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Il Fabbricone - Giovanni Testori - copertina
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Fabbricone

Descrizione


È il primo vero romanzo di Testori, ambientato in un palazzo popolare della periferia milanese degli anni cinquanta, il Fabbricone. Protagoniste sono le voci delle persone che lo abitano, che di continuo dalle finestre si rimandano l'un l'altra. Costruito su tante storie plurali, il libro si dipana anche intorno a una trama centrale: la storia d'amore tra la Rina e il Carlo. Come novelli Romeo e Giulietta, i due devono superare le ostilità delle famiglie, i Villa e gli Oliva, schierate su opposte sponde politiche. I Villa sono comunisti: il padre accoglie i figli la sera mentre legge in poltrona "Rinascita" e rimprovera il figlio Antonio, che cerca una propria strada nella boxe, di non frequentare più la sezione del partito. Completano il nucleo familiare la madre, la figlia Liberata, militante convinta, e Carlo, innamorato di Rina. Speculare ai Villa, la famiglia di lei, gli Oliva, cattolici ferventi e democristiani fino al midollo, a partire dal nonno, pugnace combattente in ogni situazione. È il libro decisivo per Testori: il popolo diventa "la classe sociale con la maggiore vitalità, tanto da essere in grado di ritrovare da sola i grandi temi tragici", una necessità che spingerà Testori nella sua ricerca artistica degli anni successivi.
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Dettagli

2015
Tascabile
27 maggio 2015
141 p., Brossura
9788807886171

Valutazioni e recensioni

4,25/5
Recensioni: 4/5
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GD
Recensioni: 5/5

Negli anni cinquanta gli scrittori , e non soltanto loro, stavano da una parte, senza bisogno di un particolare supporto ideologico per farlo: la parte dei più poveri. Testori in questo romanzo elegge a protagonista un palazzo popolare della periferia di Milano; uno di quei palazzi tirati su in economia di materiali e di spazi, nell' urgenza della ricostruzione del dopo guerra. Inizia quasi come "Manalive" di Chesterton, ma poi si va in altra direzione, raccontando con trasporto le storie degli abitanti del fabbricone, tutti ghermiti dalla miseria e con nella mente l'imperativo di andare oltre, di guadagnarsi quasi ad ogni costo fette di benessere riconoscibile ma a loro precluso. Le storie si intrecciano, si avvinghiano le une alle altre. Un romanzo forse pasoliniano per molti versi, ma è come se lo sguardo dell' autore fosse meno tagliente: le storie sono storie dure, di prostituzione, di scontro politico anche violento, di disorientamento, di smembramento della famiglia, ma lo sguardo di Testori diventa di pagina in pagina più ampio: la sua partecipazione si fa meno dolente. Ci si può chiedere se oggi leggere un romanzo come questo ci dica qualcosa di quello che siamo diventati come popolo e come Paese, ma la domada giusta è un'altra: perchè di storie di questo genere, che sappiano di essere corali dalla prima all' ultima parola, non se ne scrivono più da decenni ? Che genere di confusione è nata per portare tutti così lontano dal dire e partecipare ? Il romanzo tratta materia grezza con una gentilezza insolita e peculiare, da dire che la mano è quella del grande scrittore.

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Marco
Recensioni: 4/5

Siamo a Milano, ma quella delle periferie. E siamo negli anni Cinquanta. La guerra è appena alle spalle, il Paese assapora già quella cosa che di lì a poco sarà il boom economico che riverserà su tanti, non su tutti, il suo benessere. Il fabbricone come si può capire, è un edificio di edilizia popolare che ospita un’umanità marginale affamata e già incattivita. Affamata non solo di soldi e benessere, e per essi disposta a tutto. Incattivita perché intuisce che alla fine nulla cambierà davvero. In questo piccolo mondo si muovono 2 famiglie: i Villa, comunisti; e gli Oliva, democristiani. Ripeto: siamo negli anni Cinquanta e queste differenze in realtà creavano divisioni, anzi odii profondissimi. E queste due famiglie si odiano. Ma. Carlo e Rita, esponenti di queste due famiglie, si innamorano. Pessima scelta, si dirà, e in effetti è così. Perché Testori mette in scena che cosa l’ideologia, di entrambe le parti, possa produrre. Un’autentica tragedia, dove le vittime paiono essere le donne. Rita, che si ritroverà cacciata di casa perché sta con un comunista, e alla quale anche il prete rifiuterà l’assoluzione. Perché va bene tutto, ma con un comunista no e poi no. Ma anche la Redenta, il cui fidanzato è morto in guerra e lei dopo di allora nessuno mai. La tragedia di un’umanità talmente cieca da preferire la creazione di un nuovo inferno, e nello stesso tempo affermare, con orgoglio, che ci si sta battendo per un mondo migliore. Un mondo dove però si muoverebbero sempre e solo quelli che la pensano alla stessa maniera, con tutti gli altri all’inferno. La piccola Rita e il Carlo, in principio lui dilaniato dal desiderio di fedeltà alla famiglia e al partito, e poi serenamente vinto dal sentimento della sua ragazza, sono l’esempio di un mondo che ha capito quanto le ideologie possano essere mortali.

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Giuseppe
Recensioni: 4/5

Probabilmente non è l'opera migliore di Testori, ma ci permette comunque di capire la società italiana a cavallo tra gli Anni Cinquanta e i Sessanta, analizzata dal punto di vista dei poveri. Non scontato, lascia in più di un'occasione l'amaro in bocca per quello per come sarebbe potuta andare e invece non è andata...

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Conosci l'autore

Giovanni Testori

1923, Novate Milanese

Giovanni Testori è stato un poeta, drammaturgo, romanziere, storico dell’arte e critico letterario italiano. Dall’inizio degli anni cinquanta, forte del magistero di Roberto Longhi, intraprende con successo un’infaticabile attività di critica d’arte, pubblicando varie riviste e organizzando mostre. I suoi studi si concentrano soprattutto sulla pittura lombarda, dal realismo cinquecentesco al manierismo settecentesco. Si avvicina anche a pittori a lui contemporanei quali Guttuso, Cassinari, Morlotti. Nel 1954 esce la sua prima opera narrativa: "Il Dio di Roserio". A questa seguiranno poi le opere del ciclo "I segreti di Milano", in cui racconta la periferia milanese. Attivo nel teatro, scrive "L’Arialda". È il 1960, e la messa in...

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