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Editore: 66th and 2nd
Collana: B-polar
Anno edizione: 2014
Pagine: 218 p., Brossura
  • EAN: 9788898970056
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“Non si invecchia mai un po’ alla volta. C'è un momento preciso, nella vita, in cui ti accorgi che è successo. È una certezza, e non contano gli anni che hai. Capita quando smetti di andare avanti e ti scopri a guardarti alle spalle. Scruti il tempo che se n'è andato. Lì dietro sono rimasti i tuoi unici amici, i ricordi, l'illusione che niente possa mai finire davvero.”

Ci sono dei giorni importanti nella vita di ognuno, quelli che segnano una profonda cesura tra ciò che è stato e ciò che sarà, che però iniziano proprio come gli altri, in sordina. Anche questo libro è così. Attratti da una copertina di rara cura, ci si impiglia nelle prime pagine e si rimane avvinti come da una carezza che si posa troppo a lungo sul viso, desiderosa di non finire mai. Si torna bambini e l’incantesimo non si spezza più, neanche dopo l’ultima pagina. Si soffre, ci si indigna, si sogna, si cresce. Nelle cose belle ci si inciampa per caso: le si guarda incuriositi, le si scopre lentamente, e dopo averle accantonate si continua pensarci, presi da un inspiegabile tumulto interiore. Si è inevitabilmente diversi, dopo aver letto questo libro.

È il 1961 a Brondolo, un paesino di provincia. I ricordi della guerra sono ancora nitidi nei discorsi degli anziani, l’osteria è il nucleo del paese, si suda duramente sui campi per guadagnarsi da vivere, e la superstizione serve a tenere a bada il male. È qui che cinque ragazzini, tra gare di corsa e partite di calcio, fumetti di Tex e figurine dei calciatori, sono costretti a diventare grandi, a seguito della scomparsa del fratellino minore di uno di loro. Si troveranno a conoscere il male e a fronteggiare il muro di incomprensione degli adulti, coloro che invece avrebbero dovuto proteggerli.

Un libro scritto a quattro mani che si intrecciano perfettamente in uno stile denso di emozione e di poesia, capace di esplorare le profondità dell’animo umano e di descrivere con parole precise e gentili ciò che di più doloroso e delicato esiste: l’amicizia, l’infanzia, la famiglia, la vendetta, il perdono, l’amore per un animale: un cane nero che è più umano dell’uomo. È necessario fermarsi ogni tanto, per riprendere fiato, per smettere di piangere. Succede di non voler più continuare, poiché si intuisce quel che si troverà voltando pagina; eppure, paradossalmente, non si vede l’ora di proseguire. Si arriva alla fine come un naufrago che sopravvive a una tempesta: provati, ma immensamente grati.

“L’estate del cane bambino” è più che un romanzo: è un’esperienza. La vita inevitabilmente ci chiede di affrontare delle prove, sta a noi scegliere come: ringhiando a denti scoperti o sopportando tutto, anche la morte, se necessario.

Recensione di Valentina Ghidini

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    angelo

    13/07/2017 12.07.00

    Ingredienti: una primavera spensierata di 5 ragazzini in un paesino sul Brenta nel 1961, un’estate carica di eventi indimenticabili, un autunno consapevole di rimorsi, ricordi, violenze e vendette, un inverno sereno di perdoni e riconciliazioni (a 50 anni di distanza). Consigliato: a chi vuol camminare tra le paure-fantasie dei bambini e le cattiverie-imposizioni degli adulti, a chi è diventato grande con un unico e triste passo.

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    Luigi

    09/06/2017 18.22.43

    Un libro toccante che tratta argomenti che hanno segnato la storia italiana. E' una storia inventata ma che sa tanto di relata'. Scritto in maniera impeccabile, ti travolge e ti lascia qualcosa dentro di indelebile. Lo raccomando caldamente.

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    abe

    04/01/2017 10.44.16

    Un libro splendido. Un tuffo nell'adolescenza e nelle fantastiche estati di vacanza, il tutto immerso in una storia di amicizia meravigliosa (senza dimenticare il mistero e la paura). Gli ingredienti sono ottimi, la ricetta perfetta e il libro che viene servito indimenticabile.

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    giovanni

    15/04/2016 13.56.49

    l ho letteralmente divorato in pochi giorni..ottimi i riferimenti a l epoca in cui è ambientato. perfetti quelli calcistici..finale coinvolgente e pieno di speranza.. è uno dei libri piu belli che io abbia mai letto...

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    Ste1q73

    04/01/2016 09.36.24

    Non so se il fatto di ritrovarmi coetaneo con i ragazzi del libro,oppure la storia,che possiede una forza da lasciarti quasi dolorante una volta giunto al termine,o ancora, la descrizione di alcuni personaggi che rimangono indelebili...siano gli ingredienti che mi hanno fatto innamorare di questo libro!? Forse tutte queste cose messe insieme. Certo è che la vicenda trattata in questa storia è un pugno nello stomaco,mitigata solo nel finale dalla potenza che può avere l'amicizia. La vita di questi ragazzi si è interrotta troppi anni addietro, ma un legame inossidabile come la loro amicizia riuscirà a regalargli un'ultima chance di salvezza. Quando tutto sembrerà dimenticato da tutti,quando sembrerà che gli unici ad aver pagato saranno le vittime e non i carnefici la vita gli darà la possibilità di rimettere in pari le sorti con un'infanzia rubata. Purtroppo solo in pari...certe cose rubate in quell'età...nessuno te le potrà ridare. Un libro che porterò sempre nel cuore.

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    maria

    21/12/2015 15.52.58

    Letto all'inizio più per affetto nei confronti della casa editrice e per il titolo. E pensavo questo titolo promette e non mantiene. invece si, promette e mantiene molto. Ho imparato a volere bene a Ercole al piccolo fratello, e quando è apparso la loro foto alla fine del libro, Narciso con le efelidi come Ercole, mi sono intenerita, come spesso succede con i bambini soli, e che si aiutano l'un l'altro. il ritorno di Vittorio, l'incapacità che ognuno di loro ha avuto nel riuscire a costruirsi una famiglia tutto questo dà dolore e fa pensare, fa riflettere. l'infanzia abbandonata. Chissà se noi ce lo ricordiamo come si sentivamo impotenti da piccoli. E qualche volta anche da grandi

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    dante pierluigi bianco

    16/10/2015 18.39.48

    Non dimentico il magistrale tratteggio di tante figure, unica per pregnanza quella di nonno Cestilio : "?mi passò una mano tra i capelli lasciandoci impigliata una carezza"; così come , nell'unico fugace accenno all'amata moglie perduta" buona come il vino"?nasconde "gli occhi nel fondo del bicchiere?.". Tratti di rara delicatezza, che d'altra parte, arricchita di intensa umanità, si respira in tutto il romanzo, come la nebbia figlia delle acque della laguna; quella nebbia che avvolge o travolge figure e paesaggi, corpi ed anime, fino ad accompagnare inesorabile la malattia di menti di uomini forti e duri, a coprire di fasulla immunità i delitti tremendi di Tessarin, o la complicità ipocrita di Don Antonio; mentre crea lo sfondo di San Siro ad un povero campo fuori paese,un magico fazzoletto di terra che da alimento alle menti affamate dei ragazzi, la cui amicizia primitiva non lascia credere alla "figurina" della morte d'un piccolo ingombrante compagno bambino , fino a trasformarlo, per propria magia, nel nero amato cane Houdini. Ma questa stessa immaginaria malevola nebbia viene squarciata all'improvviso dall'impeto travolgente della ribellione all'ingiustizia e al male, che sbaraglia il quadro precedente, come l'acqua omicida del Brenta quando diventa cattivo, crea nuovi inimmaginabili scenari, fino ad acquietarsi , nel tempo che ancora come l'acqua, ora lenta ora veloce, di un fiume, passa e se ne va, in una costante percezione del dolore, in un mai sopito e rassegnato senso di colpa, senza fine perché senza principio, d'un dodicenne- uomo, di un giustiziere della nebbia. Un libro da respirare, da ascoltare, da vivere, come l'eterna storia della vita. Dante Pierluigi Bianco

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    Alberto

    30/09/2015 16.50.18

    Un romanzo che lascia il segno. Struggente e avvincente, senza mai sconfinare nell'inverosimile o nella noia. Vivi con i personaggi e loro son lì, ad aspettarti alla ripresa della lettura (anche se corri il forte rischio di leggerlo tutto d'un fiato). Mi viene in mente il finale di una recensione al film "Ritorno al futuro I": si prova invidia per chi deve vederlo per la prima volta. Ecco, che invidia per coloro che devono leggere per la prima volta "L'estate del cane bambino"!

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    corrado Iemma

    25/09/2015 10.16.40

    Primo libro di due giovani scrittori, ma leggendo il libro non si direbbe, anzi. Scritto con magistrale bravura! Trama da favola nera, si rimane avvolti nel mistero e nei vicoli di un paesino del nord Italia, un ritorno al passato, da quel passato da cui non si può scappare, perchè ha rappresentato l'imprint della tua vita. Descrizione dei personaggi perfetta, alcuni rimarranno impressi nella memoria per sempre! Consigliato? Direi quasi obbligati a leggerlo, perchè lo merita!

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    anna capogrosso

    23/09/2015 14.50.28

    ragazzi, segnatevi questo titolo e questi nomi. E' un'opera prima, e, una volta letta, ti rimane la speranza che ne seguano molte altre. La storia ricorda, almeno nella parte iniziale, "Stand by me" di King. E, come quella, è piena di pathos. Bambini costretti dalle miserie dei grandi a diventare adulti in un battito di ciglia. Ben scritto, scorrevole, coinvolgente. In una parola: bellissimo!

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    claudio

    27/01/2015 09.21.37

    Non posso che confermare quanto di buono ho letto nei commenti precedenti. Ho conosciuto la scorsa settimana i due autori alla presentazione del loro libro a Verona e avevo intuito dalle loro dichiarazioni che ci troviamo davanti ad un libro di rara bellezza. Sarà anche perchè sono quasi coetaneo dei giovani protagonisti: in quell'estate avevo 11 anni e non 12, sarà perchè il loro modo di passare le giornate estive coincide con il nostro modo di passarle, anche se io abitavo in città e non in un paese di campagna.

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    Silvana Diodato

    15/01/2015 19.27.24

    Risulta subito gradevole perché il verso scorrevole e incisivo nel rappresentare.Mi trovo immersa in quel quadro, quei campi, quei colori, quei profumi, i suoni.. le voci dei grandi che spesso rimproverano e poi i rintocchi delle campane che scandiscono il tempo. I ragazzi che giocano spensierati, preadolescenti con l'ansia di divenire grandi.I giochi sono interrotti improvvisamente da un fatto doloroso e inspiegabile:la scomparsa di Narciso,il più piccolo della compagnia.Anche l'adolescenza viene interrotta, malgrado si cerchi di resistere alla realtà immaginando che il cane Hudini comparso all'improvviso, possa essere lo stesso Narciso materializzatosi cane. Gli adulti non permetteranno a questi ragazzi di continuare i loro giochi da adolescenti saranno pesantemente puniti per voler continuare ad essere innocenti. In uno scorcio d'estate tutto cambia, saranno protagonisti passivi e anche attivi di fatti che li segnerà per tutta la vita. L'enigma della scomparsa di Narciso verrà rivelato al lettore alla fine del libro( ovviamente), che coincide, nel racconto, all'ultima parte della vita dei protagonisti.Ognuno di loro ha vissuto come ha potuto, avendo nel cuore e nella mente quella maledetta estate. Dopo 50 anni si incontrano e finalmente si affrontano quelle verità,intuite da sempre,ma mai palesate. Sembrano aver trovato una certa serenità rassegnata. Il libro inizia con degli allegri e spensierati giochi di ragazzi, finisce con la malinconia di una vita già vissuta. Bello. Da leggere.

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    Sonia

    09/01/2015 15.06.54

    Ho trovato questo libro davvero bello: il lettore si trova subito immerso nello spaccato della vita di un paesino del Veneto bigotto e arretrato, permettendogli di entrare in relazione con i giovani protagonisti, costretti a vivere situazioni più grandi di loro. Curato nei dettagli, con ampie e colte descrizioni di luoghi e persone, risulta in grado di toccare e turbare l'animo del lettore. Un romanzo piacevole, da leggere tutto d'un fiato .

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    ROSSELLA

    04/01/2015 15.44.53

    Libro straordinario per intensità , atmosfera , trama. Una storia struggente che ci porta in un paesino sulle rive del Brenta e ci lascia lì , con il cuore a pezzi accanto al gruppetto di amici che in un'estate del '61 perde tutto : innocenza , futuro , speranza , fiducia nel mondo dei grandi. Rimarrà un' incolmabile solitudine ( nessuno dei ragazzini riuscirà a costruirsi una famiglia ) e cinquant'anni dopo questa solitudine li riunisce per cercare finalmente una verità che quell'estate era troppo grande per poter essere affrontata . Ogni pagina è piena di dolore , un dolore che si respira fin dall'inizio e che diventa via via così intenso da lasciare storditi.

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    Maria Rita Colucci

    12/12/2014 07.49.33

    La violenza entra prepotentemente nella vita spensierata di un gruppo di ragazzini, in un contesto di paese rurale, e si estende a macchia d'olio a tutti gli abitanti, nelle sue varie forme: dal razzismo, alla superstizione, al pregiudizio, all'emarginazione del diverso, fino ad accanirsi proprio sui bambini e su quello che hanno di più caro, in modo crudo e spietato (con la connivenza della chiesa e del sistema sanitario). Il furto dell'infanzia, l'essere gettati in un'età adulta cupa, perché gravata da ombre terribili, con sullo sfondo la vicenda, assurta a mito, del Conte di Montecristo, eroe della vendetta, o del riscatto, o del perdono, a seconda di come la si voglia leggere, sono il filo conduttore della storia. Una storia antica ma attualissima, resa attraverso una scrittura scorrevole e asciutta, che ti trasporta all'interno di un mondo di affetti, amicizie, gioco, pietà, ma anche dolore e disperazione. Il libro ci ricorda il film cult "Stand by me", così come il romanzo di Nicolò Ammanniti "Io non ho paura"; il filone che accomuna queste opere è quello del passaggio preadolescenziale, dell'amicizia, e del rapporto tra le generazioni.

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    Antonella A.

    04/11/2014 17.40.18

    Leggendo questo intenso e meraviglioso romanzo posso dire di essermi innamorata. Di questo paese che è tutto il contrario di ciò che piace a me, di questi bambini, di questi nomi così inusuali, antichi. Ho amato la trama, che ho srotolato con timore. Ho letto questo libro come se camminassi sulle uova, in un campo minato dove,in agguato,un colpo di scena può sorprenderti e farti piangere. Questo è un libro che non puoi soltanto leggere. Devi immergertene fino al collo, costi quel che costi. Vivi quei giochi, sei tu che corri a perdifiato nel campo di mais, che osservi il mare stellato, che ti lasci incantare da quel nonno. E mentre leggi ti capita di fluttuare da un paesaggio emotivo all'altro, dai giochi spensierati agli abusi, dalla felicità di un'estate perfetta al dolore di un manicomio. L'estate del cane bambino non può non piacere. Perché sorprende, cattura fino alla fine, rapisce. Ti infila in questo mondo capovolto dove gli adulti, che di solito proteggono,si rivelano aguzzini di bambini. Nel posto dove i genitori non educano ma allontanano e feriscono, sopravvive,come per effetto di un gioco di prestigio,la bellezza di questo gruppo di ragazzini. Tessono tra loro un legame intenso che andrà oltre i confini del dolore, dell'incubo, della vendetta,della morte. Dovrò rileggerlo ancora, per gustarne meglio la poesia e le immagini.

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    Carla Maria

    20/10/2014 12.01.20

    Romanzo inteso, struggente, denso di vita vera, con la sua sua durezza e brutalità ma anche con la sua grandezza e capacità di riscatto. Grande capacità di esplorare l'animo umano, con le sue zone oscure, la sue fragilità, i suoi percorsi spesso misteriosi e incomprensibili, che possono precipitarti nell'abisso ma anche guidarti verso un percorso di riscatto, comprensione e perdono. Una parabola narrativa che costituisce forse l'essenza di questo romanzo ricchissimo di mille sfaccettature, narrato in uno stile maturo, perfetto, denso di emozione e di poesia. Consigliatissimo.

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