Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806222673
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«Nessuno cresce con l’idea che il suo destino sia fare il tassista.»

Basta partire dal titolo Follie di Brooklyn (evidente richiamo alle commedie di Broadway) per comprendere come Paul Auster ci regali un nuovo colpo (di teatro). Un romanzo che ha il ritmo narrativo di una commedia, una scrittura che si avvicina alle atmosfere evocate dalla sceneggiatura di Smoke, ma che (fortunatamente) di cinematografico non ha nulla.
Auster ci (ri)porta nella “sua” Brooklyn: quella dove abita e lavora, quella oggi artisticamente scintillante ma che fino a qualche decennio fa era soltanto “un quartiere misero e fatiscente, abitato da poveri immigrati e da famiglie di operai”. Proprio qui, tra queste strade asfaltate dalla memoria, si muove il protagonista Nathan Glass: un uomo di mezza età che la vita vorrebbe sfiorito, sfiancato da una malattia terminale, ma che il destino sembra aver deciso di “salvare”. Nessun miracolo, si intenda: solo La musica del caso. Quella musica che non è soltanto il titolo di uno tra i migliori libri di Auster, ma la partitura lirica dalla quale si muovono tutte le storie raccontate dallo scrittore americano.
Tra queste pagine, attraverso il protagonista, si coglie la vita là proprio dove la vita si sta spegnendo. La malattia in Auster diventa metafora della “spazzatura della nostra cultura”: un mondo invaso ed evaso. Attraverso Nathan Glass assistiamo alla decadenza, illuminata a giorno da quel potente anestetico che è l’ironia, di un universo che sta per implodere, di un universo sempre più vicino al proprio “Ground Zero”. E quando ti ammali “di colpo smetti di essere te stesso. Diventi la persona che abita il tuo corpo, e quello che ora sei è la somma totale delle insufficienze di quel corpo”.
Non è una radiografia perfetta del nostro contemporaneo? Del nostro Occidente che guarda con (t)errore ad Oriente senza accorgersi del proprio tramonto?
Nathan Glass, di professione “assicuratore di polizze vita”, ci rappresenta tutti.
Con Nathan Glass, Paul Auster continua a raccontarci la sua Città di vetro. Ma anche il suo mondo di carta. Quello influenzato da Philip Roth (è un caso che Nathan sia il nome di Zuckerman, alter ego letterario di Roth?) e da Salinger (è un altro caso che Glass si chiami anche la famiglia della saga salingeriana?).
Gli interrogativi, per ora, restano tra parentesi. Altre risposte, invece, le si trovano ne Le trame della scrittura, intervista ad Auster trascritta da Matteo Bellinelli. Come già in Una menzogna quasi vera, conversazioni pubblicate qualche anno fa da Minimum fax, Paul Auster si mette a nudo. Il suo è un corpo a corpo con la scrittura. Come quando confessa: “Scrivere non è un modo molto interessante di vivere: seduto il giorno intero in un locale, tutto solo, concentrato su una macchina per scrivere. Eppure non potrei mai immaginare di non farlo: la mia vita sarebbe vuota e incompleta se non scrivessi”. Anche se “mentre scrivo mi sento sempre perso, e solo. Mi sento sempre un principiante, continuo ad imbattermi nelle stesse difficoltà, gli stessi vuoti, le stesse disperazioni…”.
a cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo

OUVERTURE
Stavo cercando un posto tranquillo per morire. Qualcuno mi raccomandò Brooklyn e cosí la mattina dopo partii dalla contea di Westchester e andai fin là per fare un sopralluogo. Non ci tornavo da cinquantasei anni, e non ricordavo nulla. I miei genitori avevano lasciato la metropoli quando avevo tre anni, ma l'istinto mi richiamò nel quartiere dove avevamo vissuto, trascinandomi come un cane ferito verso il luogo natio. Un agente immobiliare della zona mi mostrò sei o sette appartamenti brownstone, e prima che finisse il pomeriggio ne avevo preso uno in affitto - piano-terra, due camere da letto e un piccolo giardino privato - in First Street, ad appena mezzo isolato da Prospect Park. Non avevo idea di chi fossero i miei vicini e non me ne importava. Lavoravano tutti dalle nove alle cinque e nessuno aveva bambini, quindi il palazzo era relativamente silenzioso. E io, questo desideravo più di ogni altra cosa. Una fine silenziosa per la mia vita triste e ridicola.
Il contratto di vendita della casa di Bronxville era già stato stipulato, per cui a fine mese la transazione sarebbe stata conclusa e avrei avuto soldi in abbondanza. La mia ex moglie e io pensavamo di dividerci il ricavato, e quattrocentomila dollari in banca sarebbero stati più che sufficienti a mantenermi finché non avessi esalato l'ultimo respiro.
Nei primi tempi ero disorientato. Per trentun anni avevo fatto il pendolare tra i sobborghi e Manhattan, dove c'era la sede della Mid-Atlantic Accident and Life, ma adesso che non avevo più il lavoro c'erano troppe ore nella giornata. Circa una settimana dopo il mio trasloco nella casa nuova venne a trovarmi in auto dal New Jersey mia figlia Rachel, che è sposata.

Recensioni dei clienti

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    Giuliana

    02/10/2016 20:53:25

    Auster...che piacevole scoperta!Ammetto di aver avuto qualche perplessità all'inizio della commedia, per via del linguaggio ricercato, forse fin troppo raffinato. Ma è stata una sensazione durata poche pagine, poi ha prevalso il ritmo della narrazione con al centro personaggi così reali che appaiono ben presto molto vicini a noi. Lettura scorrevole, storia coinvolgente, merita a mio avviso il massimo dei voti!

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    AdrianaT.

    21/08/2016 10:47:29

    Harry a pezzi... ma i pezzi delle follie di Harry, ex truffatore, ex libraio, ex marito, ex padre, ex amante, hanno provocato una cascata di effetti positivi per le persone a lui vicine, che ne hanno beneficiato in modi e tempi diversi, concretizzandosi in vere e proprie svolte esistenziali. Lettura dai buoni sentimenti che infonde un senso di serenità, nei contenuti e nella sua scorrevolezza che sancisce, una volta di più, la notevole abilità narrativa di Auster. Buono da tre stelle e mezza.

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    claudia

    12/09/2015 15:59:29

    primo libro di auster che leggo e mi ha incantato. quello che più mi ha colpito è il fatto che descriva la vita così com'è, un susseguirsi di imprevisti in cui nulla è programmabile, dove felicità e disgrazia si alternano e l'unica scelta che abbiamo è semplicemente accettarle. uno sguardo disincantato ma che trasuda tanta voglia di vivere. grazie paul :)

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    cristiano

    02/05/2014 16:38:52

    Ma l'ha davvero scritto Paul Auster questo romanzo politically correct un po' noioso ed un po' banale? Molto distante dai suoi romanzi scuri, questo libro a mio parere è solo un esperimento non riuscito...

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    Noisemaker_85

    20/07/2007 12:01:15

    E' il primo libro che leggo di questo autore, e ho come la sensazione che in passato abbia fatto qualcosa di molto migliore di questo, comunque molto bello, Follie di Brooklyn. Sembra quasi un grande autore un pò arruginito. In ogni caso il libro l'ho divorato in una settimana, nel dopolavoro. La scrittura di Auster è rapida e leggera, ho apprezzato alcuni approfondimenti anche psicologici sparsi qua e la, ma soprattutto ho apprezzato quei capitoli lunghissimi contenenti il passato dei personaggi, come la storia di harry o di aurora, talmente discorsivi che sembrava di vederli in un film. Ci si affeziona ben presto a tutti i personaggi, dal nostro Nathan, che narra la vicenda in prima persona, a Tom a Harry, e nonostante un finale leggermente calante e un pò troppo sbrigativo per me, il libro merita di essere letto. Io personalmente credo che incotrerò nuovamente questo autore. Buona lettura

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    paolo p.

    04/06/2007 20:04:09

    Dolce, tenero, pieno di compassione per i personaggi, lieve ma non leggero; in apparenza meno cerebrale di altri volumi di Auster; sereno, malgrado le vicende di alcuni personaggi e il momento dell'azione

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    Pippomix

    01/05/2007 12:09:59

    La scrittura dolce e cristallina di Paul Auster seduce e soddisfa perchè sa accarezzare temi nobili come la ricerca dell'armonia, l'affetto familiare e il valore della memoria con uno stile gioviale, elegante ma contemporaneo. Piacevole la lettura e accattivanti molte rflessioni borghesi di questo autore americano. Auster si mostra a tratti ironico, a tratti malinconico ma più spesso ancora entrambe le cose insieme e checchè se ne dica questa è proprio una caratteristica da grande narratore. Il tutto rimane un pò sulla superficie delle cose, è vero, ma la cosa non è necessariamente un male. Un libro più che discreto.

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    br1us

    08/11/2006 19:06:32

    Il mio primo Auster, perciò non saprei in confronto agli altri... Lentamente appassionante, la trama ti prende ma, come nell'occhio di un ciclone, ti lascia il tempo di riflettere sui tanti spunti proposti. La voglia di vivere del protagonista, che va di pari passo con la voglia e la capacità di comunicare con gli altri, diviene man mano coinvolgente ed è sorprendentemente piacevole scoprire quanto sia alla portata di tutti - giunti a una certa età - guardare al proprio passato e alla propria giovinezza con tanta serenità, come un trenta-quarantenne non sarà mai in grado di fare, pronto invece a perdersi in (più) agro (che) dolci malinconie.

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    Barbara

    04/07/2006 07:58:41

    Sospeso tra grottesco e profonda umanità, questo libro di Paul Auster è per tutti coloro che amano le semplici emozioni. Consigliato!

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    augusto

    04/05/2006 23:25:18

    Come sempre, in Auster, il caso svolge un ruolo fondamentale, peccato, però, che alcune belle folgorazioni, su tutte l'idea delle biografie di persone qualunque, vengano presentate con una scrittura che a volte appare un po' troppo tirata via.

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    alessandro

    14/02/2006 14:45:01

    Bello, come al solito, storia originale, personaggi ben costruiti sulle nevrosi di fine/inizio secolo: il libraio gay, la drag queen, l'intelligente nipote che non trova la sua strada, la nipote sbandata che finisce in "mano" ad integralisti cattolici, la classica "famiglia allargata" in cui si trova accoglienza e comprensione.... cosa cercare di più in un libro. Di sicuro non ci si annoia ed il lieto fine addolcisce tutto, ma...l'11 settembre incombe. Adesso aspetto il prossimo, saremo tutti un po meno sereni e fiduciosi nel futuro?

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    marius P.

    01/02/2006 15:59:41

    Amo molto Auster e mi ha fatto un po' male leggere questo libro oserei dire malriuscito.... sembra scritto con gli avanzi della notte dell'oracolo e del libro delle illusioni....

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    Conan

    01/12/2005 09:47:58

    Banale. Dà l'impressione di essere stato scritto di fretta. Qualche spunto interessante, ma troppe, davvero troppe, cadute di gusto. Non cercatelo qua. Auster è altrove.

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    ivano

    20/11/2005 21:10:00

    E' il primo libro di Auster che leggo e non mi è dispiaciuto affatto. Semplice ma forse in questo sta il suo maggior pregio.

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    Paolo

    27/10/2005 11:27:05

    Cosa non si è già scritto,detto o letto di Paul Auster fino ad oggi? Ebbene Auster con questo suo ultimo libro supera ogni cosa già detta e scritta. Auster riesce a descrivere dei personaggi singolari e ne ripercorre la vita, i sentimenti, le speranze e le loro brevi ma intense follie. Credo che in questo libro Auster si cerchi e che cerchi ciò che ancora non ha... Un pò come tutti i suoi lettori e fans accaniti. Quindi, ancora un altro plauso a questa sua ultima opera che sicuramente ne vedrà una trasposizione teatrale o cinematografica. Paolo

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    Domenico

    26/10/2005 19:33:41

    Leggere un libro di Auster è sempre piacevole e quest'ultimo "Follie a Brooklyn" non fa eccezione. Dopo due libri fortemente drammatici Auster ci propone una commedia dolce-amara che si legge in un paio di giorni. Certo l'Auster di "Trilogia di New York","La musica del caso","L'Eviatiano" è ben altra cosa ,ma comunque i suoi sono sempre dei libri che vanno letti.

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    MB

    19/10/2005 17:00:28

    Bello! Scritto veramente bene, non ti annoia mai. Auster ha una capacità narrativa fuori dal comune.

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    Simucca

    05/10/2005 11:27:54

    Che bella la scrittura nella scrittura! Nathan Glass, il protagonista nonchè 'io-narrante' del romanzo, decide di scrivere "Il libro della follia umana", e contemporaneamente ci descrive con attenzione ed ironia tutto ciò che accade intorno a lui, a Brooklyn: finchè non ci si rende conto che i due libri coincidono perfettamente e non sono altro che il testo che stiamo leggendo! Non si puo' dire che ci sia un vero e proprio lieto fine, ma si respira aria fresca e tanta voglia di vivere in questo bellissimo libro di Paul Auster. Inizia così: ''Stavo cercando un posto tranquillo per morire'', ciò che alla fine lo 'Zio Nat' trova è un posto dove vivere, e tante persone care con cui essere felice, nonostante l'ombra delle torri.

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    Fabio Ponzana

    01/10/2005 12:10:45

    Quanto è triste ahimé constatare che il tuo scrittore americano preferito cade, come tanti altri del resto, nella povera parodia di se stesso!Auster è capace di scrivere ben altro, basta lo voglia!Ma qui siamo lontani dai livelli alati de "La musica del caso "e,ancor di più, dell'"Invenzione della solitudine".Qui siamo al punto in cui Paul Auster imita Paul Auster!C'è tutto: il milieu culturale ebraico newyorkese, l'infinita ricerca dell'unità familiare perduta, le parentele che si sovrappongono, addirittura il 21 settembre! C'è da domandarsi se il vecchio Paul, già "negro" letterario per sua stessa ammissione, non abbia, una volta divenuto celebre, assoldato altri scrittori prezzolati per copiarlo.Tutto è possibile...Aspettiamo con ansia il prossimo.

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    Michele

    28/09/2005 17:11:38

    Uno dei migliori Auster degli ultimi anni. Sicuramente più riuscito de "La notte dell'oracolo" che ho trovato troppo disomogeno e con un finale assolutamente deludente. Questo invece è un romanzo dal respiro più lieve; che ci strappa delle risate e delle lacrime i ugual misura. Auster ha il merito di essere riuscito a fare un libro sull'11 settembre lasciando però la tragedia sullo sfondo e dicendoci che la vita, nonostante tutti gli imprevisti e gli sgambetti della sorte, merita di essere vissuta.

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