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Charles Taylor

Curatore: P. Costa
Editore: Feltrinelli
Collana: Campi del sapere
Anno edizione: 2009
Pagine: 1072 p. , Rilegato
  • EAN: 9788807104435
Ci sono libri che giungono alla luce dopo essere stati a lungo attesi. L'attesa, se per un verso ha accresciuto non poco il desiderio della loro lettura, per l'altro ha costretto il lettore interessato a cercare ovunque possibili anteprime, parziali anticipazioni, nuclei teorici di sintesi o preparatori. A questo novero appartiene anche il monumentale volume di Charles Taylor, L'età secolare. Il volume, che era uscito nel 2007 da Belknap Press, ricevendo quello stesso anno il prestigioso Templeton Prize, giunge infatti a coronare un percorso di gestazione tematica intrapreso nel 1999, quando, sotto il titolo "Living in a Secular Age?" il filosofo canadese teneva le sue Gifford Lectures presso l'Università di Edimburgo.
Proviamo a chiarire da subito l'intenzione di fondo dell'autore: fare un libro sul tempo presente. Lungo il corso delle oltre mille pagine, Taylor intende fondamentalmente rispondere a una sola domanda: "Che cosa significa dire che viviamo in un'età secolare?"; in altri termini, cosa implica per noi, oggi, la consapevolezza riflessiva che la credenza è diventata un'opzione accanto ad altre, che sono divenute parimenti e forse maggioritariamente praticate, almeno nell'Occidente (europeo e nord-atlantico)? Come dare ragione di ciò, come esaminare la situazione nella quale ci troviamo? La risposta a quella prima domanda e alle sue articolazioni, ci ricorda Taylor, non può tuttavia dimenticare che "il nostro resoconto di dove ci troviamo" è inestricabilmente legato alla "storia di come siamo arrivati fin qui". In questo senso, L'età secolare è un libro di storia concettuale, del costume, delle idee, degli immaginari sociali, proprio ed esattamente perché intende essere un libro sul presente.
Se solo dopo otto anni dall'occasione che l'aveva originato Taylor si decide a pubblicare A Secular Age, il prolifico filosofo canadese era nel frattempo tornato sul tema in moltissimi saggi e in almeno due contesti di rilevante sintesi concettuale. Innanzitutto, coniugando piano storico-ricostruttivo e argomentazione teorica, tale tematica inizia a palesarsi a partire dall'opera che lo consacra all'attenzione internazionale, Radici dell'io. La costruzione dell'identità moderna (1989). Emerge quindi con intensità crescente in una serie di saggi degli anni novanta, per raggiungere un chiaro livello di compiutezza in uno scritto ampiamente dibattuto, Una modernità cattolica? (1999). Il percorso di riflessione del pensatore canadese sarebbe proseguito con ulteriori saggi, con un importante volume, Le varie forme della religione oggi (2002), per attendere nell'ampio lavoro del 2007 il suo più grandioso momento di (provvisorio) culmine.
L'impressione che guida dunque chi ha seguito l'intero percorso compiuto da Taylor è quella di un costante déjà vu, la sensazione di aver già letto altrove quanto sta rileggendo nel nuovo contesto, anche se ora in forme senz'altro più ricche, maestose e qualificate sul piano della ricognizione bibliografica e dell'interlocuzione con altre prospettive di riferimento. Facciamo alcuni esempi. Tra i principali assunti teorici che caratterizzano l'originale lettura tayloriana del fenomeno della secolarizzazione occidentale già presenti negli scritti anteriori si deve menzionare almeno il tema dell'umanesimo esclusivo, ovvero la progressiva affermazione dell'umano in tutte le sue molteplici realizzazioni al di là del quadro religioso e al di fuori del riferimento al divino; il confronto con la riflessione di Émile Durkheim (e la lettura della storia dell'Occidente nei termini di modelli paleo-, neo- e post-durkhemiani) e di William James (rispetto al tema della progressiva individualizzazione dell'esperienza religiosa); la nozione di immaginario sociale, ovvero i modi in cui gli individui immaginano la strutturazione dei loro rapporti con gli altri. Ancora, il tema della trasfigurazione della violenza, che il cristianesimo ha saputo rendere una delle cifre più persistenti, interpretate e vissute della modernità, o la molteplice figurazione della nozione di tempo, secolare, kairotico, vissuto, raccolto, omogeneo, superiore, delle origini. Non da ultimo, tra molti altri, il tema del legame tra sconfitta confessionale della cristianità e la vittoria morale ed extraconfessionale del nucleo del messaggio evangelico sul piano del rispetto per la persona umana e della certo non lineare eppure progressiva affermazione dei diritti umani e dell'umano in tutte le sue significazioni. Tutto questo, e molto altro ancora, si ritrova incasellato in una veste argomentativa grandiosa in L'età secolare, ma si trovava già sparso in volumi, saggi e interventi che l'autore era venuto producendo nel corso di quasi un ventennio di riflessione sul tema.
Si può quindi affermare che, per il non specialista di Taylor, il libro offre la significativa opportunità di trovare, in un unico contesto e in una versione indubbiamente più ricca e matura, pressoché tutti gli innovativi assunti che caratterizzano la lettura tayloriana del fenomeno secolare. Ma è anche lecito chiedersi se c'è qualcosa di nuovo o se quello che abbiamo di fronte costituisce solo una sistematizzazione di materiali già altrove preliminarmente elaborati. La risposta è a mio avviso affermativa, e rinviene la sua principale motivazione in un aspetto del tutto "macro", ovvero nella stessa prospettazione del concetto di secolarizzazione.
Negli scritti precedenti Taylor aveva sviluppato il discorso sulla secolarizzazione tenendo eminentemente presenti due direttrici interpretative tradizionali: quella storico-religiosa, da una parte, riguardante il declino della credenza e delle pratiche di fede, quella storico-politica, dall'altra, concernente la progressiva autonomizzazione della sfera politico-giuridica da ogni riferimento e influenza di matrice religiosa. In L'età secolare l'autore organizza in maniera molto differente l'intero tema, proponendo infatti preliminarmente due inquadramenti del concetto di secolarizzazione. Secondo un primo e bipartito schiarimento, la secolarizzazione è un'etichetta-contenitore di un insieme variegato di fenomeni che possiedono una chiara rilevanza per a) le istituzioni e le pratiche comuni; b) le condizioni della credenza. È significativo notare come entro la prima linea tematica Taylor ricomprenda ora sia "la nascita della sfera politica autonoma" sia "la diminuzione delle pratiche rituali" ovvero, sostanzialmente, l'intera trattazione del fenomeno secolare affrontata negli scritti antecedenti. Nei termini della seconda linea è invece inserita l'analisi di quell'insieme di fenomeni che, all'interno della parabola occidentale, hanno fatto sì che, da incontestata e incontestabile, la fede nel Dio cristiano sia divenuta un'opzione di senso accanto ad altre, e spesso neppure come la più facile da vivere e interpretare.
Ma il volume ospita anche un secondo inquadramento del concetto, che risulta tripartito e focalizzato a partire dal punto di vista della religione, che viene così considerata a) come "qualcosa" che si sta ritraendo dallo spazio pubblico; b) come un tipo di credenza o un insieme di pratiche la cui regressione non appare per nulla univoca; c) come una certa variante di credenza o impegno (individuale e di gruppo) di cui bisogna esaminare le condizioni nella nostra epoca.Ed è proprio nell'analisi di quest'ultima connotazione, quella che Taylor chiama secolarizzazione 3, che si colloca l'elemento di maggiore novità del volume.
Dedicandosi al nesso modernità/religione, Taylor elabora così quella che si presenta come una storia additiva, opposta alle molte sottrattive che spesso hanno accompagnato l'interpretazione di esso. Un solo esempio: nel volume viene mostrato come l'umanesimo esclusivo non era già qualcosa di esistente dietro la "cortina fumogena" stesa dalla religione, ma doveva essere scoperto, articolato e quindi divenire un'opzione praticabile a livello del vissuto comune, proprio con e attraverso la religione, ovvero passando attraverso il suo progressivo trasfigurarsi e venir meno.
Lo spazio della credenza, al pari di quello della non-credenza, è così divenuto uno spazio di pressioni incrociate, che si contrastano, ma non di rado procedono parallele o si intersecano, secondo dinamiche di difficile scomposizione analitica. In questo modo Taylor argomenta, capitolo dopo capitolo, la sua tesi del "vettore alternativo" come risposta alla più tradizionale tesi della marginalizzazione progressiva della religione nell'età secolare. In questa prospettiva, è come se da "spazi pubblici svuotati di Dio" si passasse a "spazi interiori" svuotati di Dio, la cui radice ultima – e quasi paradossale – Taylor rintraccia nella svolta verso l'interiorità avviata da Agostino e potentemente riemersa nella modernità. La "svolta antropocentrica" ha posto individuo e mondo sullo stesso piano, secondo uno schema orizzontale che non consente più – o legittima con indubbia maggior fatica – l'innalzarsi lungo la linea verticale del rimando al divino. È come se, per usare una facile metafora, si fosse "abbassato il soffitto" della trascendenza. Ogni tentativo vettoriale verso l'alto non può più fare a meno, quasi si trattasse di un'onda radio, di rimbalzare anche verso il basso, verso la materialità e la consapevolezza del concreto e, da qui, trasfigurando l'antropocentrismo, verso l'estensione del biologismo, della psicologia cognitiva, della neurofisiologia, dei diversi sembianti del naturalismo o del materialismo.
Quella che Taylor chiama la Deviazione Intellettuale (di), ovvero la svolta meccanicistica, il progressivo affermarsi dell'idea di ordine immanente e chiuso (e le rispettive trasformazioni di essa nell'epoca contemporanea) non basta ai suoi occhi per comprendere il punto nel quale ci troviamo. Per rispondere alla domanda che anima l'intero volume bisogna affiancare a essa la Grande Narrazione della Riforma (gnr), la svolta antropocentrica e individualizzante che caratterizza la modernità e che si misura anche, apertamente, con le dimensioni della credenza. Solo così potrà essere tentata una risposta più comprensiva, aperta – e forse meno scontata – a quella domanda sulle condizioni della credenza nell'età secolare dalla quale il volume ha preso avvio. E d'altra parte solo così, seguendolo per intero, pazientemente, il percorso svolto da Taylor condurrà a una lettura di uno dei più affascinanti temi della storia occidentale più complessa, frastagliata e ricca di quando il quadro esplicativo tradizionale abbia mai restituito. Alberto Pirni