La fine delle buone maniere

Francesca Marciano

Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
In commercio dal: 4 giugno 2009
Pagine: 293 p., Brossura
  • EAN: 9788850218035
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Descrizione
Due donne occidentali che non potrebbero essere più diverse partono insieme per l'Afghanistan con un compito arduo: fotografare i volti delle donne che si ribellano - a volte anche con il suicidio - ai matrimoni combinati. La prima, Maria Galante, torna così alla carriera di fotogiornalista, che aveva lasciato in un momento di fragilità; l'altra, Imo Glass, brillante inviata di guerra inglese, è una seducente citoyenne du monde che parla quattro lingue e sembra non aver paura di nulla. Ad attenderle a Kabul c'è Hanif, interprete riservato ma pieno di risorse che le accompagnerà in una città insidiosa e martoriata. Quando infine Maria riuscirà a puntare l'obiettivo sulle donne di un villaggio sperduto tra le montagne dell'Hindukush si troverà davanti a una scelta morale oltre la quale l'attende una nuova consapevolezza.

€ 7,31

€ 8,60

Risparmi € 1,29 (15%)

Venduto e spedito da IBS

7 punti Premium

Attualmente non disponibile Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Carol

    02/09/2015 17:12:18

    Non lasciatevi ingannare dalla foto in copertina: non si tratta dell'ennesimo libro sull'Afghanistan sulla scia del "Cacciatore di aquiloni". Scritto benissimo, è un libro introspettivo e allo stesso tempo di denuncia, che racconta la storia personale della protagonista che si intreccia con quella di una sua collega e delle donne afghane e di altri personaggi minori. E' anche molto interessante per conoscere il dietro le quinte degli inviati di guerra e dei fotoreporter.

  • User Icon

    Gianca

    13/10/2011 14:07:12

    Davvero Francesca Marciano è una brava scrittrice. Questo romanzo è un buon romanzo anche se più che definirlo tale penso che sia una ottimo resoconto di un viaggio in Afghanistan (anche se non realmente vissuto). Qui manca però, a mio avviso, quello che troviamo in "Casa rossa": uno sguardo più ampio della società, una visione più storico-sociale e quindi un respiro più ampio dell'opera. Qui è narrato tutto in prima persona e, se ciò consente una maggiore identificazione col personaggio, il raggio visivo è molto più ristretto. Il finale con la lacrimuccia, per quanto rispettabile, fa perdere di oggettività al romanzo.

  • User Icon

    Loredana

    27/07/2010 19:43:09

    Bellissimo! Ho amato molto Casa Rossa ma forse questo ha qualcosa in più. Cara Francesca, a quando il prossimo?

  • User Icon

    Melania

    25/04/2010 21:32:21

    Bello! Lettura molto piacevole. Mi ha commossa.

  • User Icon

    stefania73

    12/11/2009 09:19:12

    Bellissimo libro, l'ho divorato. Scorrevole, intenso, da leggere.... Per me ancora più bello di Casa Rossa.

  • User Icon

    Eugenio

    08/12/2007 16:43:17

    Libro molto bello, ben scritto, di piacevole lettura. La Marciano ha fatto di nuovo centro dopo il bellissimo "Casa rossa"

  • User Icon

    Mirco Ficola

    25/11/2007 18:42:55

    Davvero un bel libro, dalla prosa asciutta ed essenziale, che apre un grosso squarcio sui supposti effetti secondari che certe guerre pretendono di generare. E così per fotografare le donne afghane senza veli si perde letteralmente di vista una donna che muore, oppure per vendere le armi e permettere così al popolo afghano di liberarsi dall'oppressione talebana non si rinuncia al tentativo di violenza sessuale su una donna occidentale. Nonostante il rovesciamento del regime, nonostante i bombardamenti, nonostante l'arrivo degli americani e degli europei le donne afghane continuano a portare il velo, a coprirsi. E a morire, purtroppo nell'indifferenza generale. Così la loro condizione è l'ennesima occasione per il ricco occidente di fare "business" nell'ipocrisia delle "buone maniere" che in realtà svaniscono anche dinanzi alla morte. Ma la protagonista ha finalmente un sussulto di umanità, il freddo della morte toccato in un ospedale di Kabul la scuote. E così al diavolo il reportage fotografico: diventa più importante spedire la foto della moglie morente al proprio accompagnatore affinchè la bambina salvata dal parto possa vedere la bellezza di sua madre. Come sempre, in fondo al buio della disperazione umana, prevale il sentirsi uguali, la solidarietà tra persone diverse, di religioni diverse e di culture diverse. La vittoria del buon senso sull'arroganza.

  • User Icon

    Mica

    28/10/2007 19:20:01

    Ho letto diversi libri sull'Afghanistan e questo è molto convincente.La storia è scorrevole,le descrizioni danno l'impressione che l'autrice sia veramente stata in quei luoghi.Molto molto carino!!

Vedi tutte le 8 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione