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Fine del carabiniere a cavallo. Saggi letterari (1955-1989)

Leonardo Sciascia

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Curatore: Paolo Squillacioti
Editore: Adelphi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 956,97 KB
Pagine della versione a stampa: 246 p.
  • EAN: 9788845977428
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Gaia la libraia

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Nel caso di Sciascia, che rivendicava il diritto di essere «saggista nel racconto e narratore nel saggio», le etichette, si sa, funzionano male, mostrano tutti i loro limiti: saggistica e fiction, anzitutto. Ma anche all'interno di una categoria in apparenza inscalfibile come quella qui utilizzata per il sottotitolo, i conti alla fine non tornano, e il cartellino, pur necessario, appare riduttivo. Perché la sorprendente vastità delle letture di Sciascia (sono qui radunati interventi sul "Furioso" di Ariosto e l'"Ulisse" di Joyce, su E.M. Forster e Lawrence Durrell, su Ivo Andric e Calvino, su Montale e Bufalino, per non citarne che alcuni), ma soprattutto la mobilità del suo pensiero e l'incrollabile certezza che la letteratura può decifrare la realtà fanno sì che ogni saggio sia un luogo della libertà, un porto franco dell'intelligenza, una scena sulla quale si materializzano figure, temi, tempi del tutto imprevedibili e che ci portano molto lontano da dove eravamo partiti. Non stupisce allora che l'amatissimo Pirandello venga chiamato in soccorso per spiegare un fatto di cronaca – quello del folle che aveva la mania di introdursi nel siciliano Collegio del Carmelo per spiare le suore – o che un sonetto del Belli dove si menziona l'istituzione pontificia dell'impunità illumini il fenomeno del pentitismo o che, viceversa, le paure e le superstizioni legate al diffondersi dell'Aids, responsabile di una nuova caccia all'untore, evochino il ricordo di Buzzati, di Stevenson, di "Bubu di Montparnasse". Ma Sciascia, non scordiamolo, è irrimediabilmente affetto da stendhalismo (come del resto un altro dei suoi autori prediletti, Savinio, che gli garantì «un senso di liberazione, una leggerezza e un leggero stordimento come di decollo»), sicché trasparenza e dilettantismo – nel senso di 'dilettarsi della vita' – affiorano in ogni lettura e in ogni scoperta (come Maurice Nadeau, Sciascia credeva che scoprire un nuovo scrittore, o riscoprirne uno dimenticato, equivalesse a scrivere, a continuare a scrivere), e trasformano questo libro, per usare un'espressione d'autore, in un «dislargo di orizzonte».
  • Leonardo Sciascia Cover

    Scrittore e uomo politico italiano. Esordisce sotto il segno di una prosa poetica (Favole della dittatura, 1950; La Sicilia, il suo cuore, 1952) che lascia però presto il passo ad una vena che si rivelerà per lui più feconda. A dire dello stesso Sciascia, la sua cifra più autentica affonda infatti le radici in «una materia saggistica che assume i modi del racconto». Questa direzione è subito evidente fin da Le parrocchie di Regalpetra (1956) e Gli zii di Sicilia (1958), che mostrano come gli spunti di cronaca isolana si sappiano fare pretesto e cornice per indagare sul costume sociale e le sue degenerazioni.Esempi ancor più compiuti in tal senso saranno Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), che affrontano il tema... Approfondisci
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