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Paul Virilio

Curatore: G. Montagano
Traduttore: G. Principe
Editore: Liguori
Collana: Fuorimargine
Anno edizione: 1992
Pagine: 96 p.
  • EAN: 9788820720346

scheda di Sorelli, E., L'Indice 1992, n. 8

In questo saggio Virilio, architetto, urbanista e studioso di massmediologia, affronta il tema della crisi del progresso partendo dalla constatazione che l'eccesso di informazione e di velocità tecnologica produce, anzichè una percezione più vivida del reale, un vuoto, un'assenza. La visione cinematografica, l'automobile in corsa, il viaggio inteso come spostamento fine a se stesso, la seduzione considerata in senso prettamente etimologico (se-ducere = condurre a sé) queste alcune delle immagini di cui l'autore si serve per mostrare la progressiva perdita nell'uomo della capacità di osservare il mondo senza porlo all'interno di una percezione visiva distorta dalla velocità. Velocità intesa come reiterato annullamento del momento presente, come estenuante ricerca di un "oltre" e di un "altrove" che vengono sfuggiti nella misura in cui il vortice dell'assenza sostituisce il senso della realtà. Nella società della comunicazione l'uomo percorre la via del progresso, che è al tempo stesso distruzione, in uno stato di allucinazione visiva - come accecato dalla luminosità dell'immagine che la velocità gli restituisce -, alla ricerca di un sé che il miraggio dell ' in formazione ha trasformato nel suo doppio, in una sorta di "spettro intelligente". In quattro capitoli Virilio alterna riferimenti scientifici e letterari a citazioni squisitamente cinematografiche, mescolando continuamente linguaggi di discipline diverse fino a creare una lingua che risulta impastata di curiosità e soprattutto di libertà intellettuale. Una lingua in cui l'idea della velocità viene evocata dalla folle corsa nella neve dell'eroe di "Citizen Kane" di Orson Welles sulla slitta Rosebud e il concetto di luminosità emerge parafrasando le dichiarazioni di AgnŠs Varda. Particolarmente ricca di suggestioni è la metafora del cinema inteso come luogo in cui l'uomo disimpara ad agire, cullato da un assopimento che lo rende inerte e ne allontana illusoriamente ogni ansia: "nella luce falsa di una velocità di liberazione della luce che ci libera effettivamente dal viaggio a vantaggio di una vigile celerità di un mondo che non smette più di arrivare, che non smettiamo più di aspettare".