Figli dello stesso padre

Romana Petri

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Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 28 marzo 2013
Pagine: 297 p., Rilegato
  • EAN: 9788830436114
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Finalista Premio Strega 2013. Figli dello stesso padre, ma di due donne diverse, Germano ed Emilio si rivedono dopo un lungo silenzio. Sono diversissimi, accomunati unicamente dall'amore insoddisfatto per il padre Giovanni, una figura possente, passionale ed egocentrica, che ha abbandonato la madre di Germano perché la sua nuova donna aspettava un figlio, Emilio, per poi abbandonare poco dopo anche lei come tutte le altre donne della sua vita. Germano, pur essendo sempre stato il preferito del padre, non ha mai perdonato al fratello minore di essere la causa del divorzio dei genitori. Emilio, cresciuto sapendo di essere il figlio non voluto, ha sempre cercato, invano, l'affetto del padre e del fratello. Nei pochi giorni che trascorreranno insieme, le antiche rabbie e il richiamo del sangue riemergeranno furiosi.
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    Patrizia franchina

    30/07/2018 16:04:15

    Figli dello stesso padre di Romana Petri è un bel romanzo scorrevole, che ruota attorno alla difficoltà di relazione tra due bambini prima e due adulti dopo figli dello stesso padre ma nati da madri diverse. Indaga il rancore del figlio maggiore, Germano verso il fratellastro che ritiene responsabile della separazione dei suoi genitori; ci racconta di Emilio, il più piccolo, che è costretto a fare i conti con un continuo senso di abbandono perché consapevole di essere il figlio indesiderato di quel padre che non voleva affatto che nascesse e che gli ha solo dedicato i ritagli di tempo per cui cerca in tutti i modi di piacere al fratello maggiore come istintivamente cercando farsi accettare perché solo somigliando a lui, crede di potersi aggiudicare l’amore del padre. Da adulti la situazione non migliora, i due si contendono ancora un padre complicato, invadente, egoista, egocentrico ma amatissimo e affascinante. Entrambi, con modalità diverse, pagano il pegno dell’abbandono e del non sentirsi veramente amati da un padre distratto e spesso assente, che tuttavia era capace di affascinarli. Il proprio padre non si sceglie..

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    Giorgia

    28/08/2016 22:38:01

    La storia di famiglie separate come ce ne sono tante, facile immedesimarsi, cogliere analogie o smaccate differenze. I personaggi sono ben delineati, fin troppo. Le vicende delle due madri così come dei loro figli mi ha appassionato. Alla fine però si perde, la storia si avvoltola su se stessa, così comè i due fratelli che rimangono bambini anche da adulti. Ho trovato il finale banale e scontato. Peccato. Una domanda mi sorge dall'inizio della lettura: 'aperse'. Perché??

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    Lorso57

    26/04/2015 19:13:20

    Incontro-scontro di due fratellastri. Avrei preferito che la trama si concentrasse maggiormente sul rapporto fra i due protagonisti in età adulta mentre invece l'autrice si dedica fin troppo a lungo alla descrizione della loro fanciullezza. I personaggi positivi sono tutti al femminile mentre i maschietti fannno quasi sempre una figuraccia, il che purtroppo si riscontra spesso anche nella realtà. Testo ben scritto e scorrevole.

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    Marta80

    25/06/2014 21:49:47

    Romana Petri è una delle mie scrittrici preferite e anche con questo romanzo non mi ha deluso. I personaggi sono ben caratterizzati, i sentimenti tangibili, il rapporto conflittuale tra i due fratelli analizzato con maestria. Lo consiglio.

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    rey

    24/03/2014 20:27:07

    Be', un libro così bello non lo leggevo da un bel pezzo. me l'avevano regalato ed è stato lì, sul comodino per un po'. Poi, qualche giorno fa l'ho aperto e sono rimasto affascinato. Non so quale dei personaggi mi è rimasto più nel cuore. Certe volte era il mite Emilio, altre il terribile e geniale, simpatico e arrogante fratello Germano. Poi pure l'orribile padre Giovanni. E poi l'avvolgente madre Edda. Che potenza narrativa in questa storia di figli dello stesso padre ma di due madri diverse, e quanto dolore attraversato da questi due fratelli per colpa degli adulti. E che finale sconvolgente, di quelli che non te li dimentichi più. Un libro che travolge e lascia senza fiato. Un libro dove le parole sono usate come affilate lame di coltello. Una lingua asciutta a tersa, che non sbaglia un colpo, che non annoia mai. Questo sì che è scrivere. Leggetelo. Io ho scoperto una grande autrice.

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    vic

    19/03/2014 08:48:24

    Bella, bellissima la storia di questi fratelli figli dello stesso padre e di due madri diverse. Una scrittura limpida e filosofeggiante allo stesso tempo, dove i riferimenti culturali non sono esposti e chi li trova meglio per lui, chi non li trova si gode un romanzo bellissimo, una lingua potente, travolgente, altro che certi libri che vanno in giro e che uno si ritrova a leggere perché te li regalano o perché sei fesso e te li vai pure a comprare. sono sincero, questo libro l'ho scoperto sotto nei consigli che davano qui su ibs sotto un libro famoso e che non mi è piaciuto per niente. Beh, mi ha incuriosito, la storia è affascinante e passionale, ironica, selvaggia e struggente. Altro che l'altro libro che non ho nemmeno finito, questo me lo sono letto con golosità e lo consiglio a tutti!!Magnifico...

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    marco

    12/03/2014 13:50:51

    Questo è davvero un romanzo bellissimo. L'ho letto in tre giorni ma quando è finito mi è dispiaciuto perché ne avrei voluto di più. Un romanzo che ti trascina via, che ti rende partecipe della storia, che ti fa identificare praticamente con tutti i suoi personaggi. Sì, perché in questo romanzo anche quelli che dovrebbero essere "antipatici" ti conquistano con la personalità. Il finale è sconvolgente. Di questa autrice mi aveva colpito anche "Tutta la vita", ma questo romanzo mi ha proprio travolto. Lo consiglio davvero a chiunque ami la bella scrittura e le storie che lasciano un segno.

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    aaron

    10/03/2014 18:16:41

    Bellissimo e struggente romanzo di alto livello letterario. Grande e potente la scrittura. Non avevo mai letto nulla dell'autrice prima anche se ne avevo sentito parlare molto bene. La storia dei due fratelli è affascinante, l'occhio dell'autrice dilatato, capace di soffermarsi su ogni dettaglio. Molti i sentimenti contrastanti, dialoghi di rara lucidità e credibilità. Nonostante la levatura della qualità il libro si legge facilmente. ne sono rimasto entusiasta. Ho visto che è entrato tra i finalisti del premio Strega. Mi stupisce che non abbia vito. Se lo meritava. Ne consiglio vivamente la lettura perché è uno di quei romanzi che alla fine lascia davvero qualcosa di molto profondo.

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    ape

    16/01/2014 19:08:37

    Mi è piaciuta davvero molto questa storia dei figli dello stesso padre. C'è movimento qui dentro, gli eventi sono analizzati in modo approfondito e la psicologia di ogni personaggio fa di ognuno di loro un "tipo" eterno, nel senso che i loro caratteri sono quelli di ieri, di oggi e di domani. Lo consiglio.

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    mel

    14/01/2014 12:25:41

    bellissimo romanzo, sempre avvincente e mai noioso. L'ho letto tutto d'un fiato e lo consiglio vivamente. dalla descrizione dettagliata si passa al furore e allo struggimento. Finale molto commovente. da leggere

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    lilly

    14/01/2014 08:39:33

    da leggere tutto di un fiato. Una storia che non annoia mai, una scrittura formidabile, scattante, veloce e poi, all'improvviso descrittiva fin con la lente di ingrandimento. Finalmente qualcosa di nuovo nel panorama della letteratura italiana. Un storia avvincente, un libro mai monotono, sanguigno, furibondo e tenero. Con un finale da brividi. Consigliatissimo!!!!

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    Paolo

    08/01/2014 12:23:12

    Una noia mortale. Storia banalotta con finale prevedibile. Stile discutibile. Un libro grigio.

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    ric

    28/12/2013 15:17:04

    Non leggevo un libro così da tanto tempo. è anche la prima volta che scrivo su un blog letterario. Non ci sono abituato, ma lo dovevo proprio fare, magari poi continuerò con qualche altro libro. Questo libro mi ha dato delle emozioni come mai prima, eppure sono un lettore forte, compro e leggo davvero molto. Non avevo letto nulla di questa scrittrice e ne sono rimasto sconvolto. Un talento senza pari nel nostro paese, un'abilità nel mescolare linguaggio alto e basso, emozioni e vita. Sembra di entrare in un frullatore. L'ho letto in tre giorni, in questi giorni di ferie e mi ha bloccato in casa. Leggerò ogni altro suo libro. Ora ne andrò in caccia di questa grande autrice italiana che non conoscevo. Consigliatissimo. Straordinario!!!!

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    mars

    30/10/2013 09:36:04

    Diamine, questo libro è davvero bellissimo. me l'hanno regalato per il mio compleanno. Dell'autrice non avevo mai letto nulla. Il titolo e l'argomento, lì per lì, mi avevano lasciata perplessa (ho una situazione familiare analoga e non volevo andare a rimescolare9 e invece, da pagina uno stono stata incollata al libro, alla storia, ma soprattutto a una scrittura come ce ne sono poche. Libro di altissimo livello, ma accessibile a tutti, con descrizioni quasi sotto la lente d'ingrandimento, e poi momenti di emozione pura, di struggimento. leggerò altro di questa autrice sperando sia all'altezza di questo romanzo che consiglio vivamente perché di eccellenza

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    MICHELA

    24/10/2013 15:43:35

    L'autrice ha scelto per questo suo lavoro un tema interessante che porta inevitabilmente a fare molte riflessioni. Ha saputo svilupparlo in modo molto profondo, mettendo in risalto la sfera delle emozioni che nel romanzo sono così palpabili e intense che contano quasi più della storia stessa. Nonostante tutto questo ho fatto fatica a leggerlo: a tratti l'ho trovato lento e poco fluido. Le descrizioni, a mio avviso, anche fin troppo dettagliate e la lunga attesa prima del momento clou della vicenda hanno tolto, alla mia lettura, l'entusiasmo. Ho fatto fatica a portarlo a termine: peccato perché il tema in sé era interessante. Con dispiacere dico quindi che non mi sento di consigliarlo.

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    Donatella

    26/09/2013 18:16:18

    Ho letto anch'io il romanzo "Figli dello stesso padre" e devo dire che l'ho trovato assolutamente coinvolgente. Mi sentivo all'interno della storia, catturata dalle due diverse personalità dei fratelli e dalle loro scelte di vita, entrambe condizionate dall'egoistica decisione del padre. Mi è piaciuto talmente tanto che non volevo addirittura finirlo, ma la parte conclusiva è stata a dir poco emozionante.

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    cesare

    27/08/2013 15:16:16

    Due fratellastri costruiscono le loro vite all'insegna dell'odio, dell'incomprensione, della indifferenza, infine, naturalmente si riconciliano e si riconoscono fratelli nonostante tutto. Un racconto femminile leggerino.

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    yle

    19/08/2013 20:05:52

    dalla trama pensavo fosse stupendo.. ho iniziato a leggerlo e non finiva mai. E' stata una grossa delusione

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    Elena

    16/07/2013 20:19:10

    Figli dello stesso padre, di Romana Petri è un romanzo bellissimo, ho vissuto accanto ai personaggi, ho sentito le loro emozioni e i loro sentimenti. Le descrizioni e i dialoghi mi sono serviti per entrare nella storia che ho trovato intensa e vera, ho camminato nell'appartamento di Germano, ho sentito la sua fragilità, la sua paura nel lasciarsi coinvolgere dai sentimenti, i suoi quadri che esorcizzano la morte e la perdita del padre, l'ho visto crescere e vivere sentendosi defraudato della propria famiglia per l'arrivo di Emilio, innocente ma, per Germano, colpevole di essere nato. Le donne di Giovanni che si alternano, sempre più giovani, per un uomo alla ricerca di continue conferme. La madre di Germano unico punto fermo e unico amore, una donna forte e dolce che accoglie Costanza e Emilio senza recriminazioni e con questo esempio, con il tempo, riesce ad aiutare Germano che finalmente chiama accanto a sé il fratello lontano sempre rinnegato. Un romanzo portentoso, forte come tutti i romanzi di questa grande narratrice di storie sempre diverse e mai ripetitive. Ho letto tutto di Romana, l'ho conosciuta con; Ovunque io sia, e non l'ho più lasciata. Non sono facile agli entusiasmi letterari, specialmente in questi ultimi tempi, ho assistito alla diretta del premio strega( il minuscolo non è un caso),che delusione, io avrei votato Romana Petri, senza alcun dubbio, e non solo una volta! Questa scrittrice è una delle più belle e limpide voci della nostra narrativa, la sua scrittura è magica ti prende per mano e ti conduce a Lisbona, poi ti porta a vivere le avventure di Dagoberto, poi ti fa salire sul "ring", ti conduce per i vicoli di Città Della Pieve, dove sono andata per due volte alla ricerca " delle case venie" e di Spaltero e Alcina, e qui ho conosciuto la scrittrice che presentava: Tutta la vita, una grande emozione scoprire che è anche una donna meravigliosa, e per nulla costruita.

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    Sara

    09/07/2013 18:34:00

    Quali sentimenti si provano quando un fratello entra involontariamente nella vita come uno brutto scherzo del destino spazzando via tutto quello che c'era prima? Sono le risposte a cui questo bellissimo libro di Romana Petri tenta di rispondere dimostrando proprio l'inutilità di tutte le risposte, perché l'unica risposta è il ruolo svolto dai genitori, la loro idoneità o meno a gestire la situazione. Come per Germano ed Emilio in questo libro, con l'uno responsabile del dolore dell'altro, poco importa il comune denominatore, un padre immaturo, irresponsabile, dissennato, inadeguato, eppure visceralmente amato, ciò che rende il distacco più feroce e più feroce il senso di estraneità dei due bambini. Per fortuna che ci sono le donne, le madri, le complici, le alleate come l'ago col filo per tentare di ricucire uno strappo che altrimenti sarebbe inesorabile. Romana Petri lo narra in maniera delicata ma viscerale, senza retorica e buonismi superflui: il finale per esempio, è solo apparentemente una riconciliazione; è più una panacea al dolore che ad un certo punto deve essere oltrepassato per andare avanti: i due fratelli sono e restano figli dello stesso padre ma divorziati nello stesso sangue, percorrono vite diverse, parallele e come tutte le linee parallele destinate a non incontrarsi mai. Due particolari, infine, degni di nota per quanto mi riguarda: l'espediente narrativo del doppio binario di memoria che permette al tempo di fondere singolarità e pluralità in una sola corrente; l'altro la retrodatazione delle vicende: i primi anni '70, il referendum sul divorzio: un atto di civiltà assoluto ma filtrato attraverso gli occhi di due bambini che al progresso etico e civile avrebbero preferito certamente una "famiglia normale". Un'attestazione della sensibilità con cui l'autrice tratta un tema, nonostante tutto, ancora molto attuale.

Vedi tutte le 25 recensioni cliente
  Tra quei pochi scrittori della nostra contemporaneità con una fisionomia espressiva ben riconoscibile e tuttavia ogni volta disponibile al cambiamento e alla sperimentazione, uno dei primi nomi da fare è senz'altro quello di Romana Petri. Nella sua lunga attività di scrittrice, iniziata nel 1990 con i racconti del Gambero blu, ha esplorato via via le regioni del surreale e del realismo magico, i territori della saga avventurosa e della grande storia, la galassia dei rapporti familiari, cambiando radicalmente il fuoco della prospettiva e il calibro della narrazione, ma mantenendo sempre viva attenzione verso quello che si potrebbe definire un trattamento epico della quotidianità. E questo è più che mai evidente nel suo ultimo romanzo, Figli dello stesso padre, che fa pensare a un'epica tenzone in cui i due guerrieri che scendono in campo valgono a disegnare una cartografia della nostra società di famiglie allargate e affettività smembrate. Emilio e Germano sono figli di madri diverse, ma dello stesso padre, e se è vero che in ogni romanzo che si rispetti l'onomastica gioca il suo giusto ruolo, si noti al loro cognome: "Siamo la stirpe degli Acciari", urla con orgoglio Giovanni ai suoi figli, in uno di quei rari momenti fusionali del loro rapporto. Potrebbe essere il cognome di un capitano di ventura o di un nobile cavaliere medievale, e in un certo qual modo cavaliere lo è, Giovanni, ma le giostre in cui si cimenta, ogni volta intrepido e ardimentoso e poi sempre più sfiduciato e scoordinato, sono di tipo amoroso: giostre di combattimento, rapina, possesso e infallibile disamoramento. E poco importa che siano nate due creature, da questi rapinosi tornei: Giovanni se ne cura quel poco o quel tanto che basta per ricavarne qualche effimero appagamento o risentimento paterno. Tra i suoi figli, però, matura e si affina lentamente un sentimento ambivalente e tortuoso di competizione ‒ prima per l'amore paterno, poi per il monopolio del suo ricordo – che, a distanza di anni, esige di essere chiarito. All'inizio del romanzo li vediamo ognuno nel suo piccolo mondo: Emilio, docente universitario a Pittsburgh, con moglie, figli e linda villetta nel più puro stile di famigliola americana; Germano a Roma, da solo, pittore di un certo successo amico di tutti e di nessuno, nel più puro stile cinico-capitolino. Ma dal momento in cui si incontrano – ed è Germano, bello e imponente come un eroe omerico a lanciare al fratello un invito che suona come una sfida – le dimensioni del passato e del presente, con il loro strascico di ricordi ben differenziati e di emozioni raramente condivise, entrano anche loro in campo aperto, ad affrontarsi senza tregua. Accanto a loro si estende una fitta schiera di personaggi nitidamente caratterizzati a partire da un'abitudine o un dettaglio: Edda, la madre di Germano, con il talismano mattutino dei suoi Oro Saiwa, la sua saggezza figlia del dolore e la storia d'amore con Duarte, da coltivare ogni giorno con immutata trepidazione; Duarte, gentiluomo nel fisico e nei modi ma soprattutto nella nobiltà d'animo; la fragile Costanza, madre di Emilio, perennemente appesa al telefono; i nonni così poco "nonnosi"; le figure che sembrerebbero marginali, e non lo sono, di Artemia, sorella di Giovanni e del marito, per le quali viene affilata la lama: nessuna pietà, mai, nelle storie di Romana Petri per i maligni e rancorosi discendenti di Tersite. Un ulteriore elemento caratterizzante, nella rappresentazione di questa partita che si gioca tra i due fratelli, consiste nella loro reciproca fascinazione, vale a dire in quel richiamo oscuro e potente che agisce in ognuno di loro indirizzandolo, a sua insaputa, verso l'altro. Così il dionisiaco Germano è fortemente attratto dall'ordine, sia pure quello definitivo e paradossale della morte, come raccontano le sue tele, mentre il razionale e metodico Emilio si scopre capace di allucinazioni che hanno il potere di farlo uscire fuori da se stesso. E il campo di battaglia si trasforma gradualmente, anche in virtù di una scrittura sapientissima, capace di infiltrare nel serrato ritmo dei dialoghi una discordante molteplicità di retropensieri e sollecitazioni emotive, in un territorio di luci e ombre in cui diventa possibile deporre finalmente le armi.   Maria Vittoria Vittori  
  • Romana Petri Cover

    Scrittrice italiana. Vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti nove libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega.Tra le sue opere ricordiamo Alle Case Venie (Marsilio, 1997), I padri degli altri (Marsilio, 1999), La donna delle Azzore (Piemme, 2001), Dagoberto Babilonio, un destino (Mondadori, 2002), Esecuzioni (Fazi, 2005), Ovunque io sia (Cavallo... Approfondisci
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