Recensioni Fisica della malinconia

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    13/05/2020 12:14:00

    Il potere speciale di penetrare e rivivere i ricordi degli altri, è l'espediente letterario usato per raccontarci la malinconia del passato, una super empatia che funziona anche verso il lettore, che non può far altro che immedesimarsi nel protagonista; in fondo i suoi labirinti e la sua nostalgia, sono quelli di tutti, e tutti siamo un po' minotauri. Romanzo pieno di bellissime idee esposte in modo frugale.

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    22/04/2019 10:41:48

    Un libro ricco di nuovi inizi, che si traducono in stati d'animo altalenanti per il lettore. L'empatia è la prima protagonista del romanzo, si rivela attraverso gli occhi di un bambino che a sua volta osserva il mondo attraverso gli occhi altrui; l'autore così ci costringe a fare i conti subito con noi stessi e con le nostre azioni. Proseguendo, il nuovo narratore (il Minotauro) fa sì che nel lettore si faccia strada la consapevolezza che il Minotauro (antieroe greco, il cattivo contrapposto a Teseo) non è bestia crudele, ma è bambino, bambino isolato emarginato ed abbandonato (il minotauro è dentro di noi). A questo punto, tu lettore, inizi a mettere in dubbio parecchi antieroi e farti un’altra marea di domande… ma d'altronde non è per questo che leggiamo?? Successivamente veniamo trasportati nell'infanzia bulgara degli anni 70, dove tutti i bambini/ragazzini sono dei minotauri relegati in scantinati privi di luce, ciò non toglie la volontà del protagonista (autore) di raccogliere maniacalmente (malinconicamente) il suo passato attraverso oggetti privi di valore economico, inutili. Alla fine del libro, si può accostare questo accumulo apparentemente caotico, alla struttura del libro, che non è propriamente una raccolta di racconti, ma un flusso di pensieri narrati da vari protagonisti legati dal filo conduttore della malinconia. La scrittura è centrata, asciutta e pulita, priva di virtuosismi inutili.

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    07/02/2014 09:05:34

    Un'originale recherche del tempo vissuto (non perduto), in cui il lirismo proustiano lascia spazio a scolorite fotografie delle immense periferie delle città dell'est Europa negli anni '80, con l'impero sovietico ormai prossimo al collasso. Il mito ossessivo del Minotauro e del labirinto, cercato (e ritrovato) che ritorna nella quotidianità, alimentando il puro sentimento della noia e della malinconia. Una pluralità di narratori in uno, l'alter ego di Gospodinov, affetto da una strana forma di empatia che gli fa rivivere momenti vissuti da altri. Un non-romanzo postmoderno, che nel non voler essere pretenzioso, finisce per diventarlo (spesso riuscendoci). Scorrevole e piacevole, sembra iniziare ad esaurirsi dopo la metà, per poi riaccelerare nell'ultimo capitolo, e guadagnandosi così, a mio parere una stella in più.

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