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Francesca Marciano

Editore: Longanesi
Anno edizione: 2007
Pagine: 293 p. , Rilegato
  • EAN: 9788830424678

Recensioni dei clienti

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    Gianca

    13/10/2011 14.07.12

    Davvero Francesca Marciano è una brava scrittrice. Questo romanzo è un buon romanzo anche se più che definirlo tale penso che sia una ottimo resoconto di un viaggio in Afghanistan (anche se non realmente vissuto). Qui manca però, a mio avviso, quello che troviamo in "Casa rossa": uno sguardo più ampio della società, una visione più storico-sociale e quindi un respiro più ampio dell'opera. Qui è narrato tutto in prima persona e, se ciò consente una maggiore identificazione col personaggio, il raggio visivo è molto più ristretto. Il finale con la lacrimuccia, per quanto rispettabile, fa perdere di oggettività al romanzo.

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    Loredana

    27/07/2010 19.43.09

    Bellissimo! Ho amato molto Casa Rossa ma forse questo ha qualcosa in più. Cara Francesca, a quando il prossimo?

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    Melania

    25/04/2010 21.32.21

    Bello! Lettura molto piacevole. Mi ha commossa.

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    stefania73

    12/11/2009 09.19.12

    Bellissimo libro, l'ho divorato. Scorrevole, intenso, da leggere.... Per me ancora più bello di Casa Rossa.

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    Eugenio

    08/12/2007 16.43.17

    Libro molto bello, ben scritto, di piacevole lettura. La Marciano ha fatto di nuovo centro dopo il bellissimo "Casa rossa"

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    Mirco Ficola

    25/11/2007 18.42.55

    Davvero un bel libro, dalla prosa asciutta ed essenziale, che apre un grosso squarcio sui supposti effetti secondari che certe guerre pretendono di generare. E così per fotografare le donne afghane senza veli si perde letteralmente di vista una donna che muore, oppure per vendere le armi e permettere così al popolo afghano di liberarsi dall'oppressione talebana non si rinuncia al tentativo di violenza sessuale su una donna occidentale. Nonostante il rovesciamento del regime, nonostante i bombardamenti, nonostante l'arrivo degli americani e degli europei le donne afghane continuano a portare il velo, a coprirsi. E a morire, purtroppo nell'indifferenza generale. Così la loro condizione è l'ennesima occasione per il ricco occidente di fare "business" nell'ipocrisia delle "buone maniere" che in realtà svaniscono anche dinanzi alla morte. Ma la protagonista ha finalmente un sussulto di umanità, il freddo della morte toccato in un ospedale di Kabul la scuote. E così al diavolo il reportage fotografico: diventa più importante spedire la foto della moglie morente al proprio accompagnatore affinchè la bambina salvata dal parto possa vedere la bellezza di sua madre. Come sempre, in fondo al buio della disperazione umana, prevale il sentirsi uguali, la solidarietà tra persone diverse, di religioni diverse e di culture diverse. La vittoria del buon senso sull'arroganza.

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    Mica

    28/10/2007 19.20.01

    Ho letto diversi libri sull'Afghanistan e questo è molto convincente.La storia è scorrevole,le descrizioni danno l'impressione che l'autrice sia veramente stata in quei luoghi.Molto molto carino!!

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