Categorie

Alfredo Bueno Hernández, Jorge Llorente Bousquets

Curatore: M. Zunino
Traduttore: F. Zunino
Collana: Saggi. Scienze
Anno edizione: 2004
Pagine: 174 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788833915609

Alfred Russel Wallace rappresenta per molti aspetti il volto meno noto della storia del primo evoluzionismo. Coscopritore della teoria della selezione naturale insieme a Charles Darwin, ma dalla fama di quest'ultimo ampiamente oscurato, Wallace contribuì enormemente con le sue osservazioni naturalistiche alla comprensione dei meccanismi che generano la biodiversità. Volle essere più darwiniano di Darwin, ma con una bizzarra eccezione che pesò sulla sua fama novecentesca: egli fu infatti il sostenitore di una concezione "spiritualistica" dell'evoluzione della specie umana, il cui cervello capace di senso morale doveva essere inteso come un'eccezione sovrannaturale alla legge materialistica della selezione. Non è un caso che il "personaggio" Wallace sia stato recentemente scoperto da molti biografi di lingua inglese, divenendo quasi un caso editoriale.

Di tutto ciò non si parla in questo libro, e non solo perché per una volta non si tratta dell'edizione italiana di un testo anglosassone, bensì latinoamericano, ma anche perché i due evoluzionisti messicani Alfredo Bueno Hernàndez e Jorge Llorente Bousquets ci presentano qui un Wallace specifico, degno di massimo rilievo: il fondatore della biogeografia evoluzionistica, cioè lo studio dei cambiamenti nelle distribuzioni geografiche delle specie viventi. Non si tratta quindi di un'esposizione sistematica del suo pensiero, ma della storia di una conversione paradigmatica che si collocherebbe all'origine di questa disciplina nel 1876.

Come scrive molto bene il curatore del volume, Mario Zunino, nella sua asciutta e utile prefazione, la biogeografia rappresenta oggi una tradizione di ricerca consolidata e indispensabile per comprendere le origini della biodiversità, grazie alla sua sintesi fra lo studio dell'evoluzione della terra e lo studio dell'evoluzione degli esseri viventi. Oggi molti studiosi hanno raccolto l'invito del fondatore della pan-geografia, Léon Croizat, a integrare la dimensione spaziale, geografica, dell'evoluzione alla dimensione temporale, genealogica, classica del neodarwinismo. In più, in questo testo si analizza una transizione teorica cruciale all'interno dell'elaborazione stessa di Wallace: da una prima fase nella quale il naturalista inglese si cimenta in una concezione della biogeografia di tipo "estensionista", cioè focalizzata su meccanismi di separazione degli areali di specie affini indotti da frammentazioni, inabissamenti o spostamenti di ampie porzioni delle terre emerse (estensioni), a una seconda fase nella quale Wallace si adegua alla visione alternativa di Darwin di tipo "dispersionista" o "permanentista", nella quale non sono previste alterazioni sostanziali della superficie terrestre giacché si presume che la distribuzione delle specie sia dovuta a fenomeni di migrazione e di dispersione a partire da "centri di origine", o semplicemente all'evoluzione adattativa divergente.

Il fatto interessante è che l'originaria concezione estensionista di Wallace, poi mitigata a causa sia dell'autorità di Darwin sia del fallimento nell'individuare le regioni biogeografiche originarie e i confini faunistici, è una fugace ma sostanziale anticipazione della teoria dei processi speciativi geografici, della teoria "vicariantista" e della biogeografia cladistica che si affermeranno un secolo dopo. Nemmeno questo aspetto, tuttavia, è affrontato estesamente dagli autori, ma più che altro accennato nelle efficaci note integrative di Zunino. Il testo si limita invece a una descrizione piuttosto pedante della sequenza cronologica di opere di Wallace dalla metà degli anni cinquanta dell'Ottocento in avanti. In più, l'immagine complessiva che ne deriva non sembra essere quella di un "capovolgimento di paradigma", come in alcuni passaggi un po' forzati suggeriscono gli autori, bensì di una transizione complessa e a tratti contraddittoria da un modello estensionista a un modello misto, o pluralista, dopo il 1864. Wallace, più che rinnegare se stesso, dinanzi alle difficoltà sperimentali di un approccio estensionista puro sembra spostare il "peso" esplicativo su un mix di fattori estensionisti e dispersionisti, un ibrido pieno di conflitti interni ma interessante rispetto agli sviluppi futuri della disciplina. Oggi infatti non si discute dell'esclusività di certi fattori a dispetto di altri, ma della priorità causale degli uni sugli altri in un contesto pluralista profondamente mutato dopo l'accettazione della teoria della tettonica a zolle.

La seconda parte del libro soffre di questa ambiguità interpretativa fra cambiamento radicale di paradigma e processo di diversificazione dei fattori biogeografici, sullo sfondo di una grande intuizione, quella dell'interdipendenza fra natura organica e inorganica, aggiornata di volta in volta rispetto ai dibattiti attuali senza cadere nell'errore di vedere in Wallace solo un anticipatore o uno che aveva quasi visto giusto. Due (marginali) note dolenti: il titolo italiano, già di Conrad H. Waddington e ampiamente abusato, e la cura editoriale non sono all'altezza della perizia con la quale un colto e appassionato curatore ha rivitalizzato un saggio di per sé piuttosto compilativo.