Traduttore: I. Calvino
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 278 p.
  • EAN: 9788806219185
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    Cristiano Cant

    31/05/2017 06:59:40

    Lo specchio nel quale due uomini si sognano a secoli di distanza, presenti e lontanissimi entrambi dentro un tempo immanente e insieme abolito, quasi insensato. Le inquietudini dell'agire e le malinconie del poltrire nei due movimenti che scandiscono la trama attraverso le figure del Duca d'Auge e di Cidrolin, nervoso in ogni nuova avventura il primo, passivo nelle sue interminabili sieste il secondo. Ma è la stessa anima a fluire e a oscillare da una mente all'altra, l'ospite fisso che si affaccia e si rinnova, l'uguale e il cambiato, in un salto fra le epoche che sta lì a fissare il nessun tempo, un altrove identico e diverso, un destino scisso che nei rispettivi sogni trova il suo intero per poi ancora smarrirsi nelle vicissitudini della propria eccentricità. Non facile entrare in questo labirinto con strumenti di sola ragione, forse inutile. E' un'opera di tale bellezza, un tale incastro di geniale meraviglia che stare lì a perdersi fra mille spunti d'analisi rovinerebbe ogni grandezza e ogni abbandono. Scrive Queneau: "Ci sono sogni che si snodano come incidenti senza importanza, cose che nella vita ad occhi aperti neppure se ne riterrebbe il ricordo, eppure ti occupano al mattino quando li afferri mentre si spingono in disordine contro la porta delle palpebre". E' proprio così che si muove il romanzo, come una giostra che nel suo giro divora ogni spiegazione, la macina in vortici di suoni e novità mirabili e tuttavia finisce per ripetersi e tornare nelle abitudini delle due unità in gioco. Un rintocco gemello dove - ancora una volta - la lingua è regina coi suoi azzardi grandiosi: "Il Diavolo fa le pentole ma non i Copernichi". O ancora: "il duca cavalcava silentario e solizioso". Scontro di classe? Ma no! Il nobile e l'imbianchino sono la stessa persona. Dunque, appena un ini-quo qui pro quo. Mentre il finale da solo vale "una pinta di liquido lacrimale", continuo a sentirmi come un "disutilaccio" a imbrattare parole deficitarie davanti a cotanto capolavoro.

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    Vincent

    20/07/2005 09:55:05

    L’estro della scrittura, una fantasia scintillante e la capacità di tener sotto controllo il più piccolo degli elementi narrativi fanno di questo romanzo una sintesi perfetta dell’ideale letterario, di forma e sostanza. ‘Chi sogna chi’, l’eroe che risale il corso del tempo e l’antieroe immobile nello spazio che si danno appuntamento nel presente senza sogni, la fine della Storia, l’esaltazione dell’attività onirica e la necrosi del ‘cogito ergo sum’, non ultima (per noi italiani) la domanda più che lecita sul dove finisca Calvino e inizi Queneau: tutto va bene, il romanzo ha le spalle larghe. “I fiori blu”, di cui son state date interpretazioni molteplici (psicanalitiche, antropologiche, storiografiche), è forse soprattutto questo: una macchina scagliata a velocità impressionante lungo i sentieri della letteratura di fine novecento, capace di descrivere con apparente noncuranza parabole sorprendenti e curve impossibili.

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