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Descrizione


Le atrocità di una famiglia britannica negli anni di Margaret Thatcher. E, insieme, le avventure di uno scrittore che, incaricato di ricostruire le vicende di questa famiglia, vi si ritrova invischiato, lui e i suoi fantasmi infantili, sino a misurare sulla propria pelle i meccanismi di potere e sopraffazione che hanno portato l'Inghilterra degli anni Ottanta allo sfascio.
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Dettagli

12
2003
Tascabile
480 p., ill.
9788807813825

Valutazioni e recensioni

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Recensioni: 4/5
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marco
Recensioni: 4/5

E' stato il primo libro Coe che ho letto e devo dire che non sarà l'ultimo. Non l'ho trovato noioso neanche nelle digressioni sulla descrizione dei membri della famiglia. Sicuramente la storia è un po' "tirata" ma avvincente e ben gestita dando un ruolo mai banale a tutti i personaggi che compongono la storia la cui sfera personale ha sempre un rimando alla trama del romanzo. Consigliatissimo a chi vuole leggere un bel libro pieno di...brio!

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by Ax
Recensioni: 4/5

L'analisi del periodo Tatcheriano inglese attraverso le personalità della ricca famiglia che dà titolo al romanzo, viste al microscopio dagli occhi di uno scrittore che rincorre un sogno ad occhi aperti, o giù di lì. Personaggi per lo più avidi, aridi, mossi unicamente da fini speculativi il cui obiettivo è far parte dell'élite calpestando idee e persone, e per i quali, nei vari capitoli a essi dedicati dalla penna di Coe, ho provato una gustosa sensazione di fastidio accompagnata da punte di odio. Finale romanzato - ma perfettamente in linea con la filmografia citata dall'autore - che rispecchia un creativo ma viscerale desiderio di giustizia. Almeno il mio.

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Francesca
Recensioni: 3/5

Mi sto avvicinando a Coe ultimamente e dopo le numerose recensioni ho deciso di prendere anche questo libro. Avvincente si, critica alla società esplicita si, chiaro si. Noioso anche. Ci si allontana un attimo dal filo principale della storia per rimanere in tema con l'attualità con cui Coe compie il suo atto di denuncia. Per il resto armatevi di un po' di pazienza. Perché le parti raccontare da Micheal sono fenomenali e il finale vi lascerà sbalorditi perché travolge tutto in poche pagine conclusive.

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Voce della critica


recensione di Papuzzi, A., L'Indice 1995, n.11
recensione pubblicata per l'edizione del 1995

Per il "Times" è un libro "che fa rivivere la memoria di Charles Dickens, perché è tutto ciò che un romanzo dovrebbe essere: coraggioso, provocante, divertente, triste, e popolato da un bel gruppo di personaggi". "What a Carve Up!", titolo originale che significa a un dipresso "Che casino!", è il dono d'un romanzo "spassoso, intricato, furibondo, commovente", per il critico di "The Guardian", mentre è una dichiarazione di impegno politico "con una sorta di furia raramente vista sulla nostra sfiancata scena domestica", per il critico di "The Independent". E sul "Daily Telegraph" si poteva leggere che la narrativa di Coe "è come un 'patchwork' di diverse forme, un 'medium' brillantemente seducente, per il suo sobrio messaggio". Ai riconoscimenti della critica - non solo quelli qui citati - si sono aggiunte le cinquemila sterline vinte con il premio "The Mail on Sunday / John Llewellyn Rhys" e contratti di traduzione in almeno dieci paesi (tra cui Francia, Germania, Spagna, Svezia); ma questo giovane scrittore inglese, nato a Birmingham, trentaquattro anni, autore di altri tre romanzi e di due biografie cinematografiche dedicate a Humphrey Bogart e James Stewart, ha conosciuto anche un ragguardevole successo di pubblico, vedendo la sua creatura affermarsi nei primi posti dei 'Top Ten'.
Insomma il romanzo di Coe ha sfondato. Ma in Italia no; tempestivamente edito nei "Canguri" di Feltrinelli, "La famiglia Winshaw" non ha avuto fortuna, n‚ presso la critica n‚ presso il pubblico. Uscito a maggio, fino a settembre ne hanno parlato, consigliandone la lettura, Paolo Bertinetti su "Linea d'Ombra", Silvio Mizzi su "Cuore" e anche Alessandra Casella nella sua rubrica su "Oggi". Per il resto, silenzio. Anche noi dobbiamo recitare il 'mea culpa', perché il romanzo è rimasto dimenticato sul mio tavolo, finché un giorno ho cominciato a leggerlo e non ho più smesso. La cosa singolare è che "La famiglia Winshaw", ricchissimo di citazioni, sia cinematografiche - "What a Carve Up!" è il titolo di un vecchio film - , sia letterarie, è un agghiacciante e insieme esilarante ritratto di una famiglia thatcheriana, di banchieri, industriali, politici, galleristi, giornalisti, faccendieri, che si adatta perfettamente anche a un certo ceto italiano degli anni ottanta, tuttora arrembante, fra televisioni, finanziarie, giornali, partiti e chi più ne ha più ne metta. A prima vista, Coe possiede lo stesso gusto sferzante del paradosso che troviamo in Vonnegut, con la differenza che i paradossi fanno parte della normalità e della quotidianità: ridi, ridi, ma a ben pensarci quella che è in gioco è la nostra pelle. Non a caso la conclusione della storia sarà piuttosto malinconica.
Prima domanda: perché "La famiglia Winshaw" da noi è stato trascurato? Perché la recensione dell'"Economist", pubblicata sul risvolto di copertina - che loda "la straordinaria abilità" nel fondere 'detective story' e horror gotico, farsa e satira - , non ha convinto i recensori e lettori italiani? In effetti "Che casino!" avrebbe incuriosito un po' di più.

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Conosci l'autore

Jonathan Coe

1961, Birmingham

Scrittore inglese. Ha svolto molte attività: insegnante di poesia inglese all'università di Warwick, musicista semiprofessionista, correttore di bozze, giornalista e scrittore freelance. E' considerato uno dei più promettenti talenti narrativi inglesi e si distingue per l'originalità dei suoi racconti e l'acuto spirito contro le contraddizioni della società inglese. È stato autore di biografie: di Humphrey Bogart e di James Stewart (pubblicate in Italia da Gremese editore). Ha scritto i romanzi: La famiglia Winshaw (1995), Questa notte mi ha aperto gli occhi (1996), La casa del sonno (1998), L'amore non guasta (2000), La banda dei brocchi (2002), Donna per caso (1985-2003), Caro Bogart (2009), I terribili segreti di Maxwell Sim (Feltrinelli, 2010),...

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