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Norberto Bobbio

Editore: Mondadori
Collana: I Meridiani
Anno edizione: 2009
Pagine: CXXXVI-1714 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804573142
Questo volume contiene due libri: uno di Norberto Bobbio, l'altro di Marco Revelli. Il frontespizio indica l'autore e il titolo solo del primo libro, non del secondo. Il primo, che si estende per più di millecinquecento pagine, è costituito da una scelta – proprio così, solo una scelta – degli scritti bobbiani di impegno civile, raccolti sotto il titolo adeguato di Etica e politica. Ma Revelli non è soltanto l'autore del progetto editoriale e del saggio introduttivo, come dice il frontespizio con una formula fuorviante. A lui si devono altre due parti del volume, entrambe nascoste sotto titoli dimessi, inadeguati: la Cronologia, che in realtà è una biografia politico-intellettuale di Bobbio, condensata in settanta pagine fitte; e le Notizie sui testi, tante e tanto ricche da occupare centotrenta pagine ancor più fitte, che degli scritti bobbiani raccolti nel volume ricostruiscono la vita e l'incidenza storica. Non si limitano a informazioni sulle vicende editoriali dei singoli testi di Bobbio o sulla loro fortuna nel dibattito culturale, bensì in molti casi li riconnettono attraverso un mosaico di citazioni ad altri testi bobbiani affini per argomento, arricchendone la trama concettuale, e anche a testi degli interlocutori, ricomponendo l'ordito del dialogo che Bobbio ha intrattenuto lungo il Novecento con il mondo della cultura.
Insomma, mi pare opportuno avvertire chi si accosta al volume: la Cronologia non è una mera nota biografica, le Notizie non sono pure note bibliografiche. Né l'una né le altre sono semplici strumenti per la lettura degli scritti scelti di Bobbio. Insieme al saggio introduttivo, compongono un libro di oltre duecentocinquanta pagine (divise in due metà quasi eguali, in apertura e in chiusura del volume), che può anche essere letto come un'opera a sé, passando con un po' di ginnastica (mentale e manuale) dal piano dello sviluppo diacronico della biografia di Bobbio a quello dell'analisi dei singoli testi e della ricostruzione dei contesti, o all'inverso dalla trama delle argomentazioni e dei dibattiti alla loro collocazione nel percorso della vita di Bobbio e del suo secolo. Il libro di Marco Revelli contenuto in questo volume è una singolare e densa opera storica, di storia della cultura politica e civile del Novecento, con un protagonista che quella storia ha contribuito come pochi altri a plasmare e che dei personaggi e dei problemi del secolo è stato testimone e interprete assiduo.
Quello che ho chiamato il libro di Bobbio – gli scritti scelti da Revelli, settantaquattro tra i quasi cinquemila titoli della bibliografia bobbiana – non ripercorre le fasi successive di quella storia. Ordinati secondo un criterio non cronologico ma tematico, i testi di Bobbio sono raccolti in tre sezioni, precedute da un prologo e seguite da un epilogo in cui è Bobbio stesso a tracciare il proprio ritratto: le linee essenziali del suo itinerario intellettuale, prima, e del suo volto più personale e umano, poi, riguardato dalla fine, nello specchio della vecchiaia, rammemorato a se stesso. Proprio così, A me stesso, è intitolata la prefazione al De senectute (1996), che Revelli ha scelto per chiudere la serie degli scritti. L'Autobiografia intellettuale (1992), che apre la serie come una sorta di contrappunto alla biografia composta da Revelli (il Bobbio di Bobbio, potremmo dire, che il lettore incontra subito dopo il Bobbio di Revelli), introduce alle molteplici regioni del "mondo di Bobbio": all'universo degli studi, all'agorà dei dibattiti pubblici, ma anche al tessuto caldo e concreto, esteso, ricchissimo delle relazioni umane la cui memoria Bobbio ha consegnato a un folto gruppo di saggi.
La prima sezione del libro, intitolata Compagni e maestri, è dedicata a questo mondo umano, nel quale Revelli suggerisce di vedere le radici della personalità intellettuale ed etico-politica di Bobbio: radici rivelate in un'impressionante galleria di ritratti, ben trentuno, e sono solo una parte di quelli che Bobbio è andato delineando nelle più diverse occasioni lungo mezzo secolo, per rendere testimonianza di un'Italia diversa da quella quasi sempre predominante, l'"Italia civile", a cominciare dal microcosmo morale dei "chierici che non hanno tradito" di fronte al trionfo del fascismo. La galleria si apre con due personaggi che Bobbio non ha conosciuto ma che ha assunto a riferimento ideale: Carlo Cattaneo e Piero Gobetti, figure esemplari, fuori tempo e anzi controtempo, del sempre minoritario illuminismo politico italiano. Vengono poi i maestri negli studi, al liceo e all'università, da Umberto Cosmo a Gioele Solari; i maestri nell'impegno, da Croce a Calamandrei; i compagni e amici torinesi, da Leone Ginzburg a Vittorio Foa; i compagni nell'impegno, da Capitini a Parri. Noi allievi, seguendo l'accumularsi di questi ritratti, via via raccolti in quattro volumi, ci siamo chiesti spesso: e chi mai sarà capace di disegnare il profilo di Bobbio?
La seconda sezione, Valori politici e dilemmi etici, è aperta dal saggio che dà il titolo all'intero volume, Etica e politica. Vi trova espressione il caratteristico modo bobbiano di ragionare e procedere nell'analisi di ogni argomento, un modo dilemmatico, per antitesi moltiplicate in una rete fittissima di dicotomie: etica dei principi ed etica dei risultati, utopia e realismo, gli ideali e la "rozza materia" del mondo… Dicotomie diversamente modellate – come quelle cui sono dedicati altri gruppi di scritti compresi nella sezione: libertà ed eguaglianza, pace e guerra, violenza e nonviolenza – che indicano di volta in volta i termini necessari alla comprensione teorica dei problemi e le alternative di fronte a cui si pone la scelta pratica. "Etica e politica" è una delle grandi dicotomie su cui si esercita il pensiero di Bobbio come filosofo analitico e al contempo è quella che meglio riassume la tensione essenziale da cui è attraversata l'intera opera di Bobbio come scrittore civile. Tensione spesso irrisolta, perché – sottolinea Revelli, interpretando il senso tragico dei dilemmi bobbiani – "scegliere bisogna, ma nessuna scelta è in realtà pienamente innocente. Ogni scelta ha un residuo di negatività che prima o poi ci si ritroverà di fronte".
Non è forzato affermare che nel metodo dicotomico si riflette anche la vocazione di Bobbio al dialogo, al confronto razionale tra posizioni contrapposte. Nel centro della seconda sezione campeggia un'ampia scelta dei contributi di Bobbio, poi raccolti nel volume Politica e cultura (1955), alla memorabile discussione degli anni cinquanta, da lui stesso promossa, con gli intellettuali comunisti, cui partecipò anche Palmiro Togliatti (cfr. la Notizia alle pp. 1654 ss.). Bobbio difese le libertà individuali, e in particolare la libertà della cultura, come valori universali, non "di classe", e transepocali, non vincolati all'"età borghese". E lo fece anzitutto e soprattutto attraverso il chiarimento dei concetti, esercitando la sua "arte della distinzione". Al centro della terza sezione del volume, Le forme della politica, incontriamo una selezione degli interventi di Bobbio a un altro celebre dibattito, nuovamente da lui suscitato, negli anni settanta, all'interno delle culture politiche della sinistra, questa volta dedicato al problema delle istituzioni e al rapporto tra democrazia e socialismo. In alcuni di questi saggi, poi riuniti nel volumetto Quale socialismo? (1976), trovano una prima formulazione le questioni principali che occuperanno la riflessione di Bobbio negli anni successivi: il tema delle regole del gioco, che condurrà all'elaborazione della concezione procedurale della democrazia, ma anche quello delle "promesse non mantenute", entrambi svolti in Il futuro della democrazia (1984); e il tema dell'opposizione tra destra e sinistra, che porterà Bobbio, nel suo libro forse più fortunato (Destra e sinistra, 1994), a riaffermare l'identità ideale della sinistra, fondandola sul valore dell'eguaglianza. Questi e altri frutti della tarda maturità, cui è soprattutto legata la notorietà internazionale di Bobbio, trovano spazio in questa sezione. Affiora, qua e là, anche la voce del Bobbio filosofo morale, e quasi impolitico, dall'Elogio della mitezza (1983) alle tormentate pagine degli ultimi anni sui problemi del male e della morte.
Le "opere scelte" di un autore, raccolte in un volume ponderoso come questo, di solito corrispondono agli scritti che, nel giudizio del curatore, appaiono più incisivi e degni di essere tramandati. Non poteva essere così, nel caso di Bobbio. Ho ripetuto spesso che l'opera di Bobbio è inabbracciabile: per la quantità dei titoli, ma anche per la varietà straordinaria dei campi del sapere frequentati, delle prospettive adottate, delle dimensioni della realtà attraversate dalla sua riflessione. Dunque, le "opere scelte" di Bobbio non potevano che scaturire dalla scelta preliminare di un Bobbio. Di un settore tra i tanti nel vasto labirinto della sua prodizione intellettuale. O di un solo percorso, per quanto lungo e labirintico anch'esso. Un solo Bobbio. Quello scelto da Revelli – non è sorprendente – è il Bobbio dell'impegno civile, l'intellettuale militante che fa uso pubblico della ragione. È il Bobbio di Revelli? Direi che è il Bobbio di tutti. Meglio: per tutti.
Michelangelo Bovero