne, cercando di far capire al lettore l'andamento tutto particolare della sua scrittura, che si sforza di aderire alla mutevolezza dei suoi stati d'animo. È proprio questo Montaigne-Proteo quello che Compagnon si sforza di renderci familiare; un Montaigne che a distanza di tempo può prendere in considerazione sulla morte ipotesi opposte, e rinunciare a un'ultima scelta che darebbe per risolta la delicata questione. Nel primo libro degli Essais, infatti, viene da lui adottata in proposito la posizione degli stoici e di Cicerone: occorre pensare costantemente alla morte per "ammansirla", e filosofare è "imparare a morire". Qualche anno dopo, però, osservando di quale eroica rassegnazione in guerra siano capaci certi contadini che alla morte non pensano mai, l'autore degli Essais si orienta in tutt'altra direzione: "la vita deve avere se stessa come solo obiettivo e come solo disegno". Siamo di fronte a un'evoluzione del suo pensiero? No, spiega Compagnon: la specificità del pensiero di Montaigne è nel suo oscillare tra opposte polarità, senza raggiungere un assetto definitivo, mettendo in luce di volta in volta gli argomenti a favore dell'una o dell'altra. Possiamo considerare "moderno" per eccellenza questo scetticismo dalle forti venature relativistiche, che a volte (per esempio, nell'ammirazione per i "selvaggi" delle foreste americane) sembra annunciare i "lumi" del XVIII secolo? La tentazione sarebbe forte, ma Compagnon, che agli "antimoderni" della tradizione francese ha dedicato un libro importante, ce ne mostra il carattere illusorio. Nostalgico di Sparta e di Roma repubblicana, Montaigne diffida più di tutto del cambiamento ed enfatizza ("da melanconico qual è", chiosa Compagnon) gli effetti perversi di ogni riforma. Non sforziamoci, ci ammonisce questo libretto, di attualizzarlo a ogni costo; cerchiamo piuttosto di comprendere che cos'abbia da insegnarci l'intreccio così stretto in lui tra scrittura ed esperienza, un intreccio che il Novecento ha guardato con sospetto e che forse è il caso di riscoprire senza pregiudizi.   Mariolina Bertini    

“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”… e di antichi filosofi, aggiungiamo noi, parafrasando Bertolt Brecht. A meno che quel filosofo non sia Michel de Montaigne: un uomo pieno di paradossi e contraddizioni. La sua opera più importante, i Saggi, scritti a partire dal 1571, è la prima autobiografia della letteratura europea e rappresenta un unicum all’interno della produzione letteraria dell’Umanesimo, di cui Montaigne fu un insigne esponente.
Il motivo è presto detto. A differenza degli altri umanisti a lui contemporanei, attratti dall’uomo e dal suo rapporto con la natura e con Dio, Montaigne decide di dedicare la sua attenzione a se stesso, lasciandoci un’opera monumentale, scritta lungo tutta la sua esistenza, attraverso la quale siamo in grado di ricostruire non solo l’ambiente culturale e politico dell’epoca, la Francia del XVI secolo, ma anche e soprattutto la sua vita quotidiana.
Un’opera sicuramente affascinante sia agli occhi dei suoi coevi ma anche e soprattutto per i gusti dei lettori contemporanei, i quali negli ultimi anni hanno dimostrato un interesse crescente nei confronti della vita del filosofo. Sulla scia di questo inaspettato successo, anche di vendite, che gli editori hanno riscontrato al semplice richiamo di nomi noti della filosofia, come Montaigne o Spinoza, nel 2012 una nota emittente radiofonica francese propose ad Antoine Compagnon, un illustre professore del Collège de France, di condurre una serie di trasmissioni quotidiane, della durata di pochi minuti, da mandare in onda dall’inizio di luglio alla fine di agosto. “Un’estate con Montaigne”, appunto.
L’idea, che sembrava assolutamente bizzarra, fu un successo strepitoso di ascolti. Il libro che raccoglie i testi delle trasmissioni, oggi viene pubblicato anche in Italia. Ma qual è il motivo di tanto interesse da parte del pubblico? Da una parte, sicuramente, la formula utilizzata dall’autore. Antoine Compagnon riassume in 40 capitoli di breve lunghezza gli argomenti salienti del pensiero filosofico di Montaigne. Lo fa citando alcuni brani tratti dai Saggi e commentandoli, anche grazie all’uso di numerosi aneddoti. Il suo castello, immerso nella campagna di Saint-Michel de Montaigne e la torre della sua famosissima biblioteca, le cui travi di legno sono finemente istoriate con le più belle citazioni dei poeti classici greci e latini, sono lo scenario entro il quale il poeta viene descritto intento nelle sue letture e nelle sue meditazioni. La morte, la malattia, la passione per i viaggi, l’amicizia sono gli argomenti su cui l’autore si sofferma, ma anche episodi familiari, come il viaggio in Italia e il suo legame con il filosofo Étienne de La Boétie, autore del Discorso sulla servitù volontaria.
La forma divulgativa è dunque una delle ragioni del successo di questo saggio, ma anche il soggetto descritto contribuisce non poco a decretarne la buona riuscita. Michel de Montaigne è il filosofo della libertà e della verità. Tutta la sua vita e la sua opera si condensano nel tentativo di liberarsi delle maschere e dagli artifizi, superare le convenzioni sociali e rivelare il vero sé. Il ritratto che emerge dalla studio dei Saggi è quello di un filosofo scettico, un uomo che mette in dubbio continuamente le sue precarie certezze, smantella le dottrine più rigide, relativizza qualunque forma di pensiero egemone. Un atteggiamento di gioviale disincanto del tutto inedito per la sua epoca e ancora di più per l’epoca successiva, quella dei Lumi. Assolutamente congeniale, invece, per l’uomo contemporaneo che di libertà e verità ha molta sete e che, evidentemente, vede nel filosofo una guida, seppure paradossale e spesso contraddittoria, alla difficile realtà postmoderna.