I figli della mezzanotte

Salman Rushdie

Traduttore: E. Capriolo
Editore: Mondadori
Collana: Oscar 451
Edizione: 1
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 15 dicembre 2017
Pagine: 644 p.
  • EAN: 9788804687269
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    Emanuele

    06/09/2018 09:07:41

    Romanzo complesso, ambizioso, nel quale diversi piani (storico, fantastico, personale) si sovrappongono. Romanzo difficile da giudicare. Partiamo dall'aspetto più evidente: bisogna avere pazienza! Le prime cinquanta pagine sono nebulose, per i continui rimandi a ciò che verrà narrato nel seguito e che inizialmente è solo accennato. Poi, a poco a poco, le nebbie si diradano. Quindi: niente paura, vale la pena superare le nebbie iniziali. Ma subito dopo un altro consiglio: se arrivati a pagina 200 il romanzo continua a non prendervi, allora lasciate perdere. Ho amato molto tutta la prima parte del romanzo, nella quale il protagonista racconta la propria infanzia a Bombay (probabilmente è anche la parte nella quale gli elementi autobiografici sono più presenti) . Poi a mio avviso il romanzo perde di consistenza, si sfilaccia, lo stile di scrittura risulta meno efficace. Nella prima parte del romanzo gli elementi reali (la saga familiare dei Sinai), gli elementi storici (gli anni precedenti e successivi all'indipendenza dell'India) e gli elementi fantastici (i bambini della mezzanotte) si fondono con naturalezza in maniera estremamente affascinante (tanto da farmi pensare: Rushdie sembra un Garcia-Marquez indiano). Nelle capitoli successivi, da quando il protagonista lascia Bombay, questa unità artistica di reale, storico e immaginario secondo me non si realizza più (o comunque non si realizza in maniera altrettanto efficace) e il romanzo perde di consistenza, si sfilaccia e sembra procedere un po' "a tentoni". In conclusione: un romanzo che è una sfida (come l'India, del resto).

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    Maurizio Ricci

    20/10/2010 19:03:51

    Salman Rushdie appare prepotentemente sulla scena mondiale nel 1980 con questa opera monumentale, che va letta assieme al suo duale "La vergogna"; poi l'ermetico e discusso "Versetti satanici", del quale si è molto parlato, principalmente a sproposito e per sentito dire (vedi "Il Capitale": chi lo ha letto davvero?). Successivamente la produzione di Rushdie mostra una evoluzione stilistica che potrebbe apparire una involuzione. "I figli della mezzanotte", il suo primo grande, insuperato romanzo, stilisticamente ineccepibile e raffinatissimo, rappresenta una lettura certamente non semplice, ma assai appagante; se non addirittura sconvolgente. Di certo questa opera vi resterà profondamente impressa. Mi pare che a tratti la pagina fatichi a contenere tutta l'energia dell'autore: forse questo è l'unico limite di Rushdie. In questo suo capolavoro non appaiono la scorrevolezza e la velata ironia di fondo de "L'ultimo sospiro del Moro", qualità che possono parere una involuzione in senso commerciale del suo personalissimo stile, ma che a me paiono segni di padronanza tecnica e di maturità. D'alto canto, chi altri avrebbe potuto anche solo concepire l'idea di scrivere un epitaffio di oltre 500 pagine per una cantante rock ("La terra sotto i suoi piedi")?

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