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Maurizio Maggiani

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2014
Pagine: 64 p. , Brossura
  • EAN: 9788807030932

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    Loris

    14/01/2015 20.28.35

    Formidabile bellissimo... anche se lo interpreto dal genio di Nietzsche e concludo che resistere non serve proprio a niente, l'unica verità è abbandonarsi al proprio destino.

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    alida airaghi

    21/05/2014 17.22.44

    Leggendo questo libello autoironico, amaro e quasi rabbioso di Maggiani, mi sono tornati in mente due versi di G.Giudici: "Quanto di storia mi è transitato addosso/ A me che sono un privato". Sì, perché Maggiani, nato nel 1951, lancia qui una feroce invettiva contro la sua generazione, quella del dopoguerra e della Prima Repubblica, analizzandone severamente colpe e difetti, senza concederle attenuanti, e con qualche retorica superficialità. Chi ha circa la sua età, ed ha vissuto uguali temperie storiche, respirandone lo stesso clima culturale (privilegi, certo: ma anche utopistici desideri di cambiamento, un generoso seppure fallimentare impegno politico), ritrova nelle sue pagine atmosfere e abitudini dimenticate, o addirittura volutamente rinnegate. Quindi famiglie sane, padri lavoratori e tranquillamente assenti, madri brave cuoche non ossessionate dal femminismo, insegnanti preparati e severi: e poi poca tivù e innocente, canzonette senza pretese, la bici Graziella, il registratore Geloso coi tasti colorati, il budino Elah e il formaggino Milione: "Beati noi, beati noi...Fortunati noi che siamo nati agli albori". Una generazione in salute, che non ha conosciuto polio e tubercolosi, a cui i genitori hanno dato nomi di battesimo normali, buona educazione tradizionale, salutari castighi e aspirazioni raggiungibili (un lavoro, il matrimonio). Figli che però appena cresciuti hanno preteso il superfluo, si sono concessi disinvolture sessuali e comportamentali, riempiendosi bocca e cervello di psicanalisi e ribellione, alzando barricate per poi rifluire borghesemente e con prona ragionevolezza agli ordini del più bieco potere capitalistico, collezionando successi e servilismo. Non tutti, però, si sono riciclati: molti sono rimasti fedeli a un impegno civile e privato critico e costruttivo, nonostante la Storia (quella davvero potente, sovranazionale: finanziaria, bellica, massmediatica) abbia fatto di tutto per umiliarli. Resistere serve a qualcosa.

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