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Bruno Bettelheim

Editore: Garzanti Libri
Edizione: 30
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
Tipo: Libro universitario
Pagine: 526 p. , Brossura

32° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Medicina - Altre branche della medicina - Psicologia clinica - Psicoterapia

  • EAN: 9788811674368
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Recensioni dei clienti

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    Convinto

    23/05/2010 18.23.55

    Una vergogna che venga ancora stampato, visto che tutt'oggi non fa altro che rendere ancora più complessa la vita di genitori con figli autistici che in tale libro sono accusati di aver causato la patologia dei figli a causa del loro scarso affetto (madre in primis).

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    Mauro Lanari

    12/11/2008 08.42.07

    Non sono pochi i sostenitori della dissociazione mentale: i lacaniani, che tifano per la destrutturazione ("Ciò che è Io, deve diventare Es" e non viceversa: questo è il loro modo di ribaltare l'interpretazione canonica del freudiano "Wo Es war, soll Ich werden”); pure gli economisti, favorevoli a un'identità camaleontica alla Zelig o affastellata alla Frankenstein, poiché ottimizzerebbe le capacità adattive (il primo libro forse tradotto in italiano su tale argomento, "L'Io multiplo", era una raccolta di saggi tutti in una prospettiva del genere); i neonietzscheani a cominciare dallo stesso Lyotard, propensi a ribaltare i rapporti di forza tra apollineo e dionisiaco. Poi, anche per chi sostiene l'ipotesi psiconeuropatologica, non è che sia chiara quale dovrebbe essere la direzione dell'intervento terapico. Bettelheim, ne "La fortezza vuota", paragona la condizione originaria psico-ontogenetica a quanto riportato dalla Bibbia sulla cosmogonia: "Secondo la Genesi, l'ordine nello spazio (la separazione del caos in cielo e terra) ha preceduto l'ordine nel tempo (la separazione del giorno dalla notte). Non sono in grado di dimostrare quale di questi due aspetti dell'umana esperienza si realizzi per primo, ma so che i nostri bambini autistici si sono così profondamente alienati dall'esperienza del tempo, che per loro rimangono solo lo spazio e il vuoto" (p. 27). Lo spingere in direzione dell'unitarietà e della simbolizzazione ("syn-ballein") sembra una forzatura da cui siamo stati messi in guardia da 2500 anni di filosofia e religione occidentali, la ricerca dell'"unisono" appare poco convincente come quella della sinfonia o della polifonia armoniosa: sono termini e concetti musicologici, ma l'"harmonia mundi" è stata criticata poiché implica un accordo con le dissonanze negative, e non una loro eliminazione radicale. L’aspetto più urgente è che non vengano obliate le ipotesi di lavoro percepite come fastidiose e ostili all'autostima dello scienziato, poi più in là forse non sa andare ancora nessuno.

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    Paola Lippi

    24/04/2005 03.29.18

    Sicuramente questo libro appare per molti aspetti sorpassato. L'origine dell'autismo che, a differrenza del recensista che mi ha preceduto, considero multifattoriale, pur chiamando in causa anche l'ambiente, non ha nulla a che vedere con il colpevolizzare la famiglia. Sebbene sia vero che Bettleim imputi al padre ed alla madre del bambino autistico la patologia di quest'ultimo, non ritengo, però, che quest'autore abbia voluto delineare un paragone fra genitori e nazisti. Credo, invece, che Betthleim abbia, invece, associato l'annichilimento del bambino autistico a quello mostrato da alcuni prigionieri nei lager. Uno dei maggiori "errori" dell'opera di Bettlhleim e che, oggi, ci appare aberrante, consiste, indubbiamente, nell'allontanamento dei bambini autistici dalla famiglia. Occore, però, ricordare che parlianmo di un'epoca in cui c'erano ancora le scuole speciali ed in cui l'istituzionalizzazione dei "bambini con problemi" non sollevava scandolo. Nonostante i limiti della "Fortezza vuota" dovuti, probabilmente, ai 40 anni circa che ci dividono dalla sua prima edizione, secondo me, il libro è molto bello per la capacità empatica di cogliere e comunicare al lettore comportamenti ed emozioni dei bambini citati ed anche di percepirne il loro stato di angoscia e paura che, ripeto, prescinde dai genitori, ma di cui qualsia metodo psico-educativo dovrebbe tener conto. Grazie a queste particolari caratteristiche il libro può suscitare sentimenti di partecipazio-ne, tutt'altro che pietistici, ma che spingono ad un ulteriore (e più aggiornato)approfondimento dei disturbi dello spettro autistico.

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    carlo hanau

    12/10/2002 00.30.39

    Il libro di Bruno Bettelheim, scritto 35 anni fa, fonda tutta la sua argomentazione ed i consigli di intervento sull'ipotesi che l'autismo sia provocato da una relazione inadeguata dei genitori e in particolare della madre con il figlio, supposto sano sulla base della semplice osservazione dell'aspetto, spesso bello o almeno normale. I genitori vengono paragonati da Bettelheim a Kapò di Lager nazisti. La falsità di questa ipotesi è stata ampiamente dimostrata da tutti gli studi epidemiologici: quelli condotti in precedenza, ad esempio da Anne Freud e S. Dann (1951), che hanno studiato proprio i bambini usciti dai Lager nazisti, senza trovarvi autistici; quelli sulla familiarità dei parenti di autistici, la cui frequenza è molto più elevata rispetto alla popolazione; quelli condotti successivamente da molti Autori, fra i quali Bailey (1995), sulle coppie di gemelli monozigoti (ove la concordanza è massima) ed eterozigoti (ove la concordanza è minima). L'ipotesi "psicogenetica" non spiega la maggiore frequenza dell'autismo nei maschi, che sono circa il quadruplo delle femmine. Oltre che l'ipotesi sulla causa, anche la terapia proposta di conseguenza da Bettelheim si è rivelata un fallimento totale: le associazioni di genitori americani hanno ampiamente contestato le sue presunte guarigioni dall'autismo, che sarebbero state ottenute mediante la "parentectomia". Questa consisteva nell'allontanamento dei genitori dal figlio e nel suo ricovero in istituzione (Orthogenic School di Chicago), diretta da Bettelheim stesso, dove avrebbe potuto rinascere correttamente guarendo dalla sindrome. All'inizio degli anni settanta l'avanzamento delle conoscenze mediche ha indotto la maggior parte degli esperti a rinnegare l'ipotesi psicogenetica, a cominciare da Leo Kanner, che aveva dato il suo nome alla sindrome autistica. Anche in Italia tutti i maggiori neuropsichiatri infantili ed i neuropediatri ritengono che la sindrome autistica sia provocata da danni neurologici, che fra l'altro si manifestano in varie patologie ass

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