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Tiziano Terzani

Curatore: F. Terzani
Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Edizione: 8
Anno edizione: 2006
Pagine: 466 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788830422476


«… e se io e te ci sedessimo ogni giorno per un'ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita?»

Con queste parole Tiziano Terzani invita il figlio Folco ad ascoltare il suo ultimo racconto. Nasce così La mia fine è il mio inizio, una biografia parlata in forma di dialogo, ma anche il testamento di un padre che cerca di trasmettere al figlio l'essenza di quello che ha imparato nella vita. L'ultimo libro che il giornalista e scrittore fiorentino ci ha lasciato è l'ultima tappa di un lungo cammino per il mondo alla ricerca della verità, l'ultimo capitolo di un'esistenza ricca di passioni, avvenimenti e d'amore, che si conclude nella serenità di chi è pronto ad affrontare una nuova grande avventura con la consapevolezza di avere vissuto intensamente e di poter trasmettere un'eredità, non solo di fatti e ricordi personali, ma anche e soprattutto di riflessioni, sentimenti e ideali.
Ecco allora che, nel ritiro di montagna all'Orsigna, Tiziano e Folco si siedono sotto un vecchio albero e dialogano della vita passata, delle passioni, dei successi e delle difficoltà del lavoro, della famiglia e dei divertimenti. Terzani racconta momenti della sua vita di cui non aveva mai parlato nei libri precedenti: l'infanzia in un quartiere popolare di Firenze, la povertà della famiglia d'origine, gli studi al liceo, i primi pantaloni lunghi di velluto comprati a rate, l'incontro con la moglie Angela, compagna di tutta una vita, la scoperta dell'amore per i viaggi e per la Cina, gli anni all'Olivetti, il praticantato a «Il Giorno» di Milano diretto da Italo Pietra. E poi le grandi avventure della sua carriera, che lo ha portato ad attraversare gli eventi della storia, le guerre e i grandi temi politici degli ultimi cinquant'anni: le corrispondenze per «Der Spiegel», la guerra in Vietnam, la delusione del comunismo in Cina, l'espulsione dal paese asiatico, l'orrore del futuro visto in Giappone, l'India e il ritiro nell'eremo dell'Himalaya, a cui si alternano i ricordi familiari e personali di viaggi avventurosi in zone proibite, di incontri con spie e di passioni che lo hanno portato a collezionare migliaia di libri, statue tibetane e gabbie piene di uccelli esotici.
Parola dopo parola, ricordo dopo ricordo, con l'inimitabile spontaneità e irriverenza della sua parlata, Tiziano Terzani si rivela, in tutta la sua pienezza e umanità: viaggiatore d'eccezione, giornalista di qualità, testimone delle grandi passioni del proprio tempo, uomo animato dalla curiosità per il diverso e da una profonda e sofferta spiritualità.


Le prime frasi

Folco, Folco, corri, vieni qua! C'è un cuculo nel castagno. Non lo vedo, ma è lì che canta la sua canzone:

Cucù, cucù, l'inverno non c'è più
E ritornato il maggio col canto del cucù


Bellissimo, senti!
Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo grande viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con un po' di divertimento. L'altro giorno la Mamma mi ha chiesto «Se qualcuno telefonasse e ci dicesse d'aver scoperto una pillola che ti farebbe campare altri dieci anni, la prenderesti?» E io istintivamente ho risposto «No!» Perché non la vorrei, perché non vorrei vivere altri dieci anni. Per rifare tutto quello che ho già fatto? Sono stato nell'Himalaya, mi sono preparato a salpare per il grande oceano di pace e non vedo perché ora dovrei rimettermi su una barchetta a pescare, a far la vela. Non mi interessa.
Guarda la natura da questo prato, guardala bene e ascoltala. Là, il cuculo; negli alberi tanti uccellini - chi sa chi sono? - coi loro gridi e il loro pigolio, i grilli nell'erba, il vento che passa tra le foglie. Un grande concerto che vive di vita sua, completamente indifferente, distaccato da quel che mi succede, dalla morte che aspetto. Le formicole continuano a camminare, gli uccelli cantano al loro dio, il vento soffia.
Che lezione! Per questo io sono sereno. Da mesi dentro di me c'è un centro di gioia che irradia in ogni direzione. Mi pare di non essere mai stato così leggero e felice. E se mi chiedi: Come stai? ti dico: Io sto benissimo, la mia testa è libera, mi sento meravigliosamente. Solo che questo corpo fa acqua, letteralmente fa acqua da tutte le parti, marcisce. E l'unica cosa da fare è staccarsene e abbandonarlo al suo destino di materia che diventa putrescente, che torna polvere. Senza angoscia, come la cosa più naturale del mondo.
Però, proprio perché mi rimane poco tempo, un'ultima cosa forse mi piace ancora farla ed è parlare con te che sei stato parte e spettatore della mia vita per trentacinque anni, trentaquattro - quanti ne hai? -, di questo lungo viaggio che io ho fatto e che tu hai visto dal basso, dalla prospettiva del figlio. Eri sempre lì, ma so benissimo che non conosci tutta la mia vita. Come in fondo io non conoscevo la vita di mio padre e mi rammarico alla fine di non aver passato del tempo con lui a parlarne.

FOLCO: Allora, Babbo, hai proprio accettato di morire?

TlZIANO: Vedi, questa di «morire» è una cosa che vorrei evitare. Mi piace molto di più l'espressione indiana, che conosci come me, «lasciare il corpo». Infatti, il mio sogno è di scomparire come se non esistesse questo momento del distacco. L'ultimo atto della vita, che è quello che si chiama morte, non mi preoccupa perché mi ci sono preparato. Ci ho pensato.
Ora, non dico che sarebbe la stessa cosa alla tua età. Ma alla mia! Ho sessantasei anni, ho fatto tutto quel che volevo fare, ho vissuto intensissimamente, per cui non ho alcun rimpianto. Non ho da dire «Ah, mi ci vorrebbe ancora tempo per fare questo!» E poi non mi preoccupo grazie alle due o tre cose, secondo me fondamentali, che tutti i grandi e i saggi del passato avevano ben capito.
Che cos'è che ci fa così spavento della morte?
Quello che ci fa paura, che ci congela davanti a quel momento è l'idea che scomparirà in quell'attimo tutto quello a cui noi siamo tanto attaccati. Prima di tutto il corpo. Del corpo ne abbiamo fatto un'ossessione. Tu pensa: uno cresce con questo corpo, ci si identifica. Guarda te, sei giovane, sei forte, pieno di muscoli. Oh, ero così anch'io! Ogni giorno correvo dei chilometri per tenermi in forma, facevo ginnastica, avevo delle gambe dritte, avevo i baffi e la testa piena di capelli corvini. Ero un bel ragazzo. Uno dice «Tiziano Terzani» e pensa a quel corpo lì.
Tutto da ridere! Guardami ora. Pelle e ossa, magrissimo, le gambe gonfie, la pancia come un pallone. Mi si è rovesciata la geometria del corpo. Prima uno ha le spalle larghe e la vita stretta; ora ho delle spalline strette strette e una vita enorme. Allora non posso essere attaccato a questo corpo. E poi, quale corpo? Un corpo che cambia tutti i giorni, che perde i capelli, che si azzoppa, che si acciacca, che viene tagliato a pezzi dal chirurgo?
Il corpo non siamo noi. Allora cosa siamo?
Crediamo di essere tutte le cose che ci preoccupa di perdere morendo. Con l'identità - giornalista, avvocato, direttore di banca - ti ci sei identificato e l'idea che tutto questo scompaia, che tu non sia più il grande giornalista, il bravo direttore di banca, che la morte ti porti via tutto questo ti sconvolge. Tu possiedi la bicicletta, l'automobile, un bel quadro che hai comprato con i risparmi di tutta una vita, un campo, una casetta al mare. È tua! E ora muori e la perdi. La ragione per la quale si ha tanta paura della morte è che con quella bisogna rinunciare a tutto quel che ci stava tanto a cuore, proprietà, desideri, identità. Io l'ho già fatto. Negli ultimi anni non ho fatto che buttare a mare tutto questo e non c'è più nulla a cui sono legato.

Recensioni dei clienti

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    roby

    02/03/2016 22.32.47

    Meraviglioso testamento di vissuto e memorie. Quando qualcuno narra qualcosa di sé, fa sempre un grandissimo dono a chi ascolta (o legge); si immagini testimoniare una vita così interessante ed avventurosa... «Allora, questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato c'è un senso.»

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    danilobasile

    09/09/2015 19.00.04

    Il più bel libro della mia vita. Scritto con il cuore. Dialoghi interessanti a volte persino illuminanti. Commovente, avventuroso, ironico e irriverente. E' proprio vero che quando il discepolo è pronto il maestro appare.

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    alice

    05/07/2015 11.20.55

    Meraviglioso. Uno straordinario affresco del mondo e dell'anima. Immenso Tiziano Terzani. Grazie di cuore.

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    Pass91

    01/04/2015 12.52.21

    Interessante come autobiografia di una vita intera, anche se a volte ripete passi già raccontati in altri suoi libri. Molto meno interessante la svolta spirituale che porta un uomo che si dichiarava ateo e che raccontava con piglio sempre distaccato le performance di santi e santoni a spendere parole e ragionamenti su un senso della vita che si riallaccia ad un "banale" animismo della natura ma che, oltre a quello, non dice niente in più.

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    Gian Luca

    25/03/2015 22.23.53

    Immenso. Non ci sono altre parole! Grazie Tiziano!

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    Aldo

    19/06/2014 17.34.22

    «Amare, non volere. Bagnare, non asciugare. Ecco il segreto delle cose. L'intelletto solidifica, la ragione diluisce». In queste parole Terzani riesce, come al solito, ad esprimere tutto il travaglio del vivere. Un uomo grandissimo che "diluisce" piuttosto che solidificare, e che vive di un amore non volitivo ma affettivo che pervade tutto l'essere. Dei suoi insegnamenti mi ricorderò soprattutto di bagnare piuttosto che asciugare, azione quest'ultima che, a lungo andare, porta ad inaridire il mondo. Una grande personalità del nostro tempo. Pace all'anima sua.

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    bobo83

    15/10/2013 19.07.46

    Credo che non ci possano essere parole per descriverlo fino in fondo. Un uomo straordinario, di grandissima cultura, capace di entrarti dentro, di sconvolgere tutto. Bisogna essere liberi di esprimere e fare ciò che si ha dentro. Non rimanere bloccato da una vita che ci sembra libera, ma che non lo è per nulla, attaccati a tutto ciò che è materiale. Bellissimo questo dialogo tra padre e figlio, cercare di conoscersi in fondo, nell'anima. Meraviglioso

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    nanni

    16/06/2013 19.08.07

    E' un libro che ha un'eccezionale profondità. Lui è straordinario nell'affrontare l'ultima fase della sua vita. Leggerlo è un piacere, stanza solo un pò in fondo quando diventa un pò troppo filosofico.Splendida la parte relativa alla sua vita di inviato di guerra, un pò meno e un pò romanzata il periodo relativo all'India.

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    michela

    10/03/2013 11.55.30

    Il più bel libro che ho letto finora. Illuminante e commovente

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    Antonino

    05/10/2012 15.13.34

    Il mio primo libro di e su Terzani: non so che dire una illuminazione. Grande Tiziano.

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    Gecogeco

    09/07/2012 23.00.15

    Ancora una volta bravo terzani. Forte, diretto... Senza mezze misure. Un libro che fa bene.

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    chiara

    23/04/2012 23.35.32

    non avevo mai letto niente di questo famoso Terzani,ma poi su internet ho trovato tanti suggerimenti per la mia vita nelle sue parole che mi sono affezionata a lui,al suo sguardo e alla sua voce.ho letto tutto il libro immaginando di sentirlo e di vederlo parlare non solo al figlio Folco,ma anche a me. e con tutti i suoi umanissimi difetti con questo libro mi ha saputo far riflettere sulla Storia e sulla storia di noi tutti esseri umani,cosi lontani e cosi vicini...

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    Luigi

    16/01/2012 18.40.25

    da grande estimatore di TT potrei essere tentato di dire che questo libro è bellissimo, ma non è vero. I contenuti ci sono, ma dal punto di vista della scrittura si doveva far meglio. Per chi non ha mai letto niente di TT meglio cominciare con gli altri lavori scritti di suo pugno.

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    Melazeta

    06/10/2011 14.00.55

    Merita il mio voto alto non perchè il miglior libro di Terzani, ma perchè il miglior libro di un figlio che parla col proprio padre. Bravo Folco nel riscrivere in modo pulito Tiziano e bravo Tiziano ad aver fatto questo suo ultimo sforzo riepilogativo prima di lasciarci.

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    Emanuele

    10/06/2011 16.52.35

    Il viaggio interiore alla ricerca di sè e scavando gli angoli di avvenimenti storici sottolineando l' ipocrisia dei governi... questo libro ti lascia riflettere quanto il silenzio è oro...

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    Paolo B.

    05/04/2011 11.40.44

    Libro testamento del grande Terzani in cui è contenuta tutta vita di una generazione che ha vissuto cambiamenti epocali. Il sunto di tutta un'esistenza in un dialogo col figlio sul significato della vita stessa. Terzani in questo libro da il meglio di sè, sente forte la certezza di aver capito qualcosa e quel qualcosa lo tramanda ai posteri tramite la penna del figlio Folco. Un libro che colpisce per la saggezza e la naturalezza con cui l'autore descrive il grande viaggio della vita. Da consigliare vivamente anche a chi ancora non ha avuto modo di conoscere l'autore, può rappresentare un punto di arrivo, ma anche di partenza per scoprire le altre opere. Un grande libro, non a caso scelto per la sceneggiatura di un film.

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    Roger

    02/09/2010 15.44.44

    Un libro che può sicuramente giudicato in modi profondamente diversi, pure antitetici. Personalmente mi è stato utile leggerlo e accogliere la testimonianza di un uomo che sta per attraversare la morte in modo pienamente vivo. Sono grato all'autore per questa sua ultima fatica.

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    Maurizio G.

    25/04/2010 18.46.06

    È un libro unico. Questo è l’aggettivo di questo libro. A quanti di noi è venuto in mente di rimpiangere il non aver catturato dai propri genitori, non più vivi, tutto il loro mondo, che pure avevano respirato per decenni, perché era normale avendoli vicini, ancora vivi. Ho pensato per anni di filmare mia madre, quando era ormai ultraottantenne. Per catturare le sue radici, quelle della sua infanzia, della sua giovinezza che io non ho conosciuto. Le radici delle mie radici. A Folco Terzani questa fortuna è capitata. Sono quasi cinquecento pagine, ma quando si arriva alla fine dispiace che non ce ne siano altre. Ma così è la vita di un libro, finita, come quella di un uomo. Un uomo come Tiziano Terzani che ha avuto il coraggio di morire come ha avuto quello di vivere. Queste sono le vere biografie: il racconto di una esistenza senza nulla nascondere, riversando tutto ciò che dalla vita si è imparato e naturalmente anche tutti i propri errori, le proprie mancanze. Come si potrebbe mentire a un figlio? Questo è un libro che a mio avviso dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole, perché parla di tutto: della società, della famiglia, dell’individuo. Della guerra e della pace. Della Storia con la S maiuscola e delle storie, con la minuscola, di tanta gente da ciascuno dei quali l’autore ci insegna che si ha sempre da imparare qualcosa. Quando il figlio Folco gli chiede quale dei grandi personaggi che ha conosciuto lo ha più colpito, Madre Teresa, il Dalai Lama, Tiziano cita invece un modesto monaco della Mongolia a cui aveva chiesto se aveva paura di morire, e lui aveva risposto: «Paura? Non vedo l’ora di morire! Che vita noiosa! Voglio vedere cosa c’è nella prossima.»

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    LAPO

    26/01/2010 12.52.54

    gran bel libro, io ,lettore di romanzi, mi sono accostato per la prima volta al mondo di Terzani con questo libro che è un po' la summa della sua vita e racchiude una sorta di filosofia dell'esistenza. Affascinante il tutto. Da leggere.

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    Pippi

    13/05/2009 23.15.14

    Un libro appassionato, il racconto di una vita, la ricerca di se stessi, l'acettazione della morte. Avrei voluto andare in Himalaya, Cina, India. A ogni pagina ho affrontato il lungo percorso di meditazione, ricerca astrazione. Così bisogna fare! lasciamo tutto e immedesimiamoci nel volo di un uccello. Ma poi che botta, che triste ritorno, quando alla fine, quando l'animo si pensava sereno e pronto al distacco torna forte un immagine forse più vera, che oscura tutte le ricerche i viaggi il sapere. Involontario forse, ma tragico, il commento del figlio che descrive il padre morente mentre rimbrotta la madre per la pietanza troppo sciapa. Tanta ricerca per nulla. Uguale a mio zio Pino.

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