La fiera delle vanità

William M. Thackeray

Traduttore: M. Ricci Miglietta
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: XXXI-872 p., Brossura
  • EAN: 9788804592266
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    28/04/2015 10:01:37

    Un'improvvisa voracissima voglia di Ottocento inglese ha finito per condurmi su questo battello, nel cuore di una navigazione umana e sociale che lega il battito primo della borghesia moderna con le stoccate severe di una nobiltà ancora dritta, le ferocie e le fedeltà militari ai più bassi arrivismi singoli, i voli e le speranze delle generazioni al debole immobile strisciare dei caratteri. Insomma, l'eterna tavolozza stinta e lucentissima, contraddittoria e sapiente che fa l'umano atlante da che mondo è mondo. Thakeray è come un legislatore interiore, osserva e dirime, ascolta e interviene, ma senza mai togliere fiato e rispetto all'indistricabile volubilità delle circostanze terrene come al peso che l'improvvisa concretezza del vivere impone nel seno degli eventi. Romanzo anche digressivo (non è molto frequente nella narrativa inglese il via libera a un certo saggismo, a pagine più riflessive e filosofiche a commento della storia, che sono più spesso tedesche o francesi), un universo sociale smarrito ed integro sotto la cappa dei ceti e delle fortune, dei crolli e degli azzardi. E, naturalmente decisive, le due donne portanti nel cuore della storia, Becky ed Emmy, amiche e rivali, lontane e vicine nei loro percorsi intrecciati. Ma sarà Becky a rilegare ogni fibra nel bene e nel male di ogni rigo attraversato; nel suo istinto ferino maledizione e arguzia fanno lo stesso passo, precipizio e morale si tengono per mano oltre le coltri di futili ipocrisie e stoltezze formali a fare da parvenza. E un maggiore Dobbin a siglare la granitica meraviglia di un gentiluomo fuori da un coro di belle statuine decrepite e accidiose. Capolavoro di fronzoli salottieri e sigillo di pietà umana, di rozze vendette sterili e candori ancora più iniqui. La vana varietà della vita sotto la lente di uno spettatore d'eccezione.

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    Raffaella

    04/02/2015 00:06:26

    Leggo molto e di tutto; in questo periodo sono avvinta dai classici e ho deciso di leggere questo. L'ho trovato stupendo. Spettacolare il sarcasmo, sottile e infiltrante, a volte spavaldo. Precisa e attuale la descrizione della società. Sono passati 200 anni e in fondo, nel fondo delle anime, poco è veramente cambiato. Lo consiglio a chi ama immergersi nei libri che legge,fino al punto da affezionarsi ai personaggi e ad averne nostalgia una volta finito. Il titolo originale è "vanity fair: a novel without a hero": è proprio così. Buona lettura.

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    Alessandra

    07/10/2014 17:52:06

    Grande classico che descrive la (buona) società inglese del periodo post-napoleonico in modo molto ironico e pungente. Tratta temi di fatto molto attuali, i vari personaggi che si incontrano nel romanzo appaiono importanti per il loro prestigio sociale e le loro rendite e viene costantemente evidenziata la superficialità di tutti i protagonisti, le cui occupazioni principali sono i ricevimenti et similia. Pochissimi personaggi sono delineati in termini di "carattere", principalmente tutti sono individuati da livello sociale, occupazione o rendita (aristocratici, borghesi, banchieri etc), di fatti le frequentazioni non sono scelte in base agli interessi o alle affinità ma essenzialmente dal prestigio (così come fidanzamenti e matrimoni). La storia, che avrebbe potuto facilmente essere concentrata in almeno la metà delle pagine, si sviluppa sulla contrapposizione di due donne, Amelia, gentile, dolce e garbata, ma un po' noiosa, e Rebecca, astuta e decisa a riuscire con ogni mezzo nella scalata sociale, per cui affina tutte le sue qualità per rendersi interessante ed attraente. La particolarità del romanzo è proprio legata al fatto che l'eroe non è quello classico, perfetto e pieno di virtù, tutt'altro: l'autore non manca mai di mettere in evidenza tutti i difetti, i limiti e le bassezze dei suoi personaggi, che in questo modo risultano molto reali e vivi. La conclusione risulta romantica, ma Rebecca, nonostante sia un esempio non positivo (ma neanche completamente negativo, in effetti, forse proprio per il suo essere un personaggio "vero") riesce in ogni caso a farcela. Lettura che non può mancare a chi ama i classici, anche se più di una volta si rischia di arenarsi per via di alcuni tratti piuttosto prolissi (penso a delle parti riguardanti dei dettagli di alcune casate inglesi), che poco danno al lettore moderno. Avrei dato volentieri 4 stelle, ma l'eccessiva lunghezza mi obbliga a toglierne una.

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    Wentworth

    18/06/2014 13:46:28

    Sotto un'apparanza di grande leggerezza c'è tutta la vita di ognuno di noi. E' incredibile come cambi poco o niente nell'animo umano con il passare dei secoli. Stupendo.

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    Marta

    15/02/2014 18:57:51

    Un classico da leggere senz'altro, ma se ti piace l'800 inglese lo adorerai. L'unica cosa che mi permetto di consigliare è di scegliere con cura il momento in cui iniziarlo; vista la corposità del volume occorre trovare un periodo in cui si ha molto tempo da dedicare alla lettura perché penso che diluito in un periodo troppo lungo perda molto.

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    luke

    18/12/2013 20:00:58

    Quasi Balzac, ma purtroppo non è Balzac..

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    Irene

    28/01/2013 21:30:23

    Una parola: MERAVIGLIOSO. Thackeray riesce a coinvolgere il lettore dalla prima all'ultima pagina e delinenando in maniera molto accurata i caratteri dei personaggi, è possibile comprenderli a fondo ed entrare completamente nelle vicende. Riesce a fornire un'immagine molto veritiera della società inglese. Una volta finito il libro ne ho sentito proprio la mancanza, tanto l'autore era riuscito a coinvolgermi e a farmi affezionare ai vari personaggi. Non bisogna farsi scoraggiare dalle 1000 pagine, ne vale veramente la pena!!!

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    mary

    26/07/2011 13:23:24

    premetto che adoro i romanzi classici inglesi. in questo mi sono imbattuta per caso in libreria...cercavo un romanzo inglese perchè in quel periodo ritenevo il mio vocabolario un po' "povero" e l'unica soluzione per tale defaiance è la lettura di....un romanzo inglese. lo giravo e rivoltavo nelle mie mani, ma l'autore non era tra i must più conosciuti. mi sono convinta leggendo il retro di copertina e già mi vedevo in uno dei film in costume che mi piace vedere. lo consiglio a chi vuole un panorama dell'inghilterra di quel tempo più completo possibile. mi è piaciuto ed il finale mi ha piacevolmente sorpreso..... effettivamente in alcuni punti è troppo allungato "a forza", ma sapendo che è un romanzo pubblicato a puntate, lo si puo' anche scusare

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